Unione Medici, stop al metodo Stamina

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 22/01/2014 15:34

L'Unione dei Medici Italiani ''ritiene di consigliare ai propri iscritti e non, medici dirigenti dell'A.O. Spedali Civili di Brescia, di astenersi dal praticare ulteriori trattamenti con il metodo Stamina proposti dalla direzione aziendale e sanitaria e/o dai propri diretti superiori gerarchici ancorché giustificate dagli accordi tra l'azienda e Stamina o dalle ordinanze della magistratura''.

 È quanto scrive in una nota il presidente UMI, Francesco Falsetti. L'Umi spiega come il consiglio sia ''motivato dalla novità che i medici ora sono informati sul metodo Stamina e sono, quindi, consapevoli della mancanza di una sicura validazione scientifica''. La nota ricorda, poi, che la magistratura ''non ha mai ordinato esplicitamente a nessun medico singolarmente di praticare la terapia del Metodo Stamina, ma anche se fosse, il medico ha comunque l'obbligo di rispettare le norme del Codice deontologico medico". La ''convenzione stipulata tra gli Spedali Civili e Stamina Foundation'' e le successive ''ordinanze della magistratura (ricordate più volte dalla stessa direzione aziendale)'' non sarebbero sufficienti a che ''il medico, ancorché dipendente, possa venire meno ai propri obblighi professionali derivanti dalle norme di legge e dal Codice deontologico medico, sentendosi obbligato a prestare la propria opera adottando trattamenti terapeutici la cui efficacia non sia stata già scientificamente provata e siano stati valutati gli eventuali effetti collaterali o peggio infausti''. Anche per questo "insistere nel praticare il trattamento avendo acquisito le attuali notizie e con l'andamento delle indagini" sarebbe per l'Umi "fortemente rischioso perché in contrasto con le citate norme di legge e deontologiche" ''Condivido totalmente la posizione assunta dal gruppo di medici degli Spedali Civili di Brescia; la considero una posizione estremamente responsabile e che tiene conto della vicenda nelle sue condizioni date'', commenta il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco, ''Affiancheremo le decisioni di questi colleghi - ha sottolineato Bianco - con tutti i mezzi e gli spazi che ci sono dati''. Riferendosi quindi all'invito dell'Unione medici italiani (Umi) agli specialisti di Brescia di astenersi dal praticare ulteriori trattamenti Stamina ancorchè in presenza di ordinanze della magistratura, Bianco ha precisato che ''l'Umi esprime un'opinione rispetto alla quale sono note alcune perplessità di metodo''. I medici degli Spedali Civili di Brescia, ha commentato il presidente Fnomceo, ''sono già stati improvvidamente mandati allo sbaraglio. Non è il caso di mandarli ancora allo sbaraglio''. "Opacità del protocollo di ricerca'', ''inconsistenza scientifica'', assenza di pubblicazioni e ''dubbia reputazione dei ricercatori coinvolti'': il Cardiocentro Ticino in Svizzera con queste motivazioni, dopo essere stato contattato dal gruppo Stamina nel 2011, ha rapidamente escluso "ogni collaborazione" con il gruppo. Lo afferma un comunicato della Direzione della clinica ticinese. Contatti tra la Direzione amministrativa del Cardiocentro Ticino e il gruppo Stamina furono effettivamente avviati nel 2011, per iniziativa del gruppo Stamina, precisa il comunicato. Ma all'epoca non si sapeva nulla del cosiddetto "protocollo Stamina", si sottolinea. Come da prassi fu attivata la rete di collaboratori e di conoscenze all'interno della comunità scientifica. "Il Prof. Tiziano Moccetti, Direttore scientifico del Cardiocentro Ticino, non ha mai avuto alcun contatto diretto con il signor Davide Vannoni o con persone in qualche modo riconducibili gruppo Stamina", si precisa anche, rettificando le voci diffuse sulla stampa locale di una presunta collaborazione. Il comunicato sottolinea che contatti di questo tipo, finalizzati a sondare diverse ipotesi di collaborazione, sono frequenti per il Cardiocentro Ticino come per tutti gli istituti di caratura e prestigio internazionale.

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Fonte: ansa

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