Il taglio degli stipendi non deve toccare i medici: protesta l'Anaao

Redazione DottNet | 06/04/2014 18:57

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Il taglio degli stipendi sopra i 70mila euro dei dirigenti della pubblica amministrazione prospettato dal governo non può riguardare la sanità. Lo sottolinea il segretario nazionale di Anaao Assomed, l'associazione dei dirigenti medici, Costantino Troise.

 

 ''Medici e dirigenti sanitari dipendenti del Ssn - spiega Troise - costituiscono un settore contrattualizzato e come tale sottoposto a blocco dei livelli retributivi dal 2009 con perdita del loro potere di acquisto superiore al 20%. Senza contare il peggioramento di condizioni di lavoro che per gravosità e rischiosità non conoscono eguali nè nel settore pubblico nè in quello privato. Considerarli alla stregua dei manager delle società pubbliche o di altri settori di dirigenza del pubblico impiego di tipo amministrativo, senza tenere conto delle loro specificità e della delicatezza del lavoro che svolgono - rileva - è peggio di un errore, sarebbe un ulteriore segnale di disinteresse per quello che rappresenta per il paese la sanità ed un lavoro che paga le tasse prima ancora di ricevere lo stipendio''. Secondo Troise i dirigenti sono pronti ad azioni di protesta. ''I medici ed i dirigenti sanitari dipendenti non accetteranno senza reagire ulteriori discriminazioni ai loro danni con l'introduzione di una aliquota fiscale più o meno mascherata per i loro stipendi - afferma - Regioni e ministro della Salute facciano al più presto la loro parte per impedire una tale aggressione al sistema sanitario ed ai suoi professionisti''. 

 

Tagli alla sanità: "Speriamo il governo smentisca al più presto quanto riportato da Il Sole 24ore in merito a ulteriori tagli alla sanità, per 4 miliardi all'anno, per 'coprire' la riduzione dell'Irpef. Così sarebbe una beffa e un danno. Sarebbe quasi una partita di giro per quanti beneficiano della minore Irpef: più soldi in busta paga, più spese per i servizi sanitari e le medicine". Lo dichiara in una nota Stefano Fassina (Pd). "Sarebbe un intervento pesantemente regressivo per i cittadini meno abbienti, in particolare per i giovani precari 'incapienti', per i pensionati e per i professionisti e lavoratori autonomi con un reddito mensile inferiore 1.500 euro - sottolinea Fassina - Il Fondo Sanitario Nazionale è stato fortemente ridimensionato negli ultimi anni. I risparmi di spesa dovuti a miglioramenti di efficienza e efficacia vanno utilizzati per ridurre i tickets e le lunghissime liste d'attesa che impediscono l'accesso alle cure a chi non può permettersi la sanità privata. Con i governi Berlusconi e Monti la sanità ha già dato".

 

La replica del ministro:  Il ministro Lorenzin, all'Huffington Post, ancora una volta stoppa i colleghi di Governo: "Spero che quelle che sto leggendo sui giornali - avverte - siano indiscrezioni tipiche delle fasi in cui si cerca di reperire fondi". "Non voglio fare polemiche - puntualizza il ministro - ma per competere sul piano nazionale, investire sulla ricerca e garantire ai cittadini dignitosi e assistenza ospedaliera abbiamo bisogno di miliardi di euro di investimenti. Nessuno immagina che si possano chiedere allo Stato questi miliardi ma ce la possiamo fare attraverso il patto della salute chiesto alle regioni, diverso da quello del passato". Per Lorenzin "serve un processo di riorganizzazione che può durare da uno a tre anni. Stimo un recupero attorno ai 10 mld ma voglio vedere le regioni che cosa dicono. Questi fondi vanno reinvestiti in sanità e anche lì bisogna dire dove vengono allocate le risorse. In questo modo possiamo far fronte alle necessità dei cittadini altrimenti la vedo difficile". “Ci sono – spiega ancora il ministro all’Huffington Post - ancora margini di ruberie, tangenti, mal governo ma la mala gestione e l'incapacità, che sono negative, vanno risolte con degli strumenti che oggi noi abbiamo. Fare i tagli lineari non significa eliminare questi sprechi, significa solo andare a incidere su ciò che serve ai cittadini e cioè i farmaci, assistenza in ospedale, i pronto soccorso, la possibilità di avere accesso alle diagnosi. Facendo prevenzione si va a incidere sui margini di spreco". "Se noi diamo tutto quello che riusciamo a risparmiare alla spending lo Stato poi ridarà alla sanità i soldi che ha bisogno per fare gli investimenti?", si chiede Lorenzin. "No. Quindi è una scelta politica di fondo. Io credo - prosegue - che ognuno debba fare il suo lavoro con grande responsabilità, possiamo immaginare dei meccanismi in cui le regioni con un piano di rientro possano mano a mano ridurre le tasse". A chi annuncia invece chiusure di ospedali e Asl, il ministro della Salute replica: "I risparmi non si fanno con l'accetta ma richiedono ingegneria sanitaria e fiscale".

 

Sale il costo della medicina difensiva: Ogni anno in Italia il costo della medicina difensiva è di circa 12 miliardi: esami non necessari, ricoveri evitabili, tendenza a evitare interventi e terapie rischiose per il paziente e anche per il medico che lavora con il timore di finire davanti ad un giudice. L'allarme è dei medici ospedalieri (Cimo-Asmd) che oggi a Torino promuovono una tavola rotonda alla presenza del viceministro Enrico Costa. "Senza questa spesa inutile - dicono i medici del Piemonte - il Governo Renzi avrebbe già trovato le risorse per gli 80 euro in busta paga agli italiani!". Il 10% dei medici italiani viene raggiunto ogni anno da una richiesta di risarcimento; 31.500 sono le denunce l'anno contro i medici (90 al giorno), ma solo 1 su 10 arriva in Tribunale; il tempo medio della risoluzione delle cause è di 4-5 anni; nell'80% dei casi il medico è assolto. I medici chiederanno, quindi, di dare un confine alla responsabilità del medico; di depenalizzare i processi di risarcimento; di creare un fondo di tipo mutualistico per l'indennizzo dei danni e di prevedere la controdenuncia da parte del medico nei casi di accusa palesemente infondata. Le proposte verranno consegnate al viceministro Costa.

 

Fonte: anaao, ansa, cimo, huffington post