Cure Stamina, precedenza ai raccomandati

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 13/01/2014 11:27

A Brescia c'era interesse di importanti personaggi della Regione e dell'ospedale di vedere curati se stessi e i propri congiunti, ''abbiamo perciò deciso di curare prima i raccomandati, così poi saremmo riusciti a far entrare i nostri bambini": è questa la dichiarazione choc di Marino Andolina, vice presidente di Stamina Foundation, intervistato da Presadiretta che fornisce così una spiegazione sul perché e su come il trattamento sia riuscito a mettere radici dentro la struttura pubblica.

 

 Un nuovo tassello che si aggiunge ad un quadro sempre più inquietante, dove si allunga la lista delle testimonianze pubbliche delle tante famiglie che raccontano di avere dato somme ingenti a Vannoni e alla sua associazione, dopo avere ricevuto assicurazione di guarigioni che però non si sono verificate. Come il papà di Nicole che racconta e dimostra con i bonifici di avere pagato 50 mila euro per alcune infusioni che hanno provocato anche problemi alla bambina, tanto da essere stata portata in ospedale. Le indagini del giudice Guariniello a Torino, prossime alla chiusura, avrebbe individuato circa 70 vittime. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che firmerà nei prossimi giorni, assicurano dal ministero, il decreto che darà il via i lavori del comitato scientifico che dovrà nuovamente esaminare la metodica, ipotizza intanto ci possa essere stata truffa ai danni dello Stato se verrà dimostrato che sono stati consegnati all'ospedale di Brescia e al ministero due protocolli del trattamento diversi. "Un dirigente della Regione Lombardia aveva un problema, una malattia neurologica progressiva. Ha pensato che potevamo curarlo e ha favorito l'ingresso del nostro metodo negli Spedali di Brescia. Anche i dirigenti locali avevano qualche fratello, cognato o marito da curare, col morbo di Parkinson'', ha spiegato Andolina durante la trasmissione di Rai 3, in una puntata dedicata al caso Stamina. "In tutto, il trattamento Stamina ci è costato 50mila euro, dobbiamo ancora finire di pagare e mia figlia è ancora sulla carrozzella": ha invece spiegato il papà di Nicole De Matteis. La loro figlia di undici anni, affetta dalla nascita da tetraparesi spastica, ha fatto una serie di infusioni Stamina, prima al Burlo Garofalo di Trieste e poi agli Spedali di Brescia: "27 mila euro è stato il costo della prima infusione" ha detto la mamma di Nicole, mostrando copia dei bonifici. I pagamenti sono avvenuti con un bonifico alla Rewind Biotech srl, una società con sede a San Marino. "I bonifici andavano fatti prima delle infusioni" ha aggiunto il padre della piccola Nicole. "In tutto il trattamento Stamina ci è costato 50mila euro e dobbiamo ancora finire di pagare perché questi soldi li abbiamo presi in prestito dalla banca''. ''Vannoni ci aveva promesso che la bambina avrebbe lasciato la carrozzella e che avrebbe camminato, tutto il contrario di quello che dicono adesso. Adesso dicono che Stamina serve a migliorare la vita dei malati, ma a noi ci aveva promesso la guarigione", ha proseguito la mamma di Nicole. "Dopo la prima infusione a Trieste fatta dal dottor Andolina senza anestesia la bambina ha cominciato a vomitare. L'abbiamo dovuta portare in ospedale a Torino" ma ai medici i genitori non raccontarono la verità. ''No, non glielo abbiamo detto perché ho chiamato Vannoni chiedendogli come mi dovevo comportare e lui mi ha detto che secondo lui era meglio non dire niente, perché senno' avrebbero bloccato tutto".
 

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Fonte: ansa

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