Stamina, venti indagati tra medici, dirigenti Aifa e manager

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 23/04/2014 19:51

Non solo non ci sono stati miglioramenti nella salute dei pazienti sottoposti alla metodica Stamina ma, anzi, si sono "verificati eventi avversi in un numero significativo" di essi: è questo ciò che si legge nell'avviso di chiusura indagini sul metodo Stamina messo a punto dalla procura di Torino. Venti gli indagati, tra cui Davide Vannoni, il 'padre' del metodo. 

 

 

L'accusa principale è associazione per delinquere, reato che viene contestato agli indagati a partire dal 2006. Corposo il capo di accusa, ben 72 pagine, in cui sono condensati gli esiti delle indagini dei carabinieri del Nas. Tra le accuse ci sono anche le minacce ai genitori di una piccola paziente. Ne risponde il medico Marino Andolina per una telefonata che avrebbe fatto intorno al 3 gennaio di quest'anno "dicendo che non avrebbe avuto pietà di loro e che gliela avrebbe fatta pagare" per le dichiarazioni che i genitori rilasciarono ai quotidiani. Per Davide Vannoni si procede anche per diffamazione per dei post su facebook riferiti al Cardiocentro Ticino di Lugano: avrebbe definito "cialtrona" una biologa e, parlando in generale dei medici, avrebbe scritto "non sopporto i vigliacchi". Sono 101 i casi di pazienti trattati con il metodo Stamina e nell'avviso di chiusura indagini si espongono i "rischi" per la salute cui sarebbero stati sottoposti. Nella stessa posizione ci sono anche i 37 donatori individuati dagli inquirenti. L'associazione ha creato un "clima di tensione sociale" e di "falso allarme", con manifestazioni "pesantemente critiche nei confronti delle istituzioni" come "il Presidente della Repubblica", si legge nel corposo capo d'imputazione.

Inoltre le autocertificazioni messe a punto nel 2011 dai responsabili degli Spedali Civili di Brescia, dove veniva praticato il metodo Stamina, sono risultate "fallaci" e "mendaci", si legge nell'avviso di chiusura indagini. Per promuovere la validità della metodica Stamina furono citati, nelle interviste e nei comunicati stampa, dei pareri di quindici medici che però sono risultati "privi di una effettiva conoscenza della terapia". I medici, contattati dagli inquirenti, hanno dato risposte diverse: c'è chi ha detto di essere al corrente solo attraverso il web, la tv o i giornali, chi ha sottolineato di "non avere mai condiviso il metodo" o di "non avere mai potuto vedere dati scientifici", chi ha spiegato di aver notato un miglioramento di un paziente sottoposto alla cura Stamina ma di averlo attribuito a un trattamento antiepilettico (a base di un altro farmaco) cominciato in precedenza. Si è "vergognato" della propria "leggerezza" un medico che, in un primo tempo, aveva elogiato il metodo Stamina in un parere che venne allegato in uno dei numerosi ricorsi presentati ai tribunali del lavoro da persone che volevano sottoporre un loro parente alla cura Stamina. 

''Sono sereno. Abbiamo una marea di documenti per smentire le accuse'', ha detto Davide Vannoni, sottolineando che la chiusura delle indagini ''non è ancora un rinvio a giudizio''. 'Il 5 maggio siamo pronti a riprendere le infusioni ai pazienti in cura agli Spedali Civili di Brescia''. "Non sono molto stupita, vedremo l'esito del processo. E' una vicenda che ha tenuto l'Italia con il fiato sospeso e me con molte preoccupazioni e ansie. L'importante è che ne esca chiarezza, perché qui le vittime sono le migliaia di persone che hanno creduto di poter avere una cura", commenta il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Lorenzin ''è la prima a non fare chiarezza'', replica Vannoni. Infatti, ha sottolineato, ''i lavori della seconda commissione nominata dal ministero proprio per pronunciarsi sul protocollo, non sono ancora iniziati''. Il ministro, ha concluso, ''era la prima che doveva fare chiarezza''.

 

Ci sono neurologi, biologi, medici degli Spedali civili di Brescia e un dirigente dell'Aifa tra le venti persone che stanno ricevendo l'avviso di chiusura indagine nell'ambito dell'inchiesta Stamina della procura di Torino. Oltre a Davide Vannoni, presidente della Stamina Foundation e padre del metodo, nel corposo capo d'imputazione del pm Raffaele Guariniello figurano indagati anche il suo vice Marino Andolina, chirurgo ora in pensione ed ex coordinatore del Dipartimento trapianti all'Irccs di Trieste. Indagati, a vario titolo, anche Gianfranco Merizzi, amministratore delegato di Medestea; Klimenko Vyacheslav e Olena Shchegelska, biologi ucraini; Leonardo Scarzella, neurologo operante presso l'ospedale Valdese di Torino; Luigi Bistagnino, architetto del Politecnico di Torino; Marcello La Rosa, dirigente dell'Ires Piemonte; Roberto Ferro, presidente del Poliambulatorio Lisa di Carmagnola (Torino); Luciano Fungi, medico del Poliambulatorio Lisa di Carmagnola (Torino); Andrea Losana, ortopedico che operava in regime di service all'ospedale Valdese di Torino; Mauro Delendi, direttore generale dal 2007 al 2010 del Irccs di Trieste; Ermanna Derelli, direttore sanitario degli Spedali Civili di Brescia; Fulvio Porta, direttore di struttura agli Spedali Civili di Brescia; Carmen Terraroli, membro della segreteria scientifica del Comitato etico degli Spedali civili di Brescia; Arnalda Lanfranchi, dirigente di sezione agli Spedali Civili di Brescia; Gabriele Tomasoni, direttore di struttura agli Spedali civili di Brescia; Carlo Tomino, responsabile dell'Ufficio ricerche e sperimentazione dell'Aifa, l'Agenzia italiana per il farmaco; Erica Molino e Mauriello Romanazzi, accusati di esercizio abusivo della professione di biologo.

 

 Il tassello di svolta nella complessa vicenda Stamina, dopo la chiusura delle indagini del pm Guariniello annunciata oggi, potrebbe arrivare ora dall'atteso parere da parte della nuova commissione scientifica nominata dal ministero della Salute per pronunciarsi sul protocollo ideato dal presidente di Stamina Foundation Davide Vannoni. Le posizioni restano però contrastanti, con il Pd che chiede la sospensione dei trattamenti in virtù del principio di precauzione. Il parere scientifico che la commissione è chiamata ad esprimere dovrebbe dunque fare chiarezza sul contestato metodo ma, per il momento, non appare imminente: la commissione non si è infatti ancora riunita ed il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sottolinea che il comitato ''ha i suoi tempi'', che ''non sono i tempi che dettiamo noi o i mass media''. Tempi dettati anche dalla necessità di un'