Scongiurati i tagli alla sanità, ipotesi sui futuri scenari

Redazione DottNet | 21/04/2014 09:48

Entrata venerdì scorso in Consiglio dei ministri sul piede di guerra, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ne è uscita, poche ore dopo, 'vincitrice': nessun taglio alla Sanità nel Dl Irpef, anzi, come ha affermato in conferenza stampa lo stesso premier Matteo Renzi, la parola 'sanità' nel decreto non compare proprio. Un braccio di ferro, quello tra i dicasteri della Salute e dell'Economia, durato giorni e dall'esito ancora incerto fino a poco prima della riunione del Cdm.

Lorenzin, in mattinata, era stata chiara: "Sui tagli alla sanità io sono combattiva fino all'ultimo momento, il sistema nazionale non può reggere tagli lineari", aveva tuonato. Ed ancora: "Non ho pensato di dimettermi; ho pensato invece di combattere", perché "la politica sanitaria e la salute delle persone hanno bisogno di una strategia: se ci sono tagli sugli acquisti a me vanno bene. Nella sanità ci sono ancora tanti sprechi, nelle lavanderie degli ospedali, nelle mense nella gestione dei rifiuti. Ma non si può andare a toccare i servizi primari alle persone". Una levata di scudi, quella del ministro contro i tagli al settore, che ha dato il risultato sperato, sulla base delle argomentazioni chiarite dalla stessa Lorenzin: "Dalla Sanità - aveva ribadito in conferenza stampa nella sede di Ncd prima del Consiglio dei ministri - si può risparmiare moltissimo, ho quantificato dieci miliardi di euro, che però possono essere riarmati attraverso degli interventi strutturali".

 "Disponibile al risparmio", Lorenzin ha però precisato che questo risparmio "non lo gestisce e determina la Ragioneria ma il Ministero della Salute in accordo con la conferenza Stato-Regioni".  Motivazioni che, evidentemente, hanno avuto un peso nell'ambito della discussione in Cdm. Tanto che, ancora prima che la riunione terminasse, Lorenzin 'esultava' su twitter: "Ufficiale, niente tagli alla Sanità! Non una vittoria personale ma dei cittadini e del SSn. Ora avanti tutta, con Patto salute e riforme".  Dunque, il ministro ha vinto il braccio di ferro, ottenendo il via liberaa quella politica di 'Spending interna' che da sempre ha sostenuto: "Rimane intatto - ha spiegato infatti in serata - il principio che io ho affermato in questi mesi di fare tagli e risparmi attraverso il Patto della salute e reinvestirli in sanità" e "il decreto dà autonomia alle regioni e agli enti locali di gestire una serie di recuperi permettendo per quanto ci riguarda come comparto di effettuare investimenti in innovazione, ricerca e personale''. Ora, è il monito di Lorenzin, "il Servizio Sanitario Nazionale non ha più scuse. Bisogna chiudere il Patto sulla Salute in pochi giorni, indicando i risparmi possibili, da reinvestire laddove c'è necessità, ovvero, appunto, in investimenti, farmaci innovativi e ricerca". 

Ipotesi future: Il ministro annuncia poi la riforma dell'Agenzia per il farmaco, che oggi è burocratica e inefficiente, e dovrà essere potenziata usando anche i finanziamenti di Big Pharma. Il tutto a partire dall'accordo con le Regioni, di cui si attende il rinnovo dal 2012: «Chiudiamo il Patto con le regioni sulla salute degli italiani entro i primi di maggio. E spero si comprenda che è l’ultima chance per le riforme. Il Servizio sanitario nazionale non ha tempo. Ci sono delle cose da fare subito» dichiara il ministro. La questione chiave è la razionalizzazione che permetterà di risparmiare 10 miliardi da reinvestire nella sanità pubblica. «Non li trovo sotto i cavoli. Ma si possono recuperare intervenendo sui processi strutturali. Pensiamo soltanto alla digitalizzazione del Ssn: ci porterà un risparmio di 7 miliardi di euro perché elimina le inefficienze, e ogni inefficienza ha un costo. Come è accaduto per i costi standard: la Corte dei Conti ha detto che avrebbero portato un risparmio tra 3 e i 4 miliardi di euro. La stessa cosa accadrà con le centrali uniche di acquisto. E poi c’è tutto il tema degli appalti in essere: dovremo rinegoziare parte dei nostri debiti con i fornitori. E mettere mano alla gestione dei posti letto. Sono tutti interventi che ci faranno recuperare risorse. Se la macchina funziona, però». E accusa: se la macchina non funziona è perché sbagliano gli uomini, «se hai un bravo direttore, un ospedale funziona. E noi, come governo, non possiamo accettare che ci siano dei disservizi, mai risolti».
 

