Parte la Schengen della salute: approvate le nuove norme

Redazione DottNet | 28/02/2014 18:51

Via libera alla cure transfrontaliere. L'Italia è stata la prima nazione a varare il decreto che recepisce la direttiva sull'assistenza transfrontaliera, e che di fatto apre la concorrenza tra gli ospedali europei. Dopo quelle commerciali in Europa cadono, dunque, anche le 'barriere sanitarie', con i pazienti che sono liberi di spostarsi tra i vari paesi per le terapie.

 Con il via libera al decreto, ha spiegato il ministro Lorenzin, cade l'obbligo di autorizzazione preventiva per andare all'estero per le cure, anche se con qualche eccezione che sarà individuata dal ministero o dalle Regioni. Non potranno invece essere fatte all'estero, scrive il ministero, le degenze lunghe, i trapianti di organi e le vaccinazioni. Snodo fondamentale per l'applicazione della direttiva sarà il 'punto di contatto nazionale', che il ministero è già pronto a mettere in campo e che servirà 'nei due sensi'. Attraverso il contact point i pazienti stranieri potranno ricevere tutte le informazioni necessarie sugli standard di qualità, l'accessibilità e le tariffe e i metodi di rimborso delle strutture italiane, e quelli italiani potranno avere le stesse informazioni su quelle estere. Chiunque voglia recarsi in altri paesi per farsi curare potrà richiedere il rimborso una volta rientrato in patria, con la clausola però che gli verrà restituita solo la somma pari a quella che il Servizio Sanitario Nazionale spenderebbe nella sua Regione di appartenenza, secondo il principio per cui l'apertura delle frontiere non può comportare per il Ssn una spesa maggiore. Anzi, ha spiegato Lorenzin, questa potrebbe essere l'occasione per aumentare le entrate. ''Se il Sistema sanitario nazionale riuscirà davvero a configurarsi competitivo nello scenario europeo e ad attrarre, in ragione della sua qualità e della sua efficienza, i pazienti degli altri Stati dell'Unione europea - ha affermato il ministro - ciò comporterà nuove entrate finanziarie, dovute al pagamento delle prestazioni erogate dalla sanità italiana. L'Italia non ha paura della sfida e, per questa ragione è tra i primi Paesi europei a recepire la direttiva Ue''. Se il decreto si tradurrà in un esodo verso gli ospedali britannici, francesi o tedeschi o al contrario in un mezzo per attrarre pazienti in Italia, afferma Walter Ricciardi, Direttore del Dipartimento di Sanita' Pubblica dell'Universita' Cattolica - Policlinico Gemelli di Roma, dipenderà solo da come si muoveranno ministero e Regioni nei prossimi mesi. ''A livello qualitativo la nostre strutture di eccellenza possono competere tranquillamente con tutte quelle europee, e in più l'Italia può offrire anche altro oltre alla salute, dalla cultura al cibo - afferma l'esperto -. C'è bisogno però di attrarre i pazienti, lavorando sulla comunicazione prima che arrivino, ma anche sulla loro gestione, anche linguistica, una volta qui e sul follow up quando tornano a casa. Se si riuscirà in questo la partita si può tranquillamente vincere''.

Fonte: ministero della salute, ansa

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