Sbagliano gamba per la protesi al femore: due medici sospesi

Redazione DottNet | 04/04/2014 20:10

Per giustificare un errore i medici dell'ospedale Villa Sofia di Palermo avrebbero impiantato due protesi al femore di un'anziana paziente e non una, come avrebbero dovuto, simulando una doppia frattura per nascondere l'errore.

 

 Sulla vicenda, scoperta grazie a una segnalazione anonima arrivata agli inquirenti e all'ospedale Villa Sofia, ha indagato la Procura di Palermo e venerdì i Nas hanno notificato un provvedimento della magistratura con il quale sono stati sospesi due medici: il direttore dell'unità di Ortopedia Claudio Castellano e il dirigente del reparto Antonio Jacobs. Il provvedimento è stato emesso dal gip Angela Gerardi su richiesta del pm Gianluca De Leo. Gli investigatori ipotizzano che, pur risultando da una radiografia che la paziente aveva riportato la frattura del collo del femore destro, l'equipe chirurgica, abbia impiantato per distrazione la protesi a sinistra. I sanitari si sarebbero accorti dell'errore solo in un secondo momento. A quel punto, secondo le indagini della magistratura, avrebbero inserito un'altra protesi anche a destra, dove c'era la frattura. Per giustificare il doppio intervento i sanitari avrebbero inoltre falsificato la cartella clinica diagnosticando una frattura bilaterale che, secondo i consulenti del pm Gianluca De Leo, dalle radiografie risulterebbe assolutamente esclusa. I due medici sono accusati di falso. Le lesioni colpose, reato perseguibile solo a querela di parte, non sarebbero ipotizzabili in quanto non è stata sporta alcuna denuncia. La paziente tempo dopo l'intervento è morta, ma le indagini hanno escluso che ci sia un nesso tra il decesso e l'errore nell'impianto della protesi. L'ospedale ha adesso inviato tutti gli atti all'ufficio procedimenti disciplinari del nosocomio, incaricato di analizzare il caso e valutare eventuali altre sanzioni. E sempre all'ospedale Villa Sofia si registra un altro caso clamoroso di malasanità: a una donna di 58 anni, Carmela Rivituso, è stato diagnosticato un cancro al rene in fase metastatica, quando si trattava invece di una probabile pleuropolmonite virale. Il giudice monocratico della prima sezione civile del Tribunale di Palermo, Enrico Catanzaro, ha riconosciuto il danno morale ed esistenziale subito dalla paziente quantificandolo in quasi 10mila euro: seicento euro al giorno, per tutto il periodo (16 giorni) in cui la donna è stata convinta di essere una malata ormai in fase terminale.

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