 

Nessun taglio alla sanità, conferma il premier Renzi: "Se qualcuno trova la parola sanità nel decreto - è la sfida del premier - gli pago da bere".  Oltre che sui presunti tagli diretti alle prestazioni i timori degli operatori si erano addensati in questi girni anche sui loro stipendi. Si era infatti parlato di tetti stipendiali per diversi scaglioni di reddito, con il più basso fissato a 60 mila euro che, se confermato, avrebbe voluto dire una belal sforbiciata anche per molti dirigenti medici, sanitari e amministrativi del Ssn. Renzi ha smentito tutto e ha assicurato che l'unico tetto agli stipendi nella PA sarà quello per i top manager pubblici per i quali è stata fissata la soglia massima di 240 mila euro

 

I "mitici" 80 euro in busta paga da maggio, per "10 milioni di lavoratori". Il presidente del Consiglio Matteo Renzi scende in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri e con 10 tweet ("per le slide, questa volta - ammette - non c'è stato tempo) illustra il decreto legge 'Italia coraggiosa'. "Parola mantenuta, alla faccia dei gufi e dei rosiconi", dice, spiegando di aver preferito rinviare il bonus per gli incapienti e le novità per gli autonomi pur di approvare la misura così come l'aveva annunciata nelle scorse settimane. I ''denari", sottolinea poi, sono "strutturali" e se per il 2015 non sono scritti nero su bianco nel decreto saranno indicati, assicura, nella Legge di Stabilità. Tetto di 240 mila euro agli stipendi dei manager e degli "alti magistrati" (la norma 'Olivetti'), tagli alla Difesa per 400 milioni, di cui 135 milioni di euro arriveranno dagli F35, risorse dall'aumento della tassazione delle plusvalenze di Bankitalia (la voce più corposa quest'anno con 1,8 miliardo) e dagli introiti Iva ma anche dal pacchetto sobrietà e dalla centralizzazione degli acquisti di beni e servizi: si tratta in tutto di risparmi per 6,9 miliardi quest'anno che raddoppiano l'anno prossimo. E' una "rivoluzione", secondo il premier, quella che è cominciata, in grado di ridare "soldi ma soprattutto speranza e fiducia agli italiani".

 

E per questo che si chiedono sforzi a chi finora la cinghia non l'ha tirata, dagli dirigenti alle toghe. Anche se questo porta polemiche: "Non ho paura - assicura Renzi - di dire che mettere un tetto agli stipendi delle toghe non è un attacco alla indipendenza della magistratura". E poi rivolto all'Anm: "Io non commento le sentenze - aggiunge - e mi aspetto che i giudici non commentino il processo di formazioni delle leggi che li riguardano". Le leggi, "esattamente come le sentenze, si rispettano - è però la replica in serata del presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli - ma si possono commentare". Tra quelli che dovranno fare la loro parte, anche la Rai: "E' chiamata a concorrere al risanamento con 150 milioni di euro, è autorizzata a vendere Rai Way e a riorganizzare le sedi regionali. Ma - concede Renzi - deciderà lei che cosa fare". Con in testa la "semplificazione" della macchina amministrativa poi il governo ha deciso di sforbiciare le municipalizzate che si vedono ridotte da 8mila a mille. Il che oltre che semplificare farà fare anche cassa, come la stretta sulle auto blu e sugli spazi a disposizione dei dipendenti che oggi dispongono di 44 metri quadrati ciascuno e che da domani si dovranno accontentare della metà.

Altro provvedimento riguarda l'abolizione delle tariffe postali agevolate ai partiti per i candidati in piena campagna elettorale. Non a caso una misura sulla quale i ministri si sono mostrati scettici, racconta lo stesso Renzi: "Si sono fidati di me e di Padoan". Ministro dell'Economia che assicura come grazie al mix di interventi a breve termine e riforme strutturali ora "l'Italia possa guardare avanti", confidando di poter tornare a crescere. "Il prossimo anno - annuncia Padoan con orgoglio - abbiano addirittura più risorse di quelle necessarie. Così rimane un grado di libertà: un sogno, per chi fa politica economica". Grazie al quale Renzi può dire di "non temere il Parlamento. Queste - chiosa - mi paiono godere di un ampio consenso in Parlamento. E mi chiedo come fa il M5S a non votarlo".

 

 

Ecco i dettagli:  

 

NESSUN INTERVENTO SU SANITA' E CAF: Sanità e Caf non compaiono più nel decreto. I due interventi, anche corposi, apparivano invece nelle bozze circolate nei giorni scorsi. I Caf ''lavoreranno un po' meno grazie all'invio digitale della dichiarazione dei redditi per 32 milioni di cittadini”.

