I medici lavorano troppo: Italia deferita dall'Ue

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 21/02/2014 15:25

Chi entrerebbe in sala operatoria sapendo che il chirurgo che effettuerà l'intervento è in piedi da ore, avendo già coperto vari turni e senza aver riposato? Eppure questa non è solo una provocazione: la Commissione europea ha infatti deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia Ue appunto per non aver applicato correttamente la Direttiva sull'orario di lavoro ai medici operanti nel servizio sanitario pubblico.

L'accusa è chiara: la normativa italiana priva i medici del loro diritto a un limite nell'orario lavorativo settimanale e a un minimo di periodi di riposo giornalieri. La direttiva prevede, infatti, il limite di 48 ore per l'orario lavorativo settimanale medio e il diritto a periodi minimi giornalieri di riposo di 11 ore consecutive, ma secondo le norme italiane tali limiti non si applicano ai ''dirigenti'' operanti nel Servizio sanitario nazionale. Una 'anomalia' per la quale la Commissione Ue ha inviato nel maggio 2013 all'Italia un parere motivato in cui si chiedeva di adottare le misure necessarie per assicurare che la legislazione nazionale ottemperasse alla direttiva in questione. Oggi, infine, il deferimento alla Corte Ue, accolto con soddisfazione dalle associazioni dei medici e dai sindacati, che denunciano come il mancato rispetto dei limiti degli orari di lavoro sia in vari casi dovuto alla carenza di personale, che obbliga i medici ad ''allungare i turni''.  Il problema è che questa non è una questione ''formale, poichè in gioco è la sicurezza stessa dei pazienti'', rileva il presidente del Collegio italiano dei chirurghi, Nicola Surico: ''medici e chirurghi spesso sono costretti a prolungare il proprio orario perche' manca il personale, ma e' ovvio che cosi' aumenta il rischio degli specialisti di incorrere in errori''.

Un rischio confermato pure dal segretario del maggiore sindacato dei medici dirigenti, l'Anaao-Assomed, Costantino Troise: ''Le statistiche - avverte - dimostrano che la maggior parte degli errori medici avviene proprio al cambio turno a fine giornata; il che vuol dire che il periodo di riposo, per l'attività specifica del medico, non è indifferente ai fini della sicurezza''. E' stato fatto dunque ''un abuso - commenta Troise - escludendo i nostri medici dirigenti dall'applicazione della direttiva''. Quindi un annuncio: ''Stiamo valutando un mega ricorso per gli eventuali danni subiti dai medici''. E' ''imbarazzante - incalza il segretario della Fp-Cgil Medici, Massimo Cozza - dover aspettare che sia la Corte di Giustizia Ue a difendere il diritto anche per i medici italiani al limite di 48 ore per l'orario lavorativo. Un medico del pronto soccorso, in quanto dirigente, non ha forse diritto ai riposi? E' impensabile che siano i turni massacranti di medici e operatori a sopperire alle mancanze del sistema''. La domanda, conclude, ''è la seguente: vi fareste operare da un chirurgo stanco?". La questione, però, resta complessa proprio a causa della carenza di personale in numerosi ospedali. Una situazione denunciata, lo scorso ottobre, dallo stesso ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: sull'obbligo dei tempi di riposo per i medici "noi siamo in infrazione europea'' ma ''se applicassimo la direttiva Ue - aveva avvertito - dovremmo chiudere i pronto soccorso". Amara era stata la conclusione del ministro: ''In questo momento ci sono lavoratori pubblici che fanno grandissimi sacrifici. Oggi il sistema si regge grazie a una grande responsabilita' da parte di tutti".

Fonte: Ue, cgil, ansa, anaao

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