Nel 2009 il vaccino per il cancro alla pelle

Redazione DottNet | 21/11/2008 18:57

E' lo 'scienziato dei vaccini': l'australiano Ian Frazen, direttore del Diamantine institute dell'Università del Queensland di Brisbane, è stato l'ideatore del primo vaccino contro il cancro al collo dell'utero ed ora sta lavorando ad un vaccino per prevenire una delle forme più comuni di cancro alla pelle.

 Frazer è uno dei quattro scienziati cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha consegnato il premio Balzan 2008. Premiato proprio per il vaccino contro il cancro al collo dell'utero, Frazer, 55 anni ed una vita dedicata alla ricerca nel campo della medicina preventiva, parla dei suoi prossimi obiettivi: 'Nel 2009 - spiega a margine della premiazione - avvieremo i primi test sull'uomo per il vaccino contro il carcinoma a cellule squamose, una delle forme più comuni di cancro alla pelle. I risultati sugli animali lasciano ben sperare e se tutto andrà bene, contiamo di avere un vaccino disponibile entro 10 anni''. Un obiettivo ambizioso se si considera che, solo in Australia, questa forma tumorale colpisce 380 mila persone ogni anni con oltre 1.600 decessi. Ma la premiazione e' anche l'occasione per accendere i riflettori sul tema dei fondi alla ricerca, ''non sempre adeguatamente valorizzata dai vari governi'', afferma Frazer: ''Il problema degli scarsi finanziamenti alla ricerca - sottolinea lo scienziato - accomuna molti Paesi, l'Italia come l'Australia. E se si investe, spesso si investe poco ed il risultato è che molti Paesi non riescono ad essere competitivi nella comunità globale''. Che fare dunque? La 'ricetta' dello scienziato dei vaccini è semplice e si concentra in una parola: razionalizzazione. E' necessario, spiega, ''razionalizzare gli investimenti, ed ogni Paese dovrebbe scegliere un'area prioritaria in cui investire, perchè non si può eccellere in tutto. L'Australi, ad esempio - rileva Frazer - punta ed investe molto nel settore della medicina dell'immunologia. I soldi che arrivano dal governo ogni anno per finanziare il settore ricerca ammontano a circa 70 milioni di dollari''. E quale idea si è fatto dell'Italia? Gli chiediamo: ''collaboro con colleghi dell'Università La Sapienza di Roma certo, però, penso che non sia ben chiaro su quale settore di ricerca l'Italia punti prioritariamente''. Una scelta ''strategica su cui - è il consiglio dello scienziato australiano - andrebbe fatta chiarezza''.

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