Nuovo farmaco contro il carcinoma al seno

Redazione DottNet | 31/01/2014 19:05

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Ancora una volta la Campania veste una maglia nera in fatto di incidenza tumorale. Il dato, che riguarda i carcinoma mammario in fase avanzata, è stato messo in evidenza ieri, in occasione di un riconoscimento promosso da Novartis e destinato ai giovani ricercatori e oncologi clinici impegnati sul fronte del tumore al seno.

A fronte di un dato negativo c’è però una buona notizia che apre la porta a nuovi scenari terapeutici. Si tratta di “everolimus” un nuovo farmaco mirato per il carcinoma mammario in fase avanzata, positivo al recettore per gli estrogeni e HER2 negativo. Dunque perfetto per tutte le donne che sviluppano una resistenza ai trattamenti. Dal punto di viusta tecnico, si tratta di una terapia orale già approvata per altre indicazioni in ambito oncologico che potrà essere utilizzata in combinazione con exemestane per il trattamento delle pazienti con tumore al seno avanzato ER+/HER2, che abbiano avuto recidiva o progressione di malattia durante o dopo un precedente trattamento con letrozolo o anastrozolo (inibitori dell’aromatasi).  Concretamente, negli studi clinici, everolimus si è dimostrato in grado di raddoppiare la sopravvivenza libera da progressione, con un buon profilo di tollerabilità e una qualità di vita preservata, aprendo così nuove prospettive per migliaia di donne spesso giovani e professionalmente attive che combattono contro un tumore al seno in fase avanzata «In Italia si stima siano 120.000-150.000 le donne che lottano contro il tumore del seno in fase avanzata. Delle 45.000 donne che ogni anno si ammalano di tumore al seno, 10-12.000 sviluppano nel tempo una forma avanzata», sostiene Michelino De Laurentiis, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia Medica Senologica all’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione G.Pascale” di Napoli. «Le prospettive per queste pazienti sono migliorate grazie alla conoscenza dei meccanismi molecolari alla base delle diverse forme di tumore della mammella, all’identificazione dei diversi sottotipi e all’avvento delle terapie mirate che agiscono contro specifici bersagli molecolari».  Dal punto di vista clinic, spiega Sabino De Placido, Direttore della struttura Complessa di Oncologia Medica della  Federico II, Napoli «Abbiamo ora la possibilità di trattare in maniera efficace le pazienti con un trattamento orale e ben tollerato, posticipando l’approccio chemioterapico a una fase più avanzata della storia naturale della malattia. Il beneficio clinico si è evidenziato in tutti i sottogruppi di pazienti sia nell’ambito dello studio clinico, che ne ha portato alla registrazione, sia nella nostra pratica clinica, ed in particolare la modalità di somministrazione, nonché il buon profilo di tollerabilità del farmaco fanno di everolimus un'opzione terapeutica efficace per le pazienti che potrebbero non tollerare trattamenti tossici quali la chemioterapia, le pazienti anziane o con altre patologie associate»
 

Fonte: albatros