Immigrati in buona salute e vanno spesso dal medico

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 30/01/2014 16:34

Gli immigrati residenti nel nostro Paese si sentono più 'in salute' degli italiani ed hanno anche stili di vita migliori, almeno sul fronte del fumo e della alimentazione: sono infatti meno amanti delle sigarette ed in forma fisica, anche se resta uno 'zoccolo duro' di un terzo di cittadini stranieri che risulta in sovrappeso. Da anziani, però, molti stranieri tendono a fare ritorno nei paesi d'origine per farsi curare, dando luogo al fenomeno ribattezzato come 'effetto salmone'.

 

 E' questo l'identikit tracciato dall'Istat nel Report, relativo agli anni 2011-12, 'Cittadini stranieri: condizioni di salute, fattori di rischio, ricorso a cure e accessibilità dei servizi sanitari'. Tra i cittadini stranieri prevale dunque, afferma l'Istat, una percezione positiva del proprio stato di salute, più che tra gli italiani. Per l'87,5%, infatti, le proprie condizioni di salute sono buone o molto buone a fronte dell'83,5% degli italiani. Nella classe degli over 54enni, il 59,9% degli stranieri ha dichiarato di stare bene o molto bene, contro il 42,4% degli italiani. Tale andamento, tuttavia, precisa l'Istat, ''non deve indurre a ritenere che al crescere dell'età le condizioni di salute degli italiani peggiorino più di quanto avvenga per gli stranieri. Si tratta invece del risultato di un comportamento secondo il quale gli immigrati malati o anziani tendono a tornare nel loro paese per farsi curare'', il cosiddetto 'effetto salmone'. Rispetto alle patologie, invece, le più diffuse sono quelle dell'apparato respiratorio, digerente e dei denti, del sistema nervoso. Sul fronte degli stili di vita, il 23,2% degli stranieri di 14 anni e più consuma abitualmente tabacco, contro il 25,8% degli italiani. Come per gli italiani, l'abitudine è più diffusa tra gli uomini (32,4% contro il 15,1% delle donne). Stranieri virtuosi anche per quanto riguarda la linea: la maggior parte ha un peso corporeo adeguato (57,8%), soprattutto se donne (62,9%). Quasi un terzo degli stranieri è tuttavia sovrappeso (30,9%) e l'obesità interessa il 7,8%. Quote simili si osservano pure tra gli italiani. In assenza di disturbi, poi, vanno dal medico il 57,5% degli stranieri, di più le donne (59,6% contro il 53,9% degli uomini) e i giovani under 14 (62,9%), di meno i cinesi (44,1%). Il 13,8% degli stranieri ha però difficoltà a spiegare nella nostra lingua i disturbi avvertiti e il 14,9% a comprendere ciò che il medico dice. Lo svantaggio è maggiore per le donne, gli over 54 e le comunità cinesi, indiane, filippine. Inoltre, il 13% degli stranieri ha difficoltà a svolgere le pratiche burocratiche nell'accesso alle prestazioni sanitarie. Ma l'Istat rileva anche un altro aspetto: gli stranieri si affidano in maggioranza a medici italiani e alla medicina convenzionale. Nella gran parte dei casi, infatti, i farmaci sono stati assunti dietro prescrizione o consiglio di un medico italiano (78,9%), tendenza che riguarda tutte le collettività. Più inclini all'uso di farmaci provenienti solo dall'estero sono invece i cinesi (6,7% rispetto all'1% del totale degli stranieri). Il ricorso a terapie di cura non convenzionali è comunque poco diffuso: negli ultimi tre anni, appena il 3,1% degli stranieri si è rivolto alla medicina tradizionale cinese o indiana, all'agopuntura, all'omeopatia o ad altri rimedi. 

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Fonte: ansa

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