Dalla seta un tessuto contro le infezioni intime e cutanee

Redazione DottNet | 06/03/2014 16:59

Un brevetto italiano alla base di un tessuto con attività terapeutica dermatologica oggetto di una ventina di studi scientifici pubblicati e rimborsato dai sistemi sanitari di mezza Europa, è ancora completamente sconosciuto in Italia. E' la 'fibroina di seta medicata', inserita nelle linee guida europee per il trattamento della dermatite atopica.


L'inventore è Dino Montagner, un signore di San Donà di Piave che anni fa ha brevettato un tessuto col nome di Dermasilk, costituito dai due aminoacidi, glicina e alanina, che la seta ha in comune con la cute umana, medicandolo con un antimicrobico a base di ammonio quaternario. Ed è riuscito a ottenere un tessuto con medicazione stabile, resistente almeno a 100 lavaggi. Con esso ha prodotto magliette, mutande, bendaggi, guanti, capaci di inibire la proliferazione di batteri e funghi, e di combattere le infezioni cutaneo-mucose senza alterare la flora microbica. Questo tessuto è stato oggetto di studi pubblicati sul British Journal of Dermatology, Pediatric Allergy Immunology, Dermatology ed è stato presentato a congressi internazionali di dermatologia, destando ovunque interesse. Oggi indumenti a base di Dermasilk sono rimborsati dai sistemi sanitari inglese, svizzero, svedese, austriaco e olandese. Mentre il tessuto è ancora semisconosciuto in Italia, dove è considerato dispositivo medico di classe I CE e venduto attraverso internet. I ginecologi della Sigo (la Società italiana di ginecologia), nell'imminente campagna contro le micosi vaginali, oltre a raccomandare stili di vita corretti, promuovono anche l'utilizzo di indumenti intimi a base di fibroina di seta medicata. Secondo lo stesso Paolo Scollo, presidente della Sigo, ''gli indumenti a base di fibroina medicata consentono di combattere in modo efficace la candida e il dolore intimo che essa provoca''. Ma anche i dermatologi  sono sulla stessa linea: Maria Concetta Pucci Romano, docente all'Università Tor Vergata di Roma, si interessa ai problemi dermatologici indotti dai farmaci biologici sui pazienti con tumore. ''Sono sostanze anti fattore di crescita cellulare - spiega - che esprimono sulla pelle l'azione che esercitano sulle cellule tumorali, provocando secchezza della cute, rash, fessurazioni, ragadi. Ma oggi c'è un'arma in più - aggiunge - perché l'uso di questo tessuto, con la sua azione antinfiammatoria, porta benefici anche al paziente oncologico''.

Fonte: british journal

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