Apertura dell'Ue alle norme anti carenze degli Stati membri

Redazione DottNet | 19/02/2014 15:21

La normativa Ue vieta ai Paesi europei l’adozione di misure dirette a contingentare le esportazioni parallele. Tuttavia, quando appaiono ragionevoli e indispensabili e hanno per obiettivo la tutela della salute pubblica, tali interventi possono essere considerati compatibili con il diritto comunitario.

 È una vera propria apertura alle politiche di contrasto invocate da alcuni Stati membri quella che arriva dalla Commissione Ue di Bruxelles: in risposta a un’interrogazione parlamentare sull’uso delle “quote” nelle forniture tra produttori e distributori di farmaci, il commissario per l’Industria e l’impresa Antonio Tajani ha ricordato come la giurisprudenza della Corte di giustizia ammetta il ricorso a tali strumenti da parte delle aziende per tutelare i propri interessi commerciali. Quando invece sono gli Stati a servirsene – ha continuato Tajani – entrano in gioco gli articoli 35 e 36 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue), che proibiscono tutte le misure dirette a contingentare le esportazioni . Tuttavia, ha concluso l’Eurocommissario, che ricopre anche la carica di vicepresidente della Commissione Ue, «tali restrizioni possono comunque essere compatibili con l’articolo 36 del Tfue quando a giustificarle è la tutela della salute e il loro ricorso è necessario e proporzionato».
L’apertura di Tajani (vecchia di alcuni mesi, ma pubblicata soltanto oggi nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea) sembra rappresentare la prima concessione ufficiale di Bruxelles alle richieste di paletti sul parallel trade farmaceutico. Non è un segnale di poco conto: la Commissione europea, infatti, ha sempre difeso a spada tratta il mercato unico, la libera circolazione delle merci e il commercio parallelo, con una vigilanza severissima sulla corretta applicazione dei Trattati nei vari Paesi membri. Forse non è ancora abbastanza per arrivare a dire che il vento è cambiato, di certo con questa indicazione la Commissione Ue sembra prendere atto che il fenomeno delle carenze è ormai un problema di tutela della salute a livello europeo.
Altre indicazioni potrebbero venire dalla Corte di giustizia europea, chiamata prossimamente a esprimersi sulle norme adottate dalla Grecia per scoraggiare le esportazioni.

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Fonte: federfarma

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