BONUS 80 EURO STRUTTURALE: I ''mitici'' 80 euro in più in busta paga - spiega lo stesso Renzi - sono ''una misura che non è una tantum, ma strutturale come è strutturale il processo del taglio della spesa'', cioè la spending review. Si tratterebbe di 80 euro per tutti con un leggero decalage tra i 24 e i 26.000 euro. Ma per il 2015 l'intervento sarà previsto dalla legge di Stabilità: una necessità per individuare le coperture. -

OK A TAGLIO IRAP: Si conferma il taglio del 10% in via strutturale all'Irap che dovrebbe essere finanziato con l'aumento del prelievo sulle rendite finanziarie. -

SI STUDIA ANCORA SU INCAPIENTI E PARTITE IVA: E' stato in bilico fino alla fine. Alla fine si è scelto di posporre l'intervento sugli incapienti a data da destinarsi. Lo stesso per gli autonomi. ''Non do tempi'', dice Renzi. ''Ha prevalso - spiega - l'obbligo di mantenere l'impegno di dare 80 euro a 10 milioni di persone''. -

CINQUE AUTO BLU PER MINISTERO: Solo cinque auto blu per ministero. E' uno dei tagli previsti dal decreto che Renzi ha spiegato cosi': in pratica i sottosegretari andranno a piedi. Cottarelli, il commissario alla Spending Review, aveva ipotizzato anche una sola auto per dicastero. - MENO SPAZIO PER DIPENDENTI: Lo spazio destinato la lavoro dei dipendenti pubblici ''si restringe'': da 44 a 24 metri quadrati. L'obiettivo e' quello di risparmiare sugli affitti. -

'COPERTURE 6,9 MLD 2014; 14 IN 2015: Le coperture per l'intervento sono di 6,9 miliardi nel 2014 che diventano 14 nel 2015. In realtà per coprire l'Irpef l'anno prossimo - dice Pier Carlo Padoan - ne basteranno 10. Gli altri 4 si potranno utilizzare per altri interventi. ''Un sogno - dice Padoan - per chi fa politica economica''. -

DA DIFESA 400 MLN, 150 DA F35: La difesa contribuisce per 400 milioni di euro, di cui 150 con lo spostamento del programma F35. -

TETTO A STIPENDI PUBBLICI ANCHE MAGISTRATI: Tetto a 240.000 euro per gli stipendi del settore pubblico. Non sarà retroattivo e non riguarderà le pensioni. Riguarderà però anche i magistrati. -

100 MLN DA EDITORIA: Non ci sarà più l'obbligo di pubblicate gli annunci sui quotidiani. Vale 100 milioni. -

DALLE BANCHE 1,8 MLD: A contribuire in particolar modo (1,8 miliardi) saranno quest'anno le banche che possiedono quote (rivalutate di Bankitalia. L'Abi ha già annunciato ricorsi. -

ALTRI 8 MLD DA P.A A IMPRESE; 1,6 MLD IVA: Il governo sblocca altri 8 miliardi di debiti verso le imprese. E il Governo conta sul fatto che questi, insieme agli altri già sbloccati, genereranno nel biennio 2014-2015 1,6 miliardi. -

2 MLD DA AGEVOLAZIONI IMPRESE: Dalle agevolazioni alle imprese arriveranno 2 miliardi in due anni.

2,2 MLD TRA INNOVAZIONE E SOBRIETA': Taglio alle auto blu, semplificazioni, tempi certi. Tra 'innovazione' e 'sobrietà il governo punta ad incassare nel biennio 2,2 miliardi. Per le auto blu - dice Renzi - non ce ne potranno essere più di 5 a ministero.

MEGA COPERTURA DA LOTTA EVASIONE: Dalla lotta all'evasione il governo punta a incassare 3, 3 mld nel biennio: 300 milioni nel 2014; 3 miliardi nel 2015. -

1,1 MLD DA MUNICIPALIZZATE: Municipalizzate sotto tiro: 100 milioni nel 2014, 1 miliardo nel 2015. Si punta a passare da circa 8.000 a 1.000 municipalizzate. -

TAGLIO BENI E SERVIZI: Dalla voce acquisti di beni e servizi si otterranno 2,1 miliardi divisi in tre parti: enti locali, Regioni e Stato che contribuiranno ciascuno con 700 milioni. -

RAI PUÒ VENDERE RAI WAY: La Rai è chiamata a concorrere al risanamento con 150 milioni. e' autorizzata a vendere Rai Way e riorganizzare le sedi regionali.

SPESE ON LINE O TAGLIO A TRASFERIMENTI: Renzi spiega che tutte le spese degli enti locali e anche di quelli centrali saranno online entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto. La previsione di legge già c'era ma non era sanzionata. Ora se il singolo comune non fornisce il dettaglio delle spese il governo ridurrà i trasferimenti.

 

fonte: ansa

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