L'Atto d'indirizzo della medicina convenzionata

Redazione DottNet | 14/03/2014 21:53

In sintesi l'atto d'indirizzo della medicina convenzionata approvata dalle Regioni e adesso all'esame del Governo

“L’approvazione del Decreto Balduzzi, oltre alla necessità di rivedere gran parte dell’impianto normativo degli ACN vigenti, ha aperto e stimolato tra le regioni, anche in considerazione delle esperienze nazionali ed internazionali in atto, una profonda riflessione sulla necessità di rivedere e riorganizzare il modello assistenziale del Servizio Sanitario Nazionale, nella parte che riguarda l’assistenza territoriale”.  Si apre così la premessa alla bozza dell’Atto di indirizzo per le convenzioni (clicca qui per leggere il testo completo).  Nel documento è poi sottolineata la necessità di “una profonda revisione del modello assistenziale territoriale che, facendo affidamento sui medici convenzionati, promuova, diversamente da quanto già succede, l’erogazione dell’assistenza primaria con modalità multiprofessionali ed integrate”.  “I medici di assistenza primaria ed i pediatri di libera scelta – sottolinea il documento - pur mantenendo il fondamentale rapporto fiduciario con i propri assistiti, dovranno essere inseriti, cosi come indicato dalla L.189/2011, in un modello organizzativo definito dalle regioni, che permetta la condivisione delle competenze, una gestione più efficace e più efficiente delle patologie croniche ed un generale miglioramento delle capacità di presa in carico dei pazienti”. “In sintesi – si legge nell’Atto di indirizzo -, si tratta da un lato, di rivedere e completare le norme vigenti relative alle AFT e alle UCCP, per renderle più rispettose del nuovo testo dell’art. 8, comma 1 del Dlgs 502/92; dall’altro di introdurre e disciplinare nell’ACN della Medicina Generale il nuovo istituto del ruolo unico della medicina generale. Inoltre, i nuovi ACN devono recepire, in modo esplicito e non ambiguo, il principio della obbligatorietà dell’adesione dei medici all’assetto organizzativo e al sistema informativo di ciascuna Regione e al sistema informativo nazionale, così come previsto dal punto m-ter del comma 2, art.1 della legge in questione”. “Tale processo di aggiornamento e integrazione degli ACN vigenti – prosegue il documento - dovrà riguardare anche altri aspetti rispetto a quelli citati, quali ad esempio: rappresentatività e diritti sindacali, modalità di compenso dei professionisti convenzionati, integrazione professionalità per l’assistenza nelle carceri, deve avvenire per tutti i livelli negoziali, senza alcun onere aggiuntivo a carico della finanza pubblica”.  “I nuovi principi introdotti nell’art.8 del Dlgs 502/92 chiedono prima agli Accordi nazionali e successivamente a quelli regionali - sottolinea ancora il documento di indirizzo - di delineare un assetto organizzativo dei servizi territoriali delle cure primarie che, per la componente convenzionata, sia strutturato esclusivamente attorno a due forme organizzative, le AFT e le UCCP inserite in una rete di strutture territoriali di riferimento, entro le quali si deve sviluppare l’attività dei vari professionisti, collegate attraverso la programmazione delle attività e la definizione dei livelli di spesa al Distretto sanitario”.

“Tale assetto organizzativo, dove i professionisti operano non più da soli ma in unalogica di squadra, assieme a loro pari (nelle AFT) o assieme ad altri professionisti (nelle UCCP), collegati alla rete informatica, al sistema informativo nazionale e al resto della rete dei servizi regionali – insiste il documento - rappresenta il modo per garantire l’assistenza per l’intero arco della giornata e per 7 giorni la settimana, ridurre il bisogno di impegnare i servizi sanitari di secondo e terzo livello, aumentare l’efficienza complessiva del SSN e quindi operare a favore della sua sostenibilità”. “Per facilitare il processo di integrazione tra i professionisti convenzionati, in particolare tra i medici di medicina generale, è previsto che si istituisca il ruolo unico della medicina generale, vale a dire uniformi requisiti e modalità di accesso alle funzioni oggi ricomprese in questo settore di attività in particolare l’assistenza primaria e la continuità assistenziale. Tale processo tuttavia – sottolinea ancora l’Atto - deve avvenire fermi restando i livelli retributivi specifici delle diverse figure professionali (comma 3, art.1. legge 189/2012)”. 

Fonte: regioni, adn, QS
 

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