Le Pmi soffocate da imposte e burocrazia

Aziende | Redazione DottNet | 02/03/2014 18:36

Dalle tasse alla semplificazione burocratica, dal credito alla promozione del Made in Italy, all'innovazione: sono alcune delle priorità d'intervento indicate dal Garante delle Pmi, nella sua Relazione annuale al presidente del Consiglio.

 ''In cima alla lista nell'agenda delle priorità per il 2014 si pone il tema del fisco. Nel 2013 - scrive il Garante, Giuseppe Tripoli - la pressione fiscale ha toccato la quota record del 44,3% del Pil e nell'ultimo Rapporto della Banca mondiale l'indicatore sulla tassazione è in assoluto quello peggiore, che vede l'Italia posizionata al 138/mo posto nella classifica di 189 paesi al mondo, perdendo 3 posizioni''. Su un binario parallelo viaggia il tema relativo alla complessità dei numerosi adempimenti che gravano sulle imprese. ''Adempimenti più numerosi e più costosi che negli altri paesi concorrenti; incrementando i costi e le inefficienze per il mondo produttivo si finisce per abbassare la fiducia degli investitori, per cui diventa sempre più urgente accelerare e rafforzare il percorso avviato delle semplificazioni''. Dai dati Promo PA, la spesa media delle micro e piccole imprese per gli adempimenti burocratici è appena inferiore a 12 mila euro all'anno, pari in media al 7,4% del fatturato, con un impegno di 30 giornate/uomo, che arriva a 37 nel caso delle imprese industriali. Secondo la Banca Mondiale, in Italia per gli adempimenti fiscali le società impiegano 269 ore l'anno contro le 179 ore impiegate in media da un'impresa europea; inoltre le imprese italiane debbono effettuare 15 pagamenti a fronte di 13 della media Ue. Altro fattore di debolezza l'accesso al credito e la forte dipendenza delle Pmi dalle banche. La percentuale di debito, in prevalenza bancario, in capo alle Pmi in Italia sale all'81%, a fronte del 65% in Germania e del 57% in Francia e Spagna. Ad agosto 2013 i prestiti bancari sono scesi del 4,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente ed è cresciuta la rischiosità delle imprese richiedenti. Il tasso di ingresso in sofferenza dei prestiti alle imprese ha infatti raggiunto il 4,7% nel secondo trimestre 2013, rispetto a una media dell'1,5% nel periodo antecedente alla crisi. Nel complesso i finanziamenti alle imprese su cui le banche trovano difficoltà ad ottenere i rimborsi sfiorano ormai il 22% delle consistenze, un valore più che doppio rispetto a cinque anni fa. Anche il costo del credito è più elevato rispetto ai tassi praticati nei principali paesi europei: se ad agosto una Pmi italiana pagava in media un tasso pari al 4,5%, in Germania e in Francia si corrispondevano oltre 160 punti base in meno. Una leva di crescita potrebbe essere l'e-commerce e ''gran parte delle PMI italiane non è stata finora in grado di sfruttare l'enorme potenziale di questo canale di vendita''. Nel 2012 il valore dell'e-commerce a livello mondiale ha superato la soglia dei mille miliardi di dollari, con una crescita del 21,1%, in controtendenza rispetto alle dinamiche negative dei consumi rilevate dall'inizio della crisi. In Europa le vendite on-line sono cresciute del 22%, con un valore di circa 305 miliardi di euro. Le Pmi italiane "digitalmente avanzate" dichiarano di realizzare un quarto del loro fatturato vendendo all'estero grazie al canale e-commerce.

Fonte: ansa

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato