Tagli alla sanità: Cottarelli, sorprese in arrivo

Redazione DottNet | 10/02/2014 19:41

Carlo Cottarelli resta necessariamente abbottonato: e a chi gli chiede se la spending review toccherà i grandi capitoli della spesa pubblica come sanità o pensioni il commissario governativo risponde vago ''stiamo guardando tutto''. Ma un'indicazione di metodo la dà: ''affronteremo anche cose considerate tabù in passato. Niente sarà facile, ci sarà qualcuno che si lamenterà'', lasciando intendere che a marzo, quando arriverà la proposta operativa al Comitato interministeriale appositamente istituito (entro il 20 febbraio Cottarelli riceverà i risultati dei 25 tavoli di lavoro) ci potrebbero essere sorprese.

 Ma - ribadisce - ''l'operazione avrà successo solo se ci sarà un forte supporto politico''. Ovvero: ''i tecnici possono proporre ma poi non sono loro a decidere''. Occasione per ribadire il suo metodo di lavoro e i suoi obiettivi (minimo 32 miliardi in tre anni, conferma il sottosegretario Pier Paolo Baretta, più i 448 milioni che gli sono recentemente piovuti sul tavolo per il 2014 per evitare il taglio alle detrazioni fiscali) è stato un seminario organizzato da Christopher Prentice, l'ambasciatore britannico a Roma, durante il quale si è messa a confronto l'esperienza del Regno Unito con i vari tentativi di taglio alla spesa dell'Italia. E che le differenze tra i due paesi siano 'abissali' è emerso subito, sin dai primi interventi. Il direttore della spesa pubblica del Tesoro inglese snocciola i vari dati e spiega: il governo britannico fissa preventivamente dei budget, li comunica ai diversi ministeri e dopo una brevissima trattativa (dura una settimana e non coinvolge il premier se non in casi eccezionali e solo nel ruolo di 'arbitro') è chiaro per tutti che non si può più sforare. Una situazione quella della Gran Bretagna che però può contare su spazi di manovra decisamente più 'laschi' avendo ad esempio previsto per l'anno in corso un deficit-Pil al 6,5% (più del doppio rispetto a quello italiano). Ma il dato apparentemente meno significativo, ma certo non in Italia, lo svela David Lambert, il funzionario che per il Governo britannico controlla i risultati ottenuti: al Tesoro inglese c'è solo un'auto blu. E la usano tutti dal ministro ai capi dipartimento. E comunque ''tutto è stato ridotto e ridimensionato'', persino le scrivanie ora della stessa dimensione degli uffici privati. Il corrispondente del Financial Time Guy Dinmore, che modera il dibattito, prende in giro Cottarelli che nel frattempo prende posto tra i relatori: ''si sarà emozionato a sentire dell'unica auto blu''. Ma il commissario ormai avvezzo a provocazioni e tentativi di farlo parlare di ogni genere racconta che ''è possibile tagliare la spesa primaria per ridurre la pressione fiscale soprattutto sul lavoro senza sfasciare lo stato sociale''. E il target fissato (32 miliardi) è proprio in linea con l'obiettivo di riportare il cuneo fiscale italiano con la media dei paesi Ue (servirebbero appunto 30-35 miliardi). Inoltre la spesa deve calare un pò (almeno 3 punti sulla media europea) e diventare ''più efficente'' e per far questo ''come dimostra l'esperienza del Professor Giarda ci sono ampi margini''. Poi Cottarelli spiega che la spesa nel frattempo in Italia è molto calata (quasi il 10%) e che comunque altri spazi ci sono ma senza i famigerati tagli lineari. Certo comunque non un ruolo facilissimo quello del commissario alla spending: il dibattito prosegue. A Cottarelli squilla il telefono. Lui attacca e sintetizza in una battuta: ''sarà qualcuno che chiede più soldi...''

Standard qualitativi e quantitativi per ogni singola struttura e unità operativa, al di sotto dei quali non si può scendere se si vuole garantire la sicurezza dei pazienti. Da tempo attesi e solo in modo disomogeneo applicati, sono stati oggi sul tavolo del Patto per la Salute. Dopo la compartecipazione al finanziamento del Sistema Nazionalie Sanitario e il capitolo degli investimenti in strutture ospedaliere, all'ordine del giorno degli incontri tra il ministro della Salute Lorenzin e le Regioni, è arrivato oggi il regolamento ospedaliero. Previsto dalla Spending review del 2012 e allegato alla legge Balduzzi, il regolamento, che non è mai entrato in vigore in modo organico in tutto il Paese, sarà uno dei punti qualificanti del Patto. L'assistenza ospedaliera dovrà mostrare di avere standard tali da poter garantire la sicurezza del paziente. Ad esempio ogni struttura complessa dovrà effettuare almeno 150 interventi di bypass annui, sotto i quali non potrà operare, 100, invece, gli interventi annui minimi previsti per tumore alla mammella.  Nel regolamento ospedaliero, inoltre, si definisce anche il numero massimo di unità operative rispetto alla popolazione che ogni territorio deve avere: ad esempio una cardiochirurgia ogni 600.000-1.200.000 abitanti.  Inoltre il limite di 3,7 posti letto per 1000 abitanti, per garantire i quali bisognerà chiudere unità operative complesse e investire nella rete di collegamento tra ospedale e territorio.  "Quello degli standard ospedalieri è uno dei punti più attesi, in grado trasformare il volto del nostro Sistema sanitario", secondo l'assessore alla Sanità della Toscana Luigi Marroni che aggiunge: "con il regolamento del 20 dicembre 2012, per la prima vota in cui si fissavano parametri, che ora sono applicati in modo disomogeneo. Uniformarli sarà un passo decisivo".  "Soddisfazione e fiducia", a detta di entrambe le parti, continuano ad animare agli incontri che si stanno susseguendo a ritmo serrato tra Regioni e Ministero, per cercare di chiudere il Patto quanto prima. "Certamente - conclude Marroni - non possiamo che apprezzare la determinazione, la coerenza e il pragmatismo con cui la Lorenzin sta portando avanti i lavor i". Lavori che proseguiranno giovedì, sempre al ministero.  All'ordine del giorno il personale sanitario.

fonte: ansa

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