2,4 miliardi di tagli alla sanità: ospedali e specialistica nel mirino

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 17/04/2014 18:26

E così i tagli alla Sanità sono arrivati. La mano di Cottarelli - e non solo- è andata a incidere su un settore che è già in notevole sofferenza. Le promesse e le rassicurazioni del ministro Lorenzin sono servite a ben poco. La sforbiciata servirà a ridurre le tasse in particolare alle fasce di reddito più basse. Vediamo come

 

Tagli alla sanità per circa 2,4 miliardi di euro in due anni. Le risorse per finanziare il Servizio Sanitario Nazionale saranno ridotte di 868 milioni quest'anno e 1,5 miliardi dal 2015. E' quanto prevede una delle misure contenute nella bozza, ancora in definizione, del decreto per il taglio dell'Irpef. La sanità contribuirà soprattutto attraverso il dimagrimento delle voci dell'acquisto di beni e servizi. Nella bozza si prevede infatti che le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano "sono tenute a ridurre la spesa per l'acquisto di beni e servizi per un importo complessivamente pari a 200 milioni di euro per l'anno 2014, 500 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015". Oltre a questo, si potrebbe optare per una sforbiciata anche alle tariffe delle convenzioni per la specialistica e l'ospedalità privata. Qui il taglio sale dal 2% al 3,5% nel 2014, e arriva al 4% a decorrere dal 2015. Fissato poi un tetto per la spesa farmaceutica territoriale: nel 2014 passerà dall'attuale 11,35% all'11,25% del Fondo sanitario nazionale, mentre quella ospedaliera viene rideterminata dal 3,5% al 3,4%. A decorrere dal 2015, i tetti saranno rispettivamente dell'11,20% e del 3,35%.

 

Secondo l'impianto del decreto per ora sul tavolo, la sforbiciata all'Irpef si concretizzerà in un bonus del 3,5% fino a 17.714 euro di redditi annui, poi sarà fisso a 620 euro tra 17.714 e 24.500 euro e scenderà progressivamente, azzerandosi alla soglia dei 28.000 euro. La detrazione Irpef prevista dal decreto all'esame domani del Cdm, per il 2014 ammonta all'intero bonus previsto, circa 80 euro al mese. Il credito fino a 620 euro nel 2014 per i redditi fino a 24.500 euro va spalmato infatti sugli otto mesi che mancano alla fine dell'anno, entrando in vigore da maggio. Il bonus, se considerato sull'intero 2014, varrà dunque poco più di 50 euro.

 

 Gli 80 euro al mese ci saranno, dunque, anche se la portata complessiva della manovra si dispiegherà completamente solo dal prossimo anno, il primo interamente disponibile per il governo. Nel 2015 si avrà così un taglio del 5% per i redditi fino a 19.000 euro, o 950 euro per la fascia tra i 19.000 e i 24.500 euro. Per gli incapienti ci sarà invece un bonus che sarà assegnato in due tranche dai sostituti d'imposta e attribuito sugli emolumenti corrisposti in ciascun periodo di paga rapportandolo al periodo stesso. Per i soggetti con redditi fino a 8mila euro, si pensa in particolare a un un bonus per colf e badanti che verrà anticipato dalle famiglie presso cui lavorano, che poi potranno scontare i contributi versati all'Inps.


Per quanto riguarda le imprese, invece, l'aliquota principale dell'Irap passerà dal 3,9% al 3,5% nel 2015, mentre per quest'anno è prevista un'aliquota intermedia del 3,75%. Lo prevede sempre la bozza. Calano anche le altre aliquote previste per banche e agricoltura: dal 4,2 al 3,8 per cento, dal 5,9 al 5,3 per cento, dall'1,9 all'1,7%.

 

 

Il commento dell'Anaao: "Ai cittadini toccherà colmare il gap tra costi e servizi" mentre "tutti tacciono", dalle Regioni alle Università, dai sindacati agli ordini professionali. E' la posizione dell'Anaao Assomed, associazione che riunisce i medici dirigenti, sul def per la sanità che il Consiglio dei Ministri ha preparato ed il Senato si accinge ad approvare. Nonostante gli allarmi lanciati sul rischio di "uno sgretolamento del sistema sanitario" e sui guasti "provocati da una progressiva restrizione del perimetro di tutela pubblica della salute", il Documento di Economia e Finanza, scrive Anaao prevede "crescita dei costi del personale per i prossimi anni invariata rispetto agli anni più recenti, cioè zero o meno; blocco del turnover sine die, con buona pace delle attese dei giovani medici" e dei livelli di assistenza che al sud sono "sempre più eventuali" invece che essenziali; riduzione del fondo sanitario nazionale conseguente alla previsione di un PIL in ribasso". E ad aggravare la situazione, il decreto legge che sarà approvato domani dal Governo porterà, secondo indiscrezioni di stampa, "un taglio lineare al fondo sanitario nazionale di 4 miliardi in tre anni ed una amputazione chirurgica degli stipendi di tutti i professionisti della sanità". "Il grido di dolore per quanto accade è rimasto", però, prosegue la denuncia "solo sulla bocca dei medici e dei dirigenti sanitari". "Tacciono le Regioni immerse nell'oblio di un patto tradito prima ancora che venisse stipulato. Tacciono le organizzazioni sindacali delle nuove professioni sanitarie, soddisfatte di competenze avanzate e di condizioni di lavoro arretrate. Tacciono gli ordini professionali per i quali il decoro e la dignità professionale sono fattori indipendenti dal contesto. Tacciono - conclude la nota - le Università che non hanno ancora capito che se si abbassano i nostri stipendi caleranno anche quelli dei medici universitari".

fonte: ansa, adn, anaao, intersindacale

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