
Ma non sono solo i tagli a preoccupare gli specialisti: altra questione 'calda' sul banco è quella dei farmaci biosimilari, "prodotti simili ma non uguali ai più complessi farmaci di origine biotech" per curare i tumori, e spesso molto meno costosi. Usarli permetterebbe di alleggerire il 'peso' sulle casse della sanità, ma più di un esperto è convinto che "sarebbe utile trovare margini di risparmio in altre voci di spesa". Sebbene il 98% degli oncologi utilizzi i farmaci biotech, e l'88% sia convinto che la decisione di sostituire le terapie con i biosimilari "debba essere di esclusiva competenza dell' oncologo", per sette specialisti su dieci "estendere l'uso del biosimilare per indicazioni diverse da quelle contenute nel dossier registrativo potrebbe essere inadeguata, e ogni nuova indicazione terapeutica dovrebbe essere sottoposta a iter registrativo specifico". In parole povere, gli oncologi vogliono usare la massima cautela, e chiedono per ogni nuovo biosimilare "approfondimenti sull'efficacia e sicurezza per i pazienti".
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Fonte: aiom




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