Cresce in Italia la sperimentazione clinica

Redazione DottNet | 12/01/2014 18:08

aifa farmaci sanità-pubblica sperimentazione-clinica

Resiste alla crisi e anzi, comincia a imboccare con più sicurezza la strada della ripresa la sperimentazione clinica italiana, che conferma un trend positivo avviato dal 2010, con una crescita del 3% degli studi nel 2012, arrivati a quasi settecento.

 

E se, come emerge dal XII Rapporto nazionale sulla Sperimentazione Clinica dei medicinali in Italia dell'Agenzia italiana del farmaco (clicca qui per scaricare il report completo), è in lieve calo la ricerca no profit, anche se l'Italia rimane "uno dei Paesi più attivi in questo campo", a ripartire sono gli investimenti industriali, con grandi gruppi farmaceutici, dall'italiana Menarini, che ha appena investito in una piccola start up per la diagnosi tumorale, alla multinazionale Merck Serono, che dell'Italia sta facendo un centro strategico. Gli investimenti nella farmaceutica in Italia nel 2012, come si legge nel Rapporto, si sono attestati attorno a 1,2 miliardi di euro (il Paese è sesto in Europa dopo Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia e Belgio) per un comparto che ha circa 6mila addetti (5.950). E gli studi clinici nel 2012 sono arrivati a 697 (risalendo peraltro dal 16,4% al 17,7% delle sperimentazioni europee), di cui quasi la metà, il 42,9% sono di 'early fase', di fase I e II. Dato che secondo il direttore generale dell'Aifa, Luca Pani, conferma "la vocazione nazionale a occuparsi delle fasi precoci di sviluppo del farmaco".  Osservazione cofermata nei giorni scorsi dalla responsabile mondiale ricerca e sviluppo di Merck Serono, Annalisa Jenkins, che ha sottolineato il ruolo strategic dell'Italia per il colosso del farmaco, "in particolare per gli studi di fase 1, perché oltre a validissimi scienziati e ricercatori in Italia c'è anche un ambiente regolatorio favorevole". Degli studi censiti il 75,6% coinvolge più centri, più di uno su tre riguarda nuove terapie oncologiche (34,9%), seguite a grande distanza dalle cardiovascolari (7,7%), linfo-ematopoietiche (7,2%), infettivologiche (6,5%) e neuropsichiatriche. Circa un centinaio di studi comincia a concentrarsi sulle cure 'di genere', in prevalenza per terapie 'femminili' (51 studi contro i 32 solo su maschi). La Regione leader per la sperimentazione si conferma la Lombardia, in cui si svolgono oltre la metà degli studi, che coinvolgono in tutta Italia 373 strutture, principalmente aziende e policlinici universitari e strutture ospedaliere, seguite dagli Irccs (che sono maggiormente coinvolti in particolare negli studi di fase I e II).

La Lombardia su tutte, con 394 studi clinici in corso, di cui 199 coordinati dalle strutture del suo territorio. Ma anche Lazio, Emilia Romagna, e pure qualche rappresentanza del Sud, dalla Sicilia alla Campania. Interessano 373 strutture in tutta Italia i quasi 700 studi clinici censiti dal XII Rapporto nazionale sulla Sperimentazione Clinica dei medicinali in Italia dell'Agenzia italiana del farmaco. Il rapporto sottolinea che la distribuzione della ricerca clinica italiana nelle differenti Regioni nel 2012 ricalca quella delle strutture sanitarie numericamente più rappresentate "ma anche - spiega nell'introduzione il direttore dell'Aifa Luca Pani - più attive e strutturalmente organizzate sul territorio nazionale" che dovrebbero "riuscire a coinvolgere anche quelle meno attive in modo da migliorare le competenze e la qualità delle sperimentazioni in tutto il Paese". In cima alla classifica appunto la Lombardia (56,5% delle sperimentazioni, 66 strutture coinvolte), seguita da Lazio (37,4%), Emilia Romagna (34,7%), Toscana (31%), Veneto (22,2%) e Piemonte (20,7%). Attive anche diverse Regioni del Sud, come Sicilia e Campania (entrambe 18,1% degli studi), e la Puglia (con il 12,6%). La Liguria si inserisce tra queste ultime (17,9%). A buona distanza le altre Regioni, con il Friuli Venezia Giulia che ospita il 9,8% degli studi, Marche, Sardegna, Abruzzo e Umbria che oscillano tra il 6 e il 7% mentre le altre stanno sotto il 5%: appena sotto la soglia la Calabria (4,9%), seguita da Basilicata (2,2%) e Molise (1,1%). Chiudono le province autonome di Bolzano e Trento (rispettivamente ospitano 7 e 3 studi) e infine la Valle D'Aosta, nella quale si svolgono solo 2 sperimentazioni (0,3%) In tutto sono coinvolte 373 strutture perché oltre il 75% degli studi è multicentrico, cioè si svolge in più di una struttura: si tratta principalmente di aziende e policlinici universitari (524 studi) e strutture ospedaliere (533), seguite dagli Irccs (coinvolti in particolare negli studi di fase I e II e che ospitano in totale 407 sperimentazioni).

Se l’articolo ti è piaciuto inoltralo ad un collega utilizzando l’apposita funzione

Fonte: aifa