Medico e farmacista truffano un milione all'Ssn. Arrestati

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 22/01/2014 15:25

"In un momento storico in cui la sanità calabrese è ridotta male questi fatti amareggiano e mortificano. Anche perché il vedere medicine perfettamente integre essere buttate, rende i contorni della vicenda ancora più gravi". Così il procuratore della Repubblica di Vibo Valentia Mario Spagnuolo ha commentato l'inchiesta 'Pharma bluff' che ieri ha portato all'arresto ai domiciliari di quattro persone, tra le quali in sindaco-farmacista di Joppolo Giuseppe Dato, di 57 anni, per una truffa da un milione di euro al servizio sanitario nazionale.

 L'inchiesta, condotta da Guardia di finanza e Corpo forestale dello Stato ha preso il via dopo quattro rinvenimenti, in un luogo isolato lungo una strada provinciale, di numerose confezioni di medicinali integre e ancora valide. Gli investigatori hanno quindi ricostruito la ''vita'' dei farmaci analizzando 25 mila ricette mediche risalendo così sia al medico che le aveva prescritte, Francesco Libero D'Agostino (62), sia alla farmacia Dato che le aveva dispensate. Nella farmacia, che è stata sequestrata, gli investigatori hanno anche piazzato alcune videocamere nascoste. Dalle indagini è quindi emerso un canale privilegiato tra il medico e il farmacista-sindaco che si traduceva in medicine prescritte a pazienti senza che questi ne avessero bisogno o completamente ignari, e nel gonfiare le ricette con la prescrizione di farmaci in più tra i quali anche oncologici o salvavita. "Quello della farmacia - ha spiegato Spagnuolo - è un sequestro probatorio ma faremo in modo che l'utenza non vada incontro a disagi". Il magistrato ha quindi voluto sottolineare il lavoro "investigativo molto importante di Finanza e Corpo forestale, condotto facendo ricorso solo a strumenti di investigazione pura e senza collaborazione della cittadinanza. É stata avviata un'analisi di tipo merceologico per vedere il funzionamento a livello contabile della farmacia che è stato messo, poi, in parallelo con altre attività con un simile bacino d'utenza e si è scoperto che questa otteneva rimborsi dal Servizio sanitario in misura doppia rispetto a tante altre in cui risiedeva una popolazione di molto superiore".
 

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Fonte: ansa

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