Report del Centro Studi: le aggregazioni e le norme che le regolano

Medicina Generale | Redazione DottNet | 27/02/2014 19:14

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un lungo servizio sulle Aggregazioni Funzionali Territoriali, che, come molti di voi ben sanno, rappresenteranno il futuro della medicina generale. Un articolo che ha suscitato molti commenti, anche negativi. Si sa, le aggregazioni avranno il compito, non facile, di alleggerire i Pronto Soccorso. Come e con quali risultati non si sa. E, in particolare, visto che il provvedimento non dovrà avere costi per l'Ssn non si capisce bene chi pagherà.

 

Sull'argomento, come avevamo annunciato, abbiamo realizzato un sondaggio – effettuato durante la settimana dal 10 al 14 febbraio su un campione non rappresentativo di 1333 medici di medicina generale -, per constatare quanto sia apprezzata la normativa. Ebbene, e questo è un dato che ci ha colto di sorpresa, pare che tutto sommato le aggregazioni siano abbastanza gradite, pur con diverse e giustificate riserve, soprattutto da chi vive nei piccoli centri – per ovvi motivi – e nelle località dove la rete non funziona ancora a dovere. Il sondaggio e le norme che regoleranno le Aft sono disponibili sul nostro nuovo Report dedicato proprio a questo. Il prossimo approfondimento sarà invece dedicato ad un confronto tra il nostro Paese e le altre nazioni europee per formazione e carriera.

Ma vediamo nel dettaglio le riposte ricevute. Alla domanda: “Le aggregazioni territoriali tra medici di famiglia in gran parte dell’Europa sono una realtà. Lei pensa che anche in Italia, dove il processo è già avviato, questa innovazione porterà a svuotare i pronto soccorso”, 530 medici hanno risposto no contro 800 che invece si sono detti convinti che effettivamente queste strutture potrebbero costituire un efficace aiuto per gli ospedali. Inoltre, e il dato appare sorprendente, 810 medici sono certi che associandosi ad altri colleghi ne ricaverebbero un vantaggio, contro 440 che non sono del tutto convinti della perfetta riuscita di un connubio di questo tipo. Entrando nel dettaglio, appare interessante analizzare i motivi per cui l'aggregazione risulti vantaggiosa (o dannosa). Innanzitutto è bene precisare che per entrambi i fronti c'è un'opinione comune, ovvero che queste forme di associazioni possono funzionare bene solo nelle grandi città. Lo zoccolo duro dei pessimisti (320) sostiene che lavorare con un altro medico di famiglia presenti problemi organizzativi e che soprattutto sia difficile mettere in piedi un'aggregazione. Qualcuno teme anche di essere escluso del tutto dalla propria attività (240), ovvero “i pazienti li seguirà solo il collega” (200) mentre 120 medici non hanno nessuna intenzione di dividere i propri assistiti con altri stroncando sul nascere l'iniziativa. E se le cose non dovessero andare bene nei rapporti tra professionisti, le cause andrebbero ricercate nelle capacità dei colleghi e soprattutto dal loro modo di lavorare (per 260 medici). Qualcuno invece ha anche fatto un tentativo ed è andato male (50), per cui non ripeterebbe l'esperienza. C'è poi chi ha sempre lavorato da solo “e non ha nessuna intenzione di aggregarsi con altri” (360), chi valuta l'aspetto economico (“sarebbe dispendioso” per 280 medici), chi teme la scarsa disponibilità dei colleghi (140). Tuttavia la stragrande maggioranza dei camici bianchi, come abbiamo visto, è convinta che aggregarsi sarebbe un'ottima idea. Vediamo perché: “si garantirebbe la continuità assistenziale”, a tutto vantaggio per il paziente per 680 medici; a questa risposta alcuni hanno anche precisato che il paziente avrebbe sempre un riferimento e che globalmente il servizio migliorerebbe. Inoltre l'aggregazione consentirebbe di fruire di migliori apparecchi diagnostici (650), di confrontarsi su questioni più complesse (460 medici) e che soprattutto sarebbe possibile dividere le responsabilità (380). Molti però chiedono linee guida più chiare, “per capirci di più”.

Il sondaggio e la normativa sulle aggregazioni funzionali territoriali

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Fonte: merqurio

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