Il paziente vive all'estero e l'Mmg deve rimborsare l'Asl

Redazione DottNet | 25/03/2014 17:04

Per il momento l'indagine è partita a Milano. Ma presto il recupero delle somme percepite dai medici di famiglia per i pazienti iscritti all'Aire (l'anagrafe degli italiani all'estero) potrebbe estendersi a tutta Italia su iniziativa delle singole Asl con risvolti imprevedibili.

 

Il calcolo si ferma a diverse migliaia di medici, ma se ne potrebbero presto aggiungere altri. E si parla del solo capoluogo lombardo. L'indagine – dicono i bene informati – potrebbe presto allargarsi e coinvolgere la provincia e la regione. E poi, via via, il resto dell'Italia. Secondo i calcoli dell’Azienda sanitaria locale, ogni medico deve restituire cifre comprese tra 300 e 7-8mila euro per i rimborsi percepiti, a detta delle aziende sanitarie, impropriamente, per i pazienti iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Pazienti che non hanno più diritto all’assistenza sanitaria di base in Italia, visto che ormai abitano fuori dai confini nazionali. Tuttavia, dicono i sindacati che stanno già affilando le armi per una battagli che si annuncia lunga e complessa, fino a pochi giorni fa i nomi erano ancora presenti nell’anagrafe regionale, non aggiornata. Di qui l’avvio della campagna di “recupero crediti”. 

Le cifre: finora sono circa settemila le posizioni non regolari scoperte dall’Asl da quando è scoppiato il caso ai primi di febbraio. Il problema è venuto alla luce incrociando i dati delle anagrafi comunale e regionale: in pratica i funzionari di corso Italia si sono ritrovati davanti a migliaia di casi irregolari, vale a dire pazienti che seppur ancora presenti nei registri anagrafici e nel Siss, il sistema informatico regionale, da diverso tempo sono (perlomeno sulla carta) residenti all’estero. E come tali non hanno più diritto all’assistenza del medico di famiglia. Nelle ultime settimane le Asl hanno inviato all’80 per cento dei 1.123 medici di famiglia della città, una raccomandata con la quale chiedere la restituzione dei pagamenti che hanno percepito per l’assistenza a quei pazienti. Secondo i primi calcoli sarebbero almeno 800 i medici nella lista dei debitori e che dovranno mettere mano al portafogli per restituire compensi percepiti da oltre otto anni, nei casi limite.

Le Asl: Intanto le asl, in via retroattiva, dallo scorso primo gennaio hanno bloccato i pagamenti dei rimborsi, «in attesa di ulteriori istruttorie». Come dicevamo i sindacati sono pronti a difendere i medici di famiglia: secondo lo Snami, il sindacato degli autonomi, la colpa non sarebbe dei camici bianchi, ma della «mancata manutenzione dei registri» da parte del Comune, dell’Asl e della Regione. E poi occorre considerare che molti casi riguardano pazienti che hanno comunque continuato a rivolgersi al medico di famiglia, che ha svolto una prestazione e ha dato loro assistenza, pur abitando all'estero. E così il sindacato ha inviato una diffida all’Azienda sanitaria, per chiedere di non effettuare alcuna trattenuta. E se la questione dovesse andare avanti, i medici sono pronti a fare causa, visto che «l’omesso aggiornamento per fatto e colpa della Asl con conseguente cancellazione con efficacia retroattiva dei pazienti contestati — si legge nella diffida — ha determinato e determina per il medico massimalista un danno derivante dalla mancata iscrizione di nuovi e validi pazienti».

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato