Renzi, niente tagli lineari ma costi standard. Tutti i provvedimenti

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 08/04/2014 22:09

La sanità è sempre nel mirino: i costi sono eccessivi e si punta a colpire sprechi e spese inutili. Ma il premier Renzi tranquillizza: ''Non ci saranno tagli lineari: sulla salute in prospettiva spenderemo di più perché si invecchia. Crescono malattie più complicate''. Intanto dovrebbe essere approvata entro oggi la piattaforma della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) per il rinnovo della convenzione con il Servizio sanitario nazionale, annuncia il segretario della Fimmg, Giacomo Milillo.

 

Renzi e la sanità: Insomma si torna a parlare degli tagli alla spesa farmaceutica in attesa della 'panacea di tutti i mali': l'introduzione dei costi standard. Nel 'Patto della salute' sono stati quantificati ''10 miliardi di risparmi, non di tagli'' precisa il ministro Lorenzin. "La sanità si collega oggi alle grandi sfide economiche del Paese. Se noi abbiamo un orizzonte ampio, possiamo renderci conto che parlare di Stati generali della salute in Italia non significa semplicemente affrontare un centro di costi, noi dobbiamo dire qual'è la strategia che abbiamo" nel Paese, sottolinea Renzi agli Stati Generali della Salute, all'Auditorium Parco della Musica. "Fermo restando il bisogno di un'attenzione ai costi standard anche in questo settore", occorre che "il settore farmaceutico e della ricerca siano un punto di rifermento avanzato nel mondo", ha spiegato Renzi, evidenziando come occorra "sicuramente continuare con le politiche di attenzione ai costi che sono sacrosante e doverose, oltre ad essere un segno di grande uguaglianza verso i cittadini" ma contemporaneamente "dobbiamo dire che l'Italia è un Paese nel quale le idee e le innovazioni dei giovani ricercatori trovano terreno fertile, è un pezzo della scommessa occupazione del Paese". Per Renzi, il settore della sanità si collega quindi "con la vita di tutti i giorni". Sanità, ha osservato il premier facendo alcuni esempio, vuol dire come "costruiamo le scuole", attenzione all'alimentazione con l'obesità che "è uno dei problemi che dobbiamo sicuramente combattere attraverso un'educazione all'alimentazione e alla qualità della vita diversa". Il premier ha quindi ribadito: "E' bene sapere che quando si discute di sanità si discute di noi e si costruisce un pezzo d'Italia". 

 

Le proteste della Cgil: "E' allarme rosso sulla sanità: se a fronte del necessario ristoro di 80 euro in più a chi ha gli stipendi più bassi, un solo euro fosse di nuovo tagliato al servizio pubblico, si tratterebbe di un atto irresponsabile che denunceremo ai cittadini e del quale chiederemo conto al premier e al ministro della Salute", afferma il segretario della FP Cgil Medici, Massimo Cozza, intervenendo agli Stati generali della salute. "Vorremmo ricordare al ministro Lorenzin - ha detto Cozza - che quando si tagliano risorse a chi lavora in sanità, il taglio in sanità c'è, ed i medici e gli infermieri non sono altra cosa". "Ci auguriamo che le indiscrezioni per cui sarebbero decurtate le retribuzioni ai dirigenti pubblici che guadagnano oltre 70 mila euro - ha concluso il leader sindacale - non riguardino i medici e i dirigenti del Ssn; sarebbe un altro schiaffo iniquo a chi lavora nella sanità senza distinguere la particolarità di questo compito". 

 

La Fimmg: In riferimento poi alle voci relative ai tagli alla sanità nell'ambito del documento di economia e finanza, "la speranza - ha detto Milillo - è che i tagli da mettere in bilancio siano da reinvestire nel Ssn". I "principali sprechi - ha concluso il segretario Fimmg - arrivano dalle Regioni per motivi politici, clientelari e burocratici. Ad ogni modo - ha concluso - un'eventuale riduzione di risorse non deve bloccare lo sforzo innovativo del settore". 

 

Gli interventi: Privatizzazioni avanti tutta (12 miliardi l'anno) e un rapporto debito-Pil che inizia a scendere (ma solo dal 2015) grazie ad una ripresa vista però meno forte dell'1,1% del governo precedente (+0,8% la previsione del Def per il 2014) ma che, grazie alle riforme si rafforzerà. Il Cdm fissa le linee della politica economica del prossimo triennio. Con un obiettivo prioritario: abbassare le tasse a famiglie ed imprese in modo ''strutturale'' e far ripartire la crescita. E spuntano nuove 'voci': il raddoppio dell'imposta sulle quote di Bankitalia e l'aiuto anche agli incapienti. Ecco in breve le 'voci' di intervento: -

+80 EURO IN BUSTA DA 27 MAGGIO: E' l'intervento più atteso, quello sul quale il governo gioca la sua credibilità. Un calo delle tasse che porti ad una cifra di circa 80 euro in più in busta paga ai lavoratori intorno ad un reddito di 23.000. Da maggio a dicembre la misura costa 6,6-6,7 miliardi. 10 miliardi l'anno a partire del 2015. Il decreto col quale si sostanzierà il taglio arriva il 18 aprile sul tavolo del Cdm.

SCONTO ANCHE A INCAPIENTI: Lo sconto (anche se non fiscale) dovrebbe portare un contributo anche agli incapienti. Sarebbe già stata individuata la soluzione tecnica.- FINO A 26% IMPOSTA BANCHE SU QUOTE BANKITALIA: Il governo intende innalzare dal 12% al 24-26% l'imposta sulle quote di via Nazionale detenute dalle banche. Protesta l'Abi.

IRAP, SI PUNTA A TAGLIO 10%: Per le aziende il governo intende intervenire sull'Irap: l'imposta regionale sulle attività produttive. La sforbiciata sarebbe del 10% annuo quindi partendo nel 2014 a circa metà anno sarebbe la metà.

RENDITE 'COPRONO' IRAP: I poco più di 2 miliardi che costa il taglio all'Irap arriva dall'aumento delle rendite finanziarie. Con un'aliquota che passa dal 20 al 26%.

SOTTO TIRO I MANAGER PUBBLICI: Manager (ma anche dirigenti) pubblici a rischio. Si punta ad inserire un tetto ai loro stipendi: non potranno prendere più del presidente della Corte di Cassazione (poco più di 300.000 euro l'anno). Ma si potrebbe scendere anche più giù: 239mila euro che è quanto viene riconosciuto al Capo dello Stato. -

MANNAIA SU BENI E SERVIZI: Dalle matite alla carta igienica arriva il nuovo taglio. Le amministrazioni pubbliche dovranno garantire risparmi per circa 800 milioni. Insomma bisogna tagliare la spesa 'improduttiva' e aumentare i servizi. -

ENTI INUTILI: Il primo a finire nel mirino è stato il Cnel (''le famiglie a casa si chiederanno come faremo ora senza il Cnel'', ironizza Renzi). Ma sono moltissimi in Italia gli enti 'sopprimibili'. Ma il percorso non è semplice e i risparmi non sono certi. Anche perchè normalmente il personale viene ricollocato sempre nella pubblica amministrazione. -

ISTITUZIONI A DIETA: Oltre alla riforma del Senato il governo studia come ridurre le spese delle principali istituzioni: Palazzo Madama, Camera e Quirinale in testa. E anche se via via i tagli ci sono stati rimarrebbe un margine di circa 700 milioni ancora da risparmiare. L'invito di Renzi è chiaramente ''rispettoso'' della loro autonomia. -

TAGLI ALLE FELUCHE: Si punta a tagliare gli stipendi ai diplomatici. Ma si annuncia battaglia: il sindacato dei diplomatici italiani (Sndmae) difende infatti la congruità dei propri stipendi. -

TAGLI ALLA SANITA', NON LINEARI: Si torna a parlare degli tagli alla spesa farmaceutica in attesa della 'panacea di tutti i mali': l'introduzione dei costi standard. Nel 'Patto della salute' sono stati quantificati ''10 miliardi di risparmi, non di tagli'' precisa il ministro Lorenzin. E Renzi aggiunge: i tagli non saranno ''lineari'' e inoltre in prospettiva per la Sanità spenderemo di più. -

TAGLI ALLA DIFESA: I tagli arriveranno. Ancora non è noto però se sarà depotenziato o meno il programma di acquisto degli F35.

INCENTIVI ALLE IMPRESE E CAMERE COMMERCIO: Si parla di riorganizzazione da tempo per gli aiuti alle imprese (il famoso dossier Giavazzi messo a punto durante il governo Monti). Gli imprenditori si dicono pronti anche a rinunciare in cambio di un taglio 'congruo' al carico fiscale. L'Irap appunto. Si discute anche di accorpamenti per le camere di commercio.

PRIVATIZZAZIONI, 12 MLD L'ANNO: Il percorso è già avviato per Poste, Enav e Fincantieri. Ma potrebbe coinvolgere molto di più. A partire dalle quotate. Per l'anno in corso gli incassi dovrebbero arrivare a 12 miliardi. Dall'anno prossimo altrettanto dovrebbe andare a coprire il calo del debito pubblico. -

DEBITI DELLA P.A.: Si punta ad accelerare il pagamento dei debiti ed a introdurre un meccanismo per evitare che il debito nei confronti delle aziende si riformi. Dai loro pagamenti lo Stato incasserà un miliardo in più di Iva. 

 

La manovra di Padoan: Più tasse, dunque, sulle banche e sulle rendite finanziarie. Meno tasse per cittadini e imprese. E anche per gli incapienti. Chi cioè guadagna talmente poco da essere esente dall'Irpef. La 'manovra' targata Pier Carlo Padoan prende forma e il ministro dell'economia, dopo il Cdm che ha varato il Def, rivendica: i conti pubblici sono ''a posto''. E questo servirà anche a cambiare le regole europee, a partire dal semestre a guida italiana, per creare più crescita e più lavoro. Il premier Renzi divide la scena solo con Padoan. Gli da più volte la parola chiamandolo Pier Carlo. E si capisce che , dopo giorno al lavoro sul nuovo Def, e' il vero e proprio debutto del ministro dell'Economia a cui spettano questa volta spettano i riflettori principali. ''Pier Carlo'' illustra a grandi linee il percorso delineato dal documento di economia e finanza confermando tutti gli impegni presi. Soprattutto sul fronte delle riforme (perchè anche le riforme istituzionali hanno un chiaro effetto economico) e dal taglio fiscale che si conferma sia per i contribuenti, sia per le imprese. E se per queste ultime la copertura è già da tempo individuata con l'aumento della tassazione sulle rendite dal 20 al 26% una nuova copertura arriva a sorpresa annunciata da Matteo Renzi in Cdm: l'aumento delle imposte che le banche pagano sulle loro quote (rivalutate) della Banca d'Italia. Attualmente (con l'aliquota al 12%) l'incasso per il quale le banche dovrebbero mettere mano al portafoglio sarebbe di 1,2 miliardi. Si arriverebbe circa al doppio sia di aliquota sia di incasso. Serviranno ad integrare le coperture che - spiega il Premier - saranno pari a 6,7 miliardi: 4,5 miliardi dalla spending review, 1,2 dalle quote bankitalia, 1,0 dai maggiori incassi Iva che derivano dal pagamento dei debiti Pa. Anche sul fronte dei ''beneficiati'' ci sono novità. Rimane lo sconto Irpef per chi ha meno di 25.000 euro, gli 80 euro mensili che ''equivalgono ad una tredicesima'' dice Renzi. Ma non saranno abbandonati anche i più poveri, quelli che non pagano Irpef, i cosiddetti incapienti. Per loro è stata individuata una soluzione (probabilmente un bonus) Per scoprire tutto bisognerà attendere ancora 10 giorni. Il 'percorso' messo a punto da Padoan è delineato e si concretizzerà (per la parte fiscale) il prossimo 18 aprile quando il Cdm varerà un decreto ad hoc. E arriva anche il taglio ai manager pubblici. Con un tetto vicino a quanto percepisce il Presidente della Repubblica. La sua esperienza internazionale spinge Padoan alla prudenza che si vede poi nelle proiezioni sull'andamento delle macro cifre. Innanzitutto il Pil che crescerà dello 0,8%, meno dell'1,1% previsto nella nota di aggiornamento del precedente governo. Insomma una stima ''ragionevole'' - dice Padoan - accompagnata da un percorso di aggiustamento della finanza pubblica che prevede un deficit al 2,6%. Comunque ''la nostra finanza pubblica è a posto''. Quindi per ridurre il debito basterebbe avere un livello soddisfacente di ''crescita nominale'', ovvero un'inflazione vicina al 2% e un Pil in aumento di circa l'1%. Questo farebbe ridurre il debito in modo automatico. Ma i dati del Def fanno vedere un rallentamento nel calo del Debito che quest'anno salira' ancora al 134,9% del Pil un record assoluto e che scenderà a quota 120% solo nel 2018, con un anno di ritardo. L'Italia rispetta le regole, dice Padoan. E - aggiunge Renzi - essendo un paese ''forte'' potrà chiedere all'Europa di cambiare passo. Anche perchè - spiega il ministro - l'Italia ha avuto un picco di debito proprio per rispettare le regole europee e dar corso agli impegni presi: ''il debito è andato su perchè l'Italia ha contribuito ai fondi salva Stati; abbiamo fatto alcune operazioni che sono state suggerite dalla Ue come il rimborso del debito della P.a. E la terza ragione, forse la più rilevante e con la quale il governo ha poco a che fare è l'andamento poco soddisfacente della crescita nominale''. Dunque a questo si punterà: conti a posto, più crescita e più lavoro. Intanto ''le privatizzazioni continueranno. la discesa del debito-Pil inizierà a vedersi presto e accelererà via via che la crescita prenderà forza. Sostenere la crescita è il modo migliore per abbattere il debito. Enav e Poste sono in fase avanzata. Continueremo su questa strada''.

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