E' rivolta contro gli spot sulla malasanità: i medici attaccano

Redazione DottNet | 11/01/2014 15:19

Preoccupati e fortemente critici, i medici italiani chiedono lo stop degli spot televisivi in onda su diversi canali nazionali che invitano i cittadini a denunciarli per presunti casi di malasanità.

 

 I ginecologi, destinatari del 10% delle denunce, con una nota congiunta delle sigle che li rappresentano (Sigo, Aogoi e Agui) si dicono convinti che questo spot non debba più andare in onda perché contribuirà a minare ulteriormente la fiducia nel Ssn, gli ortopedici della Siot (Società italiana di Ortopedia e Traumatologia) dicono "basta al tiro al piccione in un momento difficile per la sanità italiana" mentre i chirurghi, in una lettera indirizzata al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, paventano il rischio di un sempre maggiore utilizzo da parte dei camici bianchi della cosiddetta,medicina difensiva, più costosa, e chiedono al Parlamento di "accelerare l'iter legislativo in corso presso le Commissioni Parlamentari affinché si arrivi quanto prima ad una giusta soluzione relativa al contenzioso medico-legale"."Ogni cittadino ha diritto a rivolgersi alla magistratura se pensa di aver subito un'ingiustizia- spiega il presidente della Sigo, Società italiana di Ginecologia e ostetricia, Paolo Scollo- ma istigare la popolazione a sporgere denuncia tramite martellanti campagne mediatiche e' pericoloso e controproducente". "Il rischio e' che molti medici di fronte a una severa emergenza si rifiuteranno di assumersi potenziali e gravi responsabilità" spiega ancora Scollo, mentre Nicola Surico (nella foto), presidente del Collegio italiano dei chirurghi, denuncia una situazione ormai insostenibile per i camici bianchi, "per gli alti costi delle polizze e per la 'fuga' delle Società Assicurative", chiedendo alla politica di intervenire per disciplinare una volta per tutte la questione dei contenziosi medico- legali, che sebbene si risolvano in oltre il 90% dei casi in senso favorevole al medico provocano "stress ai pazienti e agli stessi operatori sanitari, nonché ingolfano i tribunali". Anche i sindacati fanno sentire la propria voce: Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp Cgil Medici, che per prima si è schierata contro questo spot, spiega che "bisognerebbe che la politica si assumesse l'impegno a risolvere la questione, ed e' paradossale non farlo in tempi di spending review, visto che le denunce per presunti casi di malasanità portano a un aggravio di costi per la sanità stessa e per il sistema giudiziario"."Quello delle denunce per i presunti casi di malasanità e' un bollettino di guerra quotidiano, il tema dovrebbe diventare una priorità di questo governo e invece il ministro Lorenzin rimane in silenzio" evidenzia Cozza, spiegando che in Parlamento giacciono diverse proposte che potrebbero essere discusse sulla responsabilità professionale dei medici e non solo. Anche il segretario nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise, si dice convinto che il Ministero della Salute dovrebbe intervenire: innanzitutto "per fermare lo spot, facendosi garante della professionalità' dei medici" e poi pensando a " leggi di sistema chiare ed esaurienti sulla responsabilità". Una delle questioni più "scottanti" e' quella sui risarcimenti, per i quali la proposta e' quella di istituire un tetto. "Questo avviene già negli Stati Uniti- spiegano i ginecologi- il limite potrà garantire la copertura assicurativa a tutto il personale del Ssn". 

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Fonte: ansa

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