Pagamenti Asl: la mappa delle ritardatarie di Assobiomedica

Redazione DottNet | 10/03/2014 17:35

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Tempi biblici per i pagamenti da parte delle Asl italiane alle aziende fornitrici. Una mappa di Assobiomedica, inviata a Bruxelles, mette in luce i ritardi delle singole aziende. Le regioni del Sud sono quelle che accumulano più ritardi.

 Rispetto agli oltre 5 miliardi di scoperto registrato dalle imprese di dispositivi medici a dicembre 2012, la situazione dei crediti non sembra molto migliorata: si sono ridotti di appena 65 giorni i tempi medi di pagamento di Asl e Ao, passando dai 276 giorni di ritardo di dicembre 2012 ai 211 giorni di fine 2013. Inoltre, la quasi totalità degli enti sanitari non rispetta il recepimento della direttiva europea, che impone da gennaio 2013 il pagamento delle fatture a 60 giorni.  

In Italia, solo 5 Asl rispettano i termini dei 60 giorni: Asl Provincia di Pavia (48 giorni), AsL 4 Medio Friuli (56), Asl Città di Milano (59) I.R.C.C.S. Burlo Garofalo di Trieste (60); Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento (61). Le maglie nere spettano invece alla già citata Mater Domini di Catanzaro (3 anni e 4 mesi), all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza (3 anni e 2 mesi, 1.177 giorni), all’Asl Napoli 1 Centro (2 anni e 9 mesi, 1.086 giorni), all’Azienda sanitaria regionale Campobasso (2 anni e 5 mesi, 916 giorni), e all’Azienda provinciale di Reggio Calabria (2 anni e 4 mesi, 905 giorni). In Regioni come la Calabria, il tempo medio di pagamento dei dispositivi medici è di 833 giorni (con uno scoperto di 384,7 milioni), e in Campania di 440 (con uno scoperto di oltre 562 milioni). In Austria, da un’ingiunzione di pagamento al pagamento effettivo di una fattura sanitaria passano in media 80-90 giorni; in Francia, 240-360; in Germania, 140-160; e in Italia, 410-460. Inutile aggiungere che due, tre anni di ritardo nei pagamenti per un piccolo-medio fornitore possono significare una forma di eutanasia finanziaria. L’anomalia più evidente – dice il Presidente di Assobiomedica, Stefano Rimondi - è trovare, all’interno della stessa Regione, strutture che mostrano attenzione ai tempi di pagamento e altre in cui la situazione è fuori controllo. Il Patto per la Salute deve valutare anche questo aspetto per avviare verifiche mirate sulla gestione delle singole strutture con l’obiettivo di considerare anche i tempi di pagamento tra le inefficienze che danneggiano la Sanità”.   Secondo una ricerca svolta dalla Banca d’Italia a fine 2011 su imprese industriali, imprese dei servizi privati non finanziari, e delle costruzioni, il totale del debito pubblico nei loro confronti ammontava allora a 90 miliardi di euro (5,8% del Pil), ed era per metà riconducibile alle Regioni e alle Asl: in questo scorcio di 2014 si parla di 75-80 miliardi, con le «sofferenze» maggiori sopportate sempre dal settore delle costruzioni. Ieri, 10 marzo, questi dati sono tornati d'attualità, poiché questo era l’ultimo termine fissato dalla Commissione europea per il recapito della «lettera di giustificazioni» spedita dall’Italia. La posta in bilancio è (sarebbe) una nuova procedura di infrazione Ue. Pochi giorni fa, Roma ha scritto alla Commissione chiedendo una proroga di un mese nell’invio della lettera: proroga negata. Ieri sera, però, il governo ha spedito la missiva per Bruxelles.

Tuttavia è facile prevedere che il problema dei debiti pregressi continuerà ancora ad avvelenare i rapporti Ue-Italia. Anche perché, più che una questione di statistica, sembra ormai divenuto un fatto di costume, che a Bruxelles viene purtroppo percepito come una nostra tradizione nazionale. E non si tratta unicamente della «solita» Calabria. Il Lazio, 280 giorni in media di ritardi, ha uno «scoperto» nei pagamenti ai fornitori sanitari di oltre 482 milioni di euro. E perfino il Piemonte, con 232 giorni e uno scoperto di quasi 341 milioni, arranca: Nord e Sud uniti nell’insolvenza.

fonte: ansa, assobiomedica, corriere