Ictus, con i nuovi farmaci si risparmiano 230 milioni l'anno

Redazione DottNet | 01/04/2014 13:57

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Un'assistenza sanitaria migliore è sostenibile quando è possibile calcolare i vantaggi futuri. Così Gianfranco Gensini, Vice Presidente la 1/a Sezione del Consiglio Superiore di Sanità, che porta ad esempio le nuove terapie a base di anticoagulanti orali per prevenire l'ictus in persone con fibrillazione atriale.


Proprio in questo caso, studi assicurano fin d'ora risultati clinici futuri quantificabili in 11 mila casi di ictus evitabili ogni anno, corrispondenti a un risparmio di circa 230 milioni di euro l'anno. Questo perché si stima che il costo medio annuo per il paziente colpito da ictus sia di 20 mila euro, e i costi per la famiglia e la collettività siano di 30 mila. La fibrillazione atriale (Fa) è una alterazione del ritmo cardiaco che colpisce un milione di italiani e si associa a un rischio di ictus cerebrale 5 volte maggiore rispetto a chi non soffre di Fa. Si calcola che dei 200 mila casi di ictus stimati ogni anno in Italia, 30-36 mila sarebbero imputabili alla Fa. ''Il fatto è che la Fa è sottodiagnosticata, e il suo trend è in aumento, ma nel 20% di ictus inspiegati c'è una Fa latente'', per Giuseppe Di Pasquale, direttore Cardiologia Ospedale Maggiore di Bologna, che spiega: ''Nella Fa si formano piccoli trombi nel cuore; il rischio di ictus è proprio la possibilità che dal trombo si stacchi un frammento che vada a chiudere un'arteria che porta sangue al cervello. La terapia preventiva è dunque costituita da farmaci anticoagulanti. In Italia però c'è un sottotrattamento, dovuto ai limiti dei farmaci finora usati''. ''Questi farmaci - dice Di Pasquale - son difficili da gestire per il bisogno di continui controlli ematici, per l'interazione con alimenti e altri farmaci. Invece i nuovi anticoagulanti orali (rivaroxaban, dabigatran e apixaban) sono più maneggevoli e sicuri, non richiedono controlli ematici, sono somministrati a dosaggio fisso e non interagiscono con cibi e altri farmaci''. Il Centro Ricerca in Valutazione delle Tecnologie Sanitarie (Università Cattolica di Roma) ha dimostrato come l'utilizzo di rivaroxaban, con quote incrementali (8% il 1/o anno fino al 30% il 3/o anno), consenta di ridurre il numero di ictus di 642 eventi il 1/o anno, di 1636 il 2/o e di 2504 il 3/o anno, con risparmi per il SSN di 7 milioni di euro nel primo anno, 19 mln nel secondo e 32 mln nel terzo''. 

fonte: ansa, iss