Credito, in arrivo un'altra stretta dalle banche

Redazione DottNet | 24/02/2014 16:08

Già passava poco, ora alle banche italiane rischiano di chiudersi del tutto i rubinetti del prestito. Colpa dell’Eba, l’European banking authority, la semisconosciuta (per i non addetti) autorità indipendente di vigilanza sul settore bancario dell’Unione europea: a ottobre l’Eba ha diffuso un documento contenente 183 “regole” tecniche (technical standard) alle quali gli istituti di credito dell’area euro avrebbero dovuto velocemente adeguarsi.

 Che cosa dicono queste “regole”? A preoccupare banchieri e imprese di casa nostra sono soprattutto due, la 155 e la 179, Partiamo dall’ultima: in sostanza, l’istruzione tecnica impedisce a una banca di intervenire in aiuto di un cliente in difficoltà con il proprio prestito per più di una volta; se recidivo, il cliente va dichiarato “non performing”, ossia in default. La regola 155, invece, stabilisce che lo sconfinamento del fido oltre i 90 giorni (sempre da parte del cliente) mette in default il debitore quando la linea di credito è pari al 20% o più di tutti gli affidamenti.
Secondo un articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore, queste misure stanno preoccupando soprattutto il settore bancario italiano. Perché se applicate, renderebbero praticamente impossibile per le nostre banche erogare prestiti alle imprese: con i clienti di fiducia, ricorda l’articolo, è prassi consolidata nel nostro paese rinegoziare le linee di credito anche tre o quattro volte, oppure tollerare dilazioni oltre i 90 giorni (soprattutto se l’impresa è fornitrice della Pubblica amministrazione, che paga con notevole ritardo). Da ottobre questi comportamenti avrebbero dovuto cessare, ma le banche del nostro paese hanno ignorato il documento dell’Eba come se neanche fosse stato emanato. A marzo, però, scatteranno i controlli di Bce e Banca d’Italia e al termine, diversi istituti potrebbero essere costretti a marchiare di rosso (non performing) parecchie linee di credito che per la prassi italiana non sono considerate a rischio. E a dichiarare in default diversi debitori. Ed ecco spiegato perché la paura degli istituti di credito si è velocemente trasferita alle imprese.

Fonte: federfarma

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