Microaghi per muovere protesi con forza del pensiero

Redazione DottNet | 21/11/2008 14:34

arti protesi

Microaghi per muovere, con la forza del pensiero, le protesi che sostituiscono gli arti. Aghi sottili, provvisti di sensori e appoggiati a una base in un marchingegno simile all'estremità di una spazzola larga. A metterli a punto gli ingegneri della Cardiff University, nel Galles, che sperano di aver compiuto un passo decisivo sulla strada che condurrà un giorno all'uomo bionico. Il tassello, composto da 100 aghi che insieme sono poco più spessi di un solo capello, dovrebbero 'accarezzare' il cervello, stimolarlo e indurlo a inviare impulsi nervosi alle protesi. La MicroBridge Services, che lavora al progetto, ha chiesto ai ricercatori statunitensi della Utah university di sviluppare ora i microaghi in carburo di tungsteno, una lega estremamente resistente in grado di condurre elettricità. Gli aghi, che dovranno misurare diversi millimetri di lunghezza, potranno così penetrare nel cervello e sollecitarne gli impulsi elettrici.

I segnali prodotti dovranno essere rilevati, amplificati e successivamente trasmessi affinché le protesi possano muoversi autonomamente. I pazienti che li utilizzeranno in futuro, premette Robert Hoyle, un medico di MicroBridge Services, dovranno imparare a esercitare la giusta attività mentale affinché il sistema possa rispondere correttamente. "I ricercatori della Utah che hanno iniziato a sperimentare il sistema - assicura Hoyle - hanno visto che i pazienti erano già in grado di svolgere semplici gesti, come la presa di un oggetto con la protesi o addirittura la gestione del mouse". La sfida ora è quella di realizzare un sensore che copra una zona più piccola possibile con il maggior numero di aghi, perché in questo modo il controllo sulla protesi da parte del paziente risulterà più ampia. Una sfida tanto più complessa considerando che il carburo di tungsteno è estremamente difficile da tagliare in piccole dimensioni. "Occorre fare parecchia sperimentazione - precisa infatti Hoyle - prima che questo sistema possa essere impiegato di routine nella realtà clinica". Apparentemente più vicina, dunque, ma pur sempre in salita la strada che conduce all'uomo bionico.