Pronto un decreto per chiudere le vertenze ex specializzandi

Redazione DottNet | 02/04/2014 15:04

Una voragine del valore di cinque o sei miliardi di euro. Sarebbe quella che potenzialmente potrebbe crearsi nelle casse dello Stato secondo Massimo Tortorella , presidente della Consulcesi, Associazione per la tutela e la difesa dei professionisti della sanità, se tutti i medici che si sono specializzati tra il 1982 e il 1991 e il 1993 e il 2005, facessero causa allo Stato chiedendo di veder riconosciuti i loro diritti in fatto di retribuzione, contributi previdenziali e riconoscimento di anzianità garantiti da direttive europee attuate dal nostro Paese con grande ritardo.


Nel primo caso, rileva la Consulcesi, nulla è stato loro riconosciuto loro durante il periodo di specializzazione, mentre nel secondo caso e' stata erogata una borsa di studio del valore di 11mila euro annui, ma non vi è stato l'adeguamento retributivo previsto periodicamente, non sono stati versati contributi e non e' stata data alcuna tutela a livello assicurativo, per questo già circa 60mila professionisti hanno intentato una causa. "Dopo anni di azioni legali, ad oggi siamo riusciti a garantire oltre 327 milioni di euro di rimborsi a migliaia di medici in tutta Italia", ha spiegato Tortorella, durante una conferenza stampa che si è tenuta in Senato per la presentazione di un ddl per "l'estensione dei benefici normativi ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione universitarie tra il 1993 e il 2005", a firma dei senatori Luigi D'Ambrosio Lettieri (nella foto) e Andrea Augello. Il Ddl, che come ha spiegato Tortorella, "vuole porre rimedio alle disparita' di trattamento tra generazioni di medici specializzandi in passato e i colleghi più giovani, che a partire dal 2006 hanno una retribuzione di circa 25-35mila euro all'anno" prevede, tra le altre cose, un indennizzo forfettario di 13 mila euro per ciascun anno di specializzazione ai medici che abbiano aderito a una causa di rimborso. Secondo la Consulcesi "insieme a quello illustrato lo scorso luglio per gli specializzandi '82-'91, questo disegno di legge potrebbe evitare al Paese il rischio di dover sborsare miliardi di euro". Il Senatore Carlo Lucherini (PD), al tavolo dei relatori, aggiunge: "sto predisponendo un testo simile negli intenti e nei contenuti a quello presentato. L'obiettivo è il sostegno del mio partito e della maggioranza di governo, in modo da portare entrambe le proposte in Commissione e avere maggiore adesione possibile". Oltre ai due parlamentari citati, presenti anche gli altri firmatari del Ddl, i senatori Piero Aiello e Andrea Augello, che commenta: “siamo di fronte a due interessi convergenti, il rispetto delle norme europee e quello della collettività di sanare un’inadempienza al minimo possibile”, mentre Aiello solleva un’altra questione molto importante: “la sanità si basa su due colonne, medici e pazienti, ma oggi questa impalcatura traballa per il rischio di denunce che intasano i tribunali e costano molto alle casse pubbliche: dobbiamo restituire dignità alla professione”.

I punti cardine della transazione: A titolo forfettario lo Stato paga agli specializzandi un “indennizzo onnicomprensivo di 13.000 euro per ogni anno del corso di specializzazione frequentato”. Non si procede “al pagamento di interessi legali né a somme a titolo di rivalutazione monetaria”. Il  Ddl del senatore Luigi d’Ambrosio Lettieri, FI  “estende i benefici normativi ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione universitarie negli anni dal 1993 al 2005”. Il costo di questa operazione che chiuderebbe, qualora andasse in porto, definitivamente il contenzioso tra Stato e medici specializzandi, è di 20 milioni di euro da pagare a partire da quest’anno. In tempi di spending review ci si chiede come. È lo stesso D’ambrosio Lettieri a spiegarlo, mediante “una corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2014-2016, nell’ambito del programma ‘Fondi di riserva e speciali’ della missione ‘Fondi da ripartire’ dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2014, utilizzando parzialmente l’accantonamento relativo allo stesso Ministero”.In più aggiunge d’Ambrosio Lettieri i tempi per pagare “andrebbero spalmati in un arco temporale di 24-36 mesi”.

La storia: La vicenda riguarda i professionisti che, iscritti alla scuola di specializzazione in medicina dopo la laurea, non hanno ricevuto il giusto compenso durante gli anni della formazione specialistica. Le direttive comunitarie 75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE prevedevano che questi studenti fossero compensati con adeguata remunerazione, ma il nostro Paese recepì con 10 anni di ritardo le norme, riconoscendo solo ai medici iscritti dopo l’a.a. 1991-1992 una borsa di studio annuale di 21,5 milioni di lire, senza alcuna rivalutazione periodica della somma, che invece avrebbe dovuto essere determinata ogni tre anni con decreto ministeriale. Nel 1993 una nuova direttiva, la 93/16/CEE, sostituiva le precedenti, ma venne accolta nel nostro ordinamento solo nel 1999, ribadendo la necessità di dare agli specializzandi un giusto compenso, da rivalutare ogni tre anni, sospesa pochi mesi dopo.  Infine, la direttiva europea 05/36/CE, promulgata nel 2005, stabilì che il percorso della specializzazione fosse a tempo pieno, per garantire un’idonea formazione teorica e pratica del medico, motivo per cui i posti dovevano essere adeguatamente retribuiti. Lo Stato italiano riconobbe tale norma due anni dopo, attribuendo il corretto trattamento eonomico, insieme alla copertura previdenziale e assicurativa, solo per i medici iscritti dal 2007 in poi, privando quindi coloro che si erano immatricolati in precedenza di un diritto chiaramente stabilito. Negli anni si è aperto quindi un contenzioso tra i medici che si sono rivolti alla giustizia per vedersi riconoscere la remunerazione loro spettante e lo Stato. Il Ddl proposto ha proprio l’obiettivo di trovare un compromesso tra le giuste richieste dei professionisti e la necessità di contenere l’esborso da parte delle casse pubbliche. Nel caso del mancato versamento anche degli oneri contributivi, la cifra che ciascun medico può vedersi riconosciuta da un tribunale arriva infatti fino a 180 mila euro.

 fonte: consulcesi, ansa

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