E-Cig: acquisti online e marijuana nelle ricariche

Redazione DottNet | 13/02/2014 21:30

Il 5% dei prodotti per 'svapare' vengono acquistati su internet e dunque con provenienza e contenuto delle sigarette elettroniche spesso non correttamente indicati. E ancora su internet avanza una nuova minaccia: la vendita di liquidi per ricarica contenenti marijuana. E' quanto emerso nel convegno "Sigaretta elettronica: benefici e rischi per la salute e criteri di controllo", in corso presso l'Istituto Superiore di Sanità (Iss).



A 15 anni dalla messa in commercio della sigaretta elettronica negli Stati Uniti e a quattro dalla diffusione in Italia, "continuano ad esserci dubbi sull'efficacia a lungo termine per smettere di fumare e sulla sua efficacia rispetto ad altri analoghi sistemi utilizzati allo stesso fine, come cerotti e spray", inoltre, sono "pochi gli studi su pericolosità e rischi". A dirlo è Walter Ricciardi, membro del Consiglio Superiore di Sanità, che ha prodotto, su incarico del ministero della Salute, la valutazione sull'e-cig. Per questo, prosegue "monitoraggio continuo, ricerca e maggiore informazione per consumatori e venditori" sono "le aree da implementare per fare chiarezza sul tema". In questo senso, "un passo avanti notevole è stato fatto con l'avvio, il 27 gennaio scorso, della prima riunione del tavolo tecnico permanente, istituito e coordinato dal ministero, per far convogliare dati provenienti da diverse fonti, a cui partecipano l'Iss, l'Istituto Mario Negri, l'Agenzia del farmaco italiana", ricorda Rosa Draisci, direttore del Centro Nazionale Sostanze Chimiche dell'Iss. In Italia "l'approccio in materia è basato sulle informazione scientifiche disponibili, sulla valutazione del rischio e sull'adozione del principio della massima precauzione, motivo per il quale questi dispositivi sono stati vietati ai minori di 18 anni", ha spiegato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Fabrizio Oleari.  "Prendiamo atto del fatto che sono meno tossiche delle sigarette normali, ma comunque non sono innocue, e non c'è prova che aiutino a smettere, anzi c'è rischio che avvicinino al fumo anche non fumatori", è la posizione di Massimiliano Dona, segretario generale Unione Nazionale Consumatori. Per questo, in attesa di "risultanze scientifiche che sono ancora al di là da venire, chiediamo ai venditori campagne di educazione per gli addetti, perché non è come comporre un paio di scarpe". Ad ogni persona, infatti, corrisponde una quantità di nicotina adatta a non provocare problemi di salute e utile "al fine che dovrebbe essere smettere di fumare" e non passare dal tabagismo al 'vapagismo'.

fonte: ansa

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