Il farmacista e il fascicolo sanitario elettronico

Farmacia | Redazione DottNet | 19/02/2014 18:13

Fascicolo sanitario elettronico verso i cancelli di partenza ma senza dossier farmaceutico. Almeno per il primo tratto di strada. Così stabilisce il dpcm con il disciplinare tecnico approvato sul filo di lana dal Governo e già spedito alle Regioni per valutazioni e via libera finale.

Di fatto, il decreto rappresenta l’ultimo tassello mancante di una regolamentazione del Fse di respiro nazionale, capace di superare e integrare sperimentazioni e progettualità finora limitate a una manciata di Regioni. Non a caso, il dpcm detta una serie di disposizioni di carattere tecnico da un lato e miranti alla tutela della privacy dall’altro, in modo da disegnare un’impalcatura che le Regioni dovranno poi ricalcare.
Per quanto concerne le farmacie, il provvedimento recepisce le indicazioni della legge 135/2012 e colloca il dossier farmaceutico tra le componenti del cosiddetto «nucleo minimo» del Fascicolo elettronico, obbligatorio in tutte le piattaforme regionali. Tale dossier, in particolare, viene definito dal dpcm «la parte specifica del Fse istituita per favorire la qualità, il monitoraggio, l'appropriatezza nella dispensazione dei medicinali e l'aderenza alla terapia ai fini della sicurezza del paziente, aggiornato a cura della farmacia che effettua la dispensazione». Anche per questo, il farmacista viene collocato tra i soggetti che «possono accedere ai dati e ai documenti sanitari e socio-sanitari che hanno prodotto» e al resto dei contenuti abilitati dal paziente, in base a livelli di consultazione che spetterà alle singole amministrazioni regionali definire. Il decreto inoltre assicura l’interoperabilità tra Regioni, grazie alla quale il «nucleo minimo» del Fse risulta consultabile anche agli operatori sanitari delle altre Regioni.
Tutto questo, come detto, sulla carta. Il dpcm, infatti, prevede in una prima fase la disponibilità soltanto di una parte dei servizi del Fascicolo sanitario elettronico, in sostanza il Profilo sanitario sintetico (che sarà compilato da mmg e Pediatri di libera scelta) e il database personale dei referti di laboratorio. In tale fase, in ogni caso, al farmacista dovrebbe già essere consentita la lettura dei dati anagrafici e prescrittivi (ricette del mmg) e la scrittura delle disposizioni rilasciate dal paziente in materia di privacy.
Ora la palla passa alle Regioni, che dovranno vagliare il decreto e poi tradurlo in realtà. Intanto da Promofarma – la società controllata dal sindacato titolari che gestisce i servizi informatici – arrivano le prime valutazioni tecniche: «Il decreto è frutto del lavoro di un gruppo ministeriale ristretto e si sente» osserva l’amministratore delegato di Promofarma, Gianni Petrosillo «non c’è stata un’adeguata condivisione con gli operatori e in un recente convegno dedicato al Fse diverse categorie se ne sono lamentate con il Ministero. Alla Salute hanno promesso che pareri e proposte di integrazione verranno raccolte in un secondo momento, ce lo auguriamo perché a nostro giudizio vanno previsti interventi più ampi per garantire la massima interoperabilità tra i vari sistemi regionali». In ogni caso, le disposizioni dettate dal provvedimento non mettono ostacoli ai progetti informatici cui sta lavorando Promofarma per dare alla farmacia dei servizi una serie di strumenti gestionali avanzati: «Tra questi abbiamo già previsto il dossier farmaceutico» spiega Petrosillo (al quale l’ultimo numero di Farma7 dedica un’intervista sugli stessi temi) «e se dovessimo partire con questo strumento prima che il Fascicolo sanitario elettronico attivi lo stesso servizio, sarà sempre possibile integrare l’uno nell’altro senza la minima incompatibilità».

Fonte: federfarma

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