Le E-cig non aiuterebbero a smettere di fumare: studio Usa

Redazione DottNet | 26/03/2014 13:38

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Il dibattito sulle sigarette elettroniche si riaccende con una ricerca americana secondo cui 'svapare' nicotina non aiuterebbe a smettere di fumare. Lo studio, condotto dal centro di ricerca ed educazione sul tabacco e il dipartimento di medicina della University of California, San Francisco, è pubblicato su Jama Internal medicine.


Gli autori hanno seguito 949 fumatori dei quali 88 avevano provato le elettroniche per riuscire a smettere di fumare, senza successo. "Abbiamo riscontrato che non ci sono differenze fra fumatori e coloro che usano le e-cig per smettere - commenta in una nota stampa Pamela Ling, che ha diretto l'indagine - e quindi pensiamo che andrebbero vietate le pubblicità che enfatizzano l'efficacia per smettere di fumare di questi prodotti, finchè tali affermazioni non saranno dimostrate da reali evidenze scientifiche''. Non tutti i ricercatori concordano e l'editore di Jama, Nature, riporta i differenti commenti nell'hompage del sito. Per Peter Hajek, direttore della Tobacco Dependence Research Unit della Barts and The London School of Medicine and Dentistry, lo studio dimostrerebbe solo che tali dispositivi sono inefficaci nei forti fumatori e che lo studio casomai avrebbe dovuto confrontare i risultati con altri prodotti usati come metodo per smettere di fumare a base di nicotina. Rosa Stella Principe, pneumologo responsabile del centro di prevenzione e terapia del tabagismo all'ospedale San Camillo di Roma commenta: "Se una persona è pronta a smettere di fumare riesce a farlo da solo. Se a questo tipo di paziente, che coincide generalmente col 2-3% dei fumatori, si dà anche un semplice bastoncino di liquerizia riuscirà nell'intento. Nello studio sono stati osservati sia quelli che hanno usato la sigaretta elettronica che quelli che non l'hanno fatto. Non mi meraviglia la conclusione dell'indagine che attesta il fallimento". Precisa anche Principe, "per valutare la reale efficacia ci vogliono però studi su campioni più numerosi, effettuati a doppio cieco e confrontati anche con altri farmaci antifumo e che seguano i pazienti almeno dopo un anno dalla cessazione". "Sulle e-cig, infine, non ci sono ancora studi sufficienti che attestino quanta nicotina si assorbe a volta, non si riesce a calcolare in modo certo ed è così molto difficile curare la dipendenza. Ma tantissime persone - conclude l'esperta - hanno acquistato tali dispositivi per provare a smettere anche senza sapere nulla sulla loro sicurezza, questo mi pare un elemento molto positivo. Bene farebbero a presentarsi nei centri antifumo degli ospedali italiani, senza dubbio meno pubblicizzati ma che somministrano terapie sicure, efficaci e collaudate da tempo".

fonte: ansa