Avvocati contro Amami e Ministero per lo spot Medici-pazienti-avvoltoi

Redazione DottNet | 25/02/2014 21:34

Il Consiglio Nazionale Forense (Cnf) annuncia una formale diffida rivolta all'associazione Amami (Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente), volta ad ottenere il ritiro, dal web e da ogni altro canale, dello spot Medici-Pazienti-Avvoltoi, presentato nel corso di un convegno che risulterebbe essere stato patrocinato dal Ministero della Salute.

"Allo spot in questione - spiega una nota del Consiglio forense - è stato dedicato un ampio servizio nella edizione delle 20.00 del Tg5, secondo cui lo spot prodotto da Amami deve ritenersi riferibile agli avvocati, affermazione che ad ora non risulta smentita. Nel contempo, il Cnf chiede al Ministro della Salute di prendere immediatamente le distanze dallo spot presentato in un convegno dallo stesso patrocinato, e dunque sotto la sua responsabilità, e di assumere tutte le iniziative necessarie ad affermare la propria estraneità e non condivisione di tale iniziativa pubblicitaria". E' "di assoluta evidenza la volgarità dell'operazione diffamatoria, genericamente compiuta ai danni di una intera categoria, altamente lesiva della dignità di una professione deputata costituzionalmente alla difesa dei diritti dei cittadini", rileva il Cnf riservandosi di procedere in tutte le opportune sedi penali e civili; e richiamando "al rispetto del senso etico ogni professione anche nei reciproci rapporti, nella convinzione che i toni e le forme diffamatorie assolutamente generalisti nuocciano alla corretta analisi dei fatti e, in fin dei conti, nuocciano proprio a quei diritti che si dichiara di voler tutelare".

L'Unione Camere Penali interviene contro lo spot Medici-Pazienti-Avvoltoi. "Se è vero che l'arma tipica dell'ignorante è la generalizzazione - sottolineano i penalisti in una nota -, mai dei professionisti dovrebbero farne uso. Non è così: l'associazione Amami, contraddicendo l'esortazione contenuta nel suo nome, risponde ad uno spot poco intelligente con un altro ancor più stupido ed anche volgare, in una gara al ribasso tra medici-macellai ed avvocati-avvoltoi che sembra la fiera delle stupidità. Indubbiamente esistono i Danny De Vito uomo della pioggia, così come gli Alberto Sordi medico della mutua, ma non è una buona ragione per diffondere l'idea che siano la regola, e dunque identifichino tutti gli avvocati ed i medici che fanno il proprio lavoro con coscienza e serietà. Soprattutto non è intelligente". Ma "addirittura demenziale sarebbe se i suscettibili medici di Amami - aggiunge l'Ucpi - avessero voluto così ribadire una presunta preminenza del proprio ruolo sociale, come se il diritto di difesa, previsto dalla Costituzione ed architrave di qualsivoglia ordinamento civile, fosse di rango inferiore. Cosa che non è, come è noto ai tanti medici che ci troviamo a difendere quotidianamente, con tutta la passione e la competenza di cui siamo capaci, i quali sanno bene che essere imputati finisce per equivalere ad essere malati, e guardano al proprio avvocato con gli stessi sentimenti di speranza e gratitudine che i pazienti riservano ai medici premurosi e competenti". Gli "avvoltoi" di entrambe le categorie, e "magari anche del giornalismo che enfatizza compiaciuto volgarità di tal fatta - concludono i penalisti -, preferiamo lasciarli sugli alberi, pronti ad impallinarli quando si abbassano sulla preda, senza pietà e senza distinguere se indossino un camice oppure una toga".
 

Tutto nasce dall'iniziativa di Maurizio Maggiarotti, presidente di Amami, quando, il 24 febbraio scorso, ha lanciato sul web lo spot "Medici, pazienti e avvoltoi" realizzato con il patrocinio del ministero della Salute e l'adesione di 25 associazioni scientifiche e sindacali. "I medici italiani si sentono 'prede', sono vittime di un'aggressione a 360 gradi, fatta di spot televisivi e annunci radio: questa pero' non è un'iniziativa contro qualcuno ma per qualcosa, per un cambiamento di cultura a favore di una sanità che non sia vittima del contenzioso esasperato e strumentale, e dove il medico sia messo in condizione di fare il suo lavoro nel migliore dei modi possibile"spiegava per l'occasione Maurizio Maggiorotti, il presidente di Amami. "Ogni anno sono 30mila le denunce contro i medici in Italia e solo uno su cento risulta colpevole" aggiunge Maggiorotti. Solo a Roma negli ultimi dieci anni sono stati 3000 i procedimenti penali per presunti casi di malasanità, che coinvolgono nel complesso circa 2000 tra medici e personale sanitario, concludendosi però solo nell'1% dei casi con la condanna: questo il quadro tratteggiato da Fabio De Giorgio dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, al convegno dal titolo "Restituire dignità al medico e serenità al paziente" organizzato a Roma da Amami. Mediamente i procedimenti giudiziari, che coinvolgono per la maggior parte i chirurghi seguiti dai professionisti di specialità cliniche, hanno la durata media di tre anni.

Intanto continuano a crescere in modo vertiginoso i costi per gli errori nella sanità pubblica: dal 2004 al 2012 il costo medio per sinistro è passato infatti da 40mila a 66mila euro, con un picco registrato nel 2012, dove il valore medio del risarcimento è arrivato a 116mila euro. In totale in nove anni sono stati pagati risarcimenti per 1,5 miliardi di euro, di cui 300 milioni solo nel 2012. Sono alcuni dei dati che emergono dal V rapporto Medmal sui sinistri in sanità di Marsh, relativo a 96 asl e aziende ospedaliere, presentato oggi a Milano. ''Il picco del 2012 - spiega Emanuele Patrini, healthcare risk manager di Marsh - è spiegabile con un leggero aumento delle richieste di risarcimento danni agli ospedali e un +2% delle richieste di risarcimento danni collegati al parto''. Se i valori assicurativi registrano un aumento medio che va dal 15,4% al 17,2% per medici, infermieri, posti letto, ricoveri, rispetto al precedente rapporto 2004-2011, si riduce leggermente la frequenza degli errori. Dai dati analizzati è emerso che ogni ospedale riceve 61 richieste di risarcimento all'anno, corrispondenti a 1 sinistro ogni 10 posti letto e quasi 1,8 ogni 10 medici. ''In sostanza - continua Patrini - pur essendoci stato un calo del numero di sinistri, sono stati più gravi, in parte perché collegati ai parti, e quindi il valore economico del risarcimento è aumentato''. Anche il valore assicurativo medio è aumentato nel periodo analizzato, passando da 3.400 a 4.000 euro per posto letto: in termini assicurativi un medico costa in media 6.841 euro, un infermiere 2.864 euro, un ricovero 106 euro, con valori molto più alti nel centro Italia. Riguardo al numero di richieste di risarcimenti danni, al primo posto c'è il nord con il 55,4%, seguito dal centro con il 39% (14.801) e dal sud con il 6% (2298). Le specialità più a rischio sono ortopedia (13%), pronto soccorso (12,5%), chirurgia generale (10%), ostetricia e ginecologia (8%) e tra gli errori più reclamati ci sono quelli chirurgici (27%), diagnostici (19%), terapeutici (11%) e cadute di pazienti e visitatori (10%). Le strutture sanitarie di primo livello, cioè quelle di base, hanno il maggior numero di richieste danni (54,73%). I tempi per le denunce rimangono lunghi: se circa la metà delle richieste di risarcimento danni sono avanzate entro i primi 6 mesi dall'evento, molte arrivano entro due anni e alcune anche entro 6 anni. Nei nove anni esaminati dal rapporto sono state chiuse circa il 31% delle richieste danni, mentre resta aperto poco più del 45% di pratiche e il 23% è stato senza seguito. 

Il rapporto Marsh sui sinistri in sanità

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Fonte: ansa, cnf, amami

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