Case salute in aiuto ai pronto soccorso intasati

Redazione DottNet | 18/01/2014 19:17

L'Italia dei Pronto soccorso è 'al collasso'. Varie le cause: la carenza di organici, il sovraffollamento per mancanza di posti letto nei reparti, oltre all'aumento degli accessi legato ai casi di influenza stagionale. Ma c'è un 'modello virtuoso' che potrebbe tradursi in un aiuto decisivo contro la crisi del sistema dell'emergenza-urgenza.

E' il modello delle Case della Salute che, ad alcuni anni dal varo del progetto in Conferenza Stato-Regioni, sono tuttavia presenti ancora a macchia di leopardo sul territorio nazionale. Le Case della salute hanno un obiettivo ambizioso: garantire servizi (dalle visite ai prelievi, dalla guardia medica notturna alle prescrizioni) e medici di base e specialisti h24 in un'unica struttura, per offrire ai cittadini cure e prima assistenza. L'effetto, con le Case in attività, è dunque anche quello di 'alleggerire' gli accessi ai Pronto soccorso per i casi meno gravi, ovvero i codici bianchi e verdi. A confermarlo e' l'assessore alla Sanità dell'Emilia Romagna, Carlo Lusenti, regione dove le Case della salute sono ormai entrate a regime: ''Ad oggi - spiega - ne sono attive 60, e contiamo di arrivare a 120 strutture. L'obiettivo è appunto quello di offrire tutti i servizi di assistenza e cura territoriale al cittadino h24. In alcune Case sono anche presenti posti letto di degenza per i pazienti cronici non gravi, come il caso dell'anziano solo che, ad esempio, colpito dall'influenza non se la sente di restare a casa''. E ad alcuni anni dall'entrata in funzione di tali strutture, gli effetti in Emilia Romagna si vedono: ''Nelle sedi in cui c'è una Casa della salute stabile - dice Lusenti - abbiamo registrato una riduzione media del 10-15% di codici bianchi ai Pronto soccorso, perchè questi pazienti si rivolgono oggi alla struttura h24 invece di intasare gli ospedali''. Ma se le Case della Salute rientrano in un progetto nazionale, ad oggi altre esperienze pilota sono presenti solo in alcuni regioni (Lombardia, Veneto, Toscana). Le strutture h24 sono invece pressochè assenti al Sud. Eppure, il modello appare vincente, come dimostrano anche analoghe esperienze internazionali, dalla Germania alla Catalogna. Per questo, sottolinea il coordinatore degli assessori alla Sanità, Luca Coletto, ''inseriremo le Case h24 nel prossimo Patto per la salute. In questo modo si avrà certezza della norma: si stabilirà cioè che tutte le regioni dovranno realizzare tali strutture, ponendo anche un limite temporale preciso''. Per il problema dei pronto soccorso al collasso, e non solo, quindi, le Case della salute rappresenterebbero una soluzione importante, fornendo una 'seconda gamba' di supporto al sempre più congestionato sistema dell'emergenza. Un modello - che vede l'utilizzo di fondi regionali e nazionali - che "si e' dimostrato capace - assicura Lusenti - di garantire risposte efficaci ai cittadini".

La causa principale dell'affollamento dei pronto soccorso è l'impossibilità di inviare nei reparti già saturi i pazienti che necessitano di ricovero. Ad affermarlo è il presidente della Società italiana della Medicina di emergenza-urgenza (Simeu), Gian Alfonso Cibinel, a proposito del problema del sovraffollamento dei pronto soccorso e della mortalità nei reparti di emergenza ospedaliera. ''Le cause dell'affollamento dei pronto soccorso - sottolinea il presidente Simeu in una nota - non sono tanto e solo collegate agli accessi impropri, che negli ultimi anni sono diminuiti, e pesano solo per un 20-30% sul problema; la causa principale è invece l'impossibilità di inviare nei reparti i pazienti da ricoverare''. Per questo, rileva, ''il monitoraggio dell'adeguatezza dei servizi non può limitarsi a valutare quanto si deve attendere per una prestazione non urgente ambulatoriale (come un'ecografia) oppure ospedaliera (come un intervento chirurgico); è invece indispensabile valutare il sistema anche per come risponde nelle emergenze e urgenze, valutando ad esempio quanto si attende in pronto soccorso prima di essere visitati da un medico e soprattutto quanto si resta in barella in pronto soccorso dopo che è stato deciso il ricovero''. Nella valutazione dei problemi e delle possibili soluzioni, conclude Cibinel, ''devono essere coinvolti i medici e gli infermieri impegnati dell'emergenza e urgenza, per una maggiore efficacia degli interventi, perché le risorse siano impiegate in base alla criticità della domanda sanitaria, per la sostenibilità del sistema e riguardo alle condizioni di lavoro degli operatori''.

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Fonte: ansa

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