Persi oltre 1500 posti nelle specializzazioni. Occorrono 150 milioni

Redazione DottNet | 11/02/2014 15:16

Negli ultimi 4 anni l'Italia ha perso 1700 posti nelle scuole di specializzazione per i medici, che ora sono metà di quelli che sarebbero necessari. Il dato è emerso in occasione dell'appuntamento annuale promosso dalla Fondazione Lilly nell'ambito del progetto "La Ricerca in Italia: un'Idea per il Futuro".

''Erano 5.000 nel 2010 su 6.700 laureati in medicina nello stesso anno. Nel 2013 i posti sono stati ridotti a 4.500. Quest'anno a oggi sono previsti 3.300 contratti di specializzazione a fronte di circa 7000 laureati - ha dichiarato Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio universitario nazionale - Siamo in controtendenza rispetto al resto dell'Europa e del mondo che richiede specializzazione e cultura per la scienza. Rischiamo di laureare ottimi professionisti ma perdere tutti i potenziali scienziati e innovatori". Nall'ambito dell'iniziativa la Fondazione ha premiato un giovane ricercatore, Alberto Ranieri da Caterina che riceverà 210 mila euro nei prossimi tre anni, per studiare gli effetti del braccialetto salvacuore: il semplice gonfiaggio e sgonfiaggio di un bracciale della pressione ad un arto, prima e dopo la riapertura della coronaria responsabile dell'infarto, potrebbe ridurre il danno finale subìto dai tessuti del cuore fino al 30%. Durante l'evento la Fondazione Lilly ha poi annunciato l'ambito del nuovo bando: "Nuove strategie terapeutiche e qualità della vita nelle malattie reumatiche. “Basterebbero 150 milioni di euro l'anno, una cifra non esorbitante, per garantire i seimila posti nelle scuole di specializzazione in medicina di cui il paese avrebbe bisogno”, incalza Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio universitario nazionale. Al momento, ha spiegato Lenzi, i fondi sono sufficienti per 3300 posti. ''Mi sembra impossibile che non si riescano a trovare 50 milioni l'anno per quelli mancanti - afferma l'esperto -. Questo vuol dire condannare migliaia di laureati a non trovare lavoro, e allo stesso tempo perdere delle risorse preziose per la ricerca, visto che la loro formazione è totalmente all'interno delle universitá. I ministeri interessati sono molto attivi su questo fronte, serve un intervento anche del Parlamento''. Il tema della situazione della ricerca italiana è stato al centro dell'evento. ''Il 3% dei ricercatori italiani viene dall'estero, mentre il 16% di quelli italiani emigra - ha ricordato Concetto Vasta, direttore generale della Fondazione - nessuno nel mondo occidentale ha un bilancio così sfavorevole. Inoltre ogni anno si perde un miliardo di euro per i brevetti depositati dai migliori 50 cervelli italiani all'estero''.

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Fonte: lilly

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