Movimento farmacisti: dalla fascia C all'occupazione

Redazione DottNet | 10/04/2014 15:48

sindacato farmacia università fascia-c

"Abbiamo voluto chiamare questo incontro, questa tavola rotonda "Farmacista: una nuova storia da scrivere" perché crediamo sia arrivato il momento di riflettere, ragionare e progettare una nuova professione Tutti gli indicatori, da quelli economici e sociali ci dicono che la società sta cambiando e lo sta facendo anche con una certa velocità e non solo per la crisi economica. Ma come in tutte le storie che si scrivono è necessario indicare un percorso, uno svolgimento logico a quello che si vorrà raccontare"

Così Agnese Antonaci ha introdotto il convegno che il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti ha organizzato all'interno di FarmacistaPiù lo scorso 6 aprile a Roma. Alla presenza dei relatori Maurizio Cini, Professore Ordinario di Tecbnica e Legislazione all'Università di Bologna, di Ettore Novellino Presidente della Conferenza dei direttori dei Corsi di laurea in farmacia, Antonio Longo Presidente del Movimento Difesa del Cittadino, Vincenzo Devito e Fabio Romiti rispettivamente Presidente e V. Presidente del MNLF si è svolto un confronto molto serrato sui principali temi della professione partendo dalla situazione economica e da quella dell'Universtà.

Nei scorsi mesi il dibattito sul corso di studi di farmacia si è acceso per la proposta di assegnare un numero programmato a livello nazionale per accedere alle facoltà di Farmacia. Sul numero chiuso le posizioni sono rimaste tali con Novellino che conferma al termine di una revisione del percorso di studi che parta da una analisi delle competenze del farmacista, l'opzione numero chiuso. Mentre il MNLF ne è profondamente contrario pur ribadendo l'assoluta necessità di una riforma del corso di studi che vada verso una maggiore specializzazione della laurea. Posizioni divergenti che si sono confrontate apertamente in un dibattito anche serrato, ma rispettoso di tutte le posizioni. Dall'analisi della situazione occupazionale generale al ragionamento sugli sbocchi professionali con la richiesta di fornire maggiori opzioni al professionista corregendo l'errore di creare le opportunità su un criterio centrato esclusivamente sulla farmacia. "E' necessario incrementare le opportunità perché il mondo del lavoro chiede profili lavorativi sempre più specializzati, ma è anche necessario sostenere l'imprenditorialità dei laureati e valorizzare le professionalità che esistono e questo soprattutto in farmacia. Gli spazi non mancano nel campo della ricerca e in quello dell'industria, ma le nuove esigenze di risparmio della sanità pubblica indicano nuove figure professionali che non possono essere sottovalutate dai farmacisti italiani il cui profilo professionale sembrerebbe al contrario designato come il più adatto per ricoprire quei ruoli."

Nuovi spazi e nuove opportunità, questo potrebbe essere il senso della testimonianza, "suggestione" che Gaetano De Ritis ha voluto portare con il suo intervento a beneficio dei relatori. negli ospedali, cliniche private, ovunque è necessario contenere  le spese, la professione di farmacista può dare il proprio contributo perchè dotato di un bagaglio di saperi che lo colloca al primo posto per svolgere quei compiti di controllo e  razionalizzazione senza diminuire le qualità delle prestazioni. In corsia ma anche "cerniera" tra le esigenze tecniche ed amministrative delle strutture pubbliche ove la conoscenza coniugata con l'analisi economica può portare rilevanti risparmi di risorse. "Nel progettare il futuro non possiamo fare a meno di considerare molto seriamente dove sta andando la nostra società e a quali sfide sarà chiamata la sanità pubblica nei prossimi 50 anni. L'Italia, lo sappiamo è tra i Paesi dove l'indice di vecchiaia è il più alto in Europa. Secondo solo alla Germania. L'indice di vecchiaia è il rapporto in percentuale tra la popolazione più anziana (65 anni e più) e qulla più giovane (meno di 15 anni). Questo comporterà nel prossimo futuro tutta una serie di problemi economici che gli Stati saranno chiamati a risolvere. Dovranno essere fatte delle scelte e queste scelte ricadranno anche sulla nostra professione. Valutare per tempo questi scenari potrebbe evitare di farci cogliere impreparati".

Quale sarà il ruolo della professione davanti a queste sfide, quali i servizi e le opportunità che i professionisti del farmaco riusciranno a realizzare. La prevenzione e i servizi potrebbero essere i campi su cui giocare il proprio futuro. "Serve un salto culturale della professione e serve oggi. Magari guardando alle esperienze di altri Paesi dove l'adozione di Linee Guida create e sviluppate all'interno della professione  ha trainato l'intera categoria ed ottenuto il riconoscimento dei responsabili della sanità pubblica."

Quindi il tema delle parafarmacie e della liberalizzazione dei farmaci di fascia C. "E' un settore che piaccia o non piaccia esiste, crea lavoro, reddito e rappresenta uno degli ambiti lavorativi a cui il farmacista può guardare.
Dalla legge Bersani ad oggi alcune cose sono cambiate (poche), oggi nelle parafarmacie il farmaco veterinario con ricetta ha piena dignità e il farmacista è pienamente autorizzato a realizzare preparazioni ancorchè senza ricetta medica. Le parafarmacie pur registrando nel 2013 un aumento in volumi e in valori non riescono a scalfire in maniera sensibile quel 90% del mercato detenuto dalle farmacie. Ciò significa che per quanto riguarda SOP e OTC la fetta della torta che tocca alle parafarmacie dopo circa otto anni dall'approvazione della legge è di circa 243 milioni di euro, appunto il 10%.
Se questo ragionamento fosse trasferito sui farmaci di fascia C la quota sarebbe intorno ai 380 milioni di euro.
Sempre nell'intento di offrire altri elementi di riflessione è opportuno rilevare come nel 2013 i farmaci generici abbiano incrementato in fascia A del 25% il numero di pezzi venduti, mentre in fascia C, quella a totale carico dei cittadini questo incremento è stato di appena dello 0,9%. Unica eccezione tra i farmaci generici di fascia C che hanno avuto buone performance il SIDENAFIL. Altro elemento, dati alla manose una eventuale liberalizzazione dei farmaci di fascia C porterebbe o meno alla chiusura delle piccole farmacie è la distribuzione delle parafarmacie sul territorio.
Bene, solo il 2,3% delle parafarmacie è presente in comuni con meno di 2499 abitanti e  il 15,4% nei comuni tra 2500 e 7499. Tutto ciò mentre l'AIFA applica un delisting perlomeno discutibile. Allora la domanda è la seguente: preso atto che il fenomeno delle parafarmacie non è passeggero e che al contrario è in crescita, lo si deve continuare ad ignorare o lo s deve cominciare a guardare da una prospettiva diversa, appunto quella delle opportunità possibili per il farmacista? Questa la domanda a cui i relatori non si sono sotratti con Cini che pur contrario a quanto fatto con le parafarmacie concorda con la ricerca di una soluzione.

fonte: movimento liberi farmacisti