I pazienti ortopedici non fanno profilassi antitrombosi

Ortopedia | Redazione DottNet | 18/11/2008 20:20

Sono i pazienti ortopedici sottoposti all'impianto di protesi d'anca o ginocchio, 110 mila italiani ogni anno, i più esposti al rischio di trombosi venosa. Ma di questi, 4 su 10 non eseguono correttamente la profilassi con i farmaci anticoagulanti.

 Lo rivelano gli esperti riuniti a Milano per la presentazione di un nuovo farmaco. ''La chirurgia ortopedica maggiore - spiega Pier Mannuccio Mannucci, direttore del dipartimento di Medicina interna del Policlinico di Milano - è associata a un elevato rischio di trombosi venosa profonda. Senza profilassi, il 60-70% dei pazienti ne viene colpito. Di questi, l'80% non manifesta sintomi (il problema viene rilevato solo con un esame specifico, la flebografia), mentre il 20% ha gonfiore, dolore e infiammazione della parte colpita, in genere un arto. A questo si aggiunge poi il rischio, a volte anche mortale, di embolia polmonare, che colpisce lo 0,5-1% dei pazienti''. La profilassi (cioè l'assunzione di anticoagulanti per circa un mese dopo l'intervento) è in grado di far scendere il rischio fino al 5-10%, ma non tutti i pazienti sembrano esserne consapevoli. ''Il 30-40% di loro la interrompe prima del tempo - dice Paolo Cherubino, direttore del dipartimento di Scienze ortopediche dell'Università di Varese -. Molti si stufano e non avendo sintomi pensano erroneamente di essere al sicuro. Altri, invece, hanno paura di farsi le iniezioni di anticoagulanti nella pancia e si bloccano appena vedono un piccolo ematoma''. Per questo la ricerca si sta concentrando su nuove molecole ad assunzione orale, come il dabigatran etexilato, un inibitore diretto dell'enzima trombina che non rende necessari continui esami di laboratorio per monitorare la coagulazione del sangue.

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