Scambio embrioni, occorre hi tech ma mancano fondi

Redazione DottNet | 18/04/2014 19:23

Sistemi di controllo completamenti automatizzati e computerizzati in cui il margine di errore si riduce pressoché allo zero. Sono quelli utilizzati nella totalità dei Centri di procreazione medicalmente assistita (pma) in Gran Bretagna ed in molti centri di eccellenza in Europa.



Diversa la situazione in Italia, dove l'Hi-Tech contro gli errori è presente solo in alcune realtà della Sanità pubblica, complice la carenza di fondi a disposizione delle strutture. Il tragico errore che ha portato ad uno scambio di embrioni all'Ospedale Pertini di Roma riaccende i riflettori sulla questione della sicurezza, un fronte delicato rispetto al quale varie sono le opzioni sul campo. In Gran Bretagna, ad esempio, spiega l'embriologa Laura Rienzi, i centri di pma hanno deciso di utilizzare il sistema 'Ivf whitness', che tradotto significa 'Il testimone della fecondazione assistita': si tratta di un sistema completamente automatizzato e involontario che 'riconosce' ogni singola provetta contenente embrioni o gameti. Le provette sono infatti dotate di microchip elettronici a radiofrequenze che vengono letti in automatico dal sistema, che associa poi i codici alla coppia interessata. Ogni paziente, poi, è dotata di una card personale che, inserita in un monitor in sala operatoria, attiva il sistema computerizzato che, a sua volta, assegna automaticamente le provette corrispondenti.

Insomma, le manipolazioni da parte degli operatori vengono così mantenute al minimo, riducendo drasticamente il margine di errori che però, precisa l'esperta, ''va detto che sono già rarissimi nell'ambito delle procedure di pma''. Un sistema di questo tipo, altamente tecnologico, rileva Rienzi, ''rappresenta il metodo di controllo più sicuro perché la tecnologia aiuta a minimizzare, arrivando pressoché allo zero, anche il ridotto rischio di errore umano; vari, però, sono i sistemi esistenti e validati che possono essere impiegati nei centri di pma. Negli Usa, ad esempio, i sistemi impiegati prevedono invece una più forte componente di validazione umana''. In altri termini, chiarisce Rienzi, ''oggi disponiamo di tante procedure di validazione, anche manuali, che permettono di ridurre il rischio di errori vicino allo zero, ma ovviamente la tecnologia offre un'importante 'marcia' in più''.

In Italia, sono due i centri di pma, a Roma e Napoli, che utilizzano la procedura totalmente automatizzata. Nella Sanità pubblica, la situazione, come rileva la Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso), si presenta invece a macchia di leopardo: in alcuni ospedali e centri pubblici per la pma sono infatti presenti sistemi automatizzati, ma in molte altre realtà non accade altrettanto. Il nodo è sempre quello delle risorse ed a fronte di tagli e fondi in diminuzione, commentano dalla Fiaso, le aziende ospedaliere sono spesso costrette a fare delle scelte, privilegiando solo alcune delle priorità comunque presenti.

fonte: ansa

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