Farmaci antitumorali, troppe disparità tra le regioni

Redazione DottNet | 31/01/2014 12:45

farmaci sanità-pubblica tumore

Troppe disparità fra Regioni e una trafila burocratica che può arrivare fino a 50 mesi, ovvero oltre 4 anni, prima che un medicinale già approvato dall'Agenzia del Farmaco sia disponibile per i pazienti. Una situazione grave soprattutto per i malati oncologici, che si vedono negati farmaci anticancro salvavita a causa di ritardi dovuti ai prontuari regionali che costituiscono un ulteriore inutile controllo, dopo quello europeo e quello nazionale.

Ma oggi la politica e l'Agenzia del Farmaco sembrano aver fatto un passo in avanti verso le istanze rivendicate, da anni, da medici e pazienti. A dirsi favorevole alla necessità di snellire i tempi di approvazione delle cure il direttore dell'Agenzia del farmaco (Aifa) Luca Pani che, nel corso del convegno "Farmaco e sostenibilità del paziente oncologico", ha auspicato l'abolizione del cosiddetto 'terzo livello di controllo' per l'autorizzazione dei medicinali. Un'ipotesi che vede concordi anche i politici intervenuti all'incontro. "I prontuari farmaceutici sono una strozzatura inutile, un ingorgo burocratico che fa sì che un farmaco oncologico sia disponibile in Lombardia ma non in Campania", dichiara il presidente della Commissione Affari Sociali della Camera Pierpaolo Vargiu, sottolineando che il problema è "di natura economica", perché "molte Regioni non hanno i soldi per poter offrire ai pazienti cure nuove e costose". Garantire a tutti i pazienti salvavita è "compito del Governo", secondo, il presidente della Commissione Sanità del Senato Emilia Grazia De Biasi, che auspica di "inserire, appena possibile, una norma per snellire il processo di autorizzazione dei farmaci e abbreviare i tempi". Una novità che andrà incontro a moltissime persone, in particolare a quelle affette da neoplasie. Nel nostro Paese 2 milioni e 800 mila persone convivono con una diagnosi di tumore e nel solo 2013 sono stati 366.000 i nuovi casi di tumore diagnosticati. Di questi 200.000 (55%) negli uomini e 166.000 (45%) nelle donne e, ad esser colpita di più, è la popolazione del Settentrione dove il tasso di incidenza è del 26% più alto rispetto al Sud. Nel corso del convegno organizzato dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), la Società Italiana di Ematologia (Sie) e la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo) sono state illustrate le proposte contenute in un documento programmatico in cui si chiede, inoltre, di intervenire su una legge tuttora non applicata. Si tratta della norma che prevede il rispetto del termine massimo di 100 giorni per l'esame delle terapie innovative da parte dell'Aifa, tempi che invece attualmente arrivano a toccare i 12-15 mesi. "Questa legge, allo stato attuale, non è applicata. Chiediamo che il Parlamento si impegni a monitorarla o, che fissi termini diversi, magari un po' più lunghi ma certi", ha dichiarato in merito Francesco De Lorenzo, presidente della Favo. 

Fonte: ansa