Oltre mille i trapianti di cordone da mamme italiane

Redazione DottNet | 06/02/2014 12:57

Sono stati 1.234 in tutto il mondo, al 30 giugno 2013, i trapianti di cellule del cordone ombelicale effettuati grazie alle donazioni delle mamma italiane: il 32% delle persone che hanno avuto salva o migliorata la propria vita erano bambini, il 68% adulti.

 E' sempre più alto il numero di malati di leucemie, linfomi, immunodeficienze congenite che hanno bisogno di un trapianto di cellule staminali emopoietiche ovvero in grado di generare globuli bianchi, rossi e piastrine. A fronte di questa continua richiesta, però, il patrimonio di cellule raccolte attraverso la donazione volontaria del prezioso funicolo che collega la madre col feto e che viene raccolto immediatamente dopo il parto, è ancora insufficiente. Al 30 giugno 2013 erano 34.879 le unità presenti nella Rete delle 19 Banche Italiane, una sorta di inventario pubblico cui ogni centro trapianti può accedere per trovare l'unità compatibile per il suo paziente. "Un buon inventario dovrebbe essere di almeno 70.000 unità. Aderire alla donazione è indispensabile per sostenere il sistema solidaristico che consente a tutti di ottenere cure appropriate, perché solo aumentando il numero di donazioni, e coinvolgendo in questa pratica anche le donne straniere, aumenta la possibilità di trovare un donatore compatibile", denuncia Alice Bandiera, Referente Programma sangue Cordonale dell'Adoces, la Federazione italiana Associazioni Donatori Cellule Staminali Ematopoietiche. La donazione non è infatti ancora una pratica diffusa e, nei circa 300 punti nascita italiani, manca spesso l'informazione. Inoltre, afferma il direttore del Centro Nazionale Trapianti, Nanni Costa "non tutte le unità stoccate sono poi utilizzabili, ma solo quelle che rispondono a una serie di caratteristiche qualitative e quantitative. Ad esempio da gennaio a giugno 2013, sono state 6.154 le unità raccolte ma solo 582 quelle bancate". Ma a creare "concorrenza" alla donazione allogenica o diretta verso altre persone, è la pratica, sempre più diffusa, di conservare privatamente il cordone, pratica che è possibile fare solo all'estero. Sono svizzere, statunitensi e tedesca la maggior parte di banche private che, su siti internet, promettono di conservare per almeno 20 anni. "E' un'industria che negli ultimi anni ha fruttato miliardi, eppure la possibilità che il sangue stoccato in banche private all'estero venga utilizzato per uso autologo, ovvero per la stessa persona a cui viene prelevato, è di uno a 100.000", spiega Licinio Contu, presidente dell'Adoces e già docente di ematologia alla VII Università di Parigi. "Vengono pubblicizzate come 'assicurazione biologica al bambino', da utilizzare in futuro nei casi di infarto,ictus,Parkinson, Alzheimer - spiega Contu. "Questa però è solo un'ipotesi allo studio, mentre quello che è certo è che queste malattie insorgono dopo i 40 anni, mentre ad oggi, le cellule del sangue cordonale non sopravvivono più di 20". "La donazione solidaristica è una procedura validata" - chiosa Costa - l'utilità della conservazione per uso autologo è del tutto virtuale".

Fonte: ansa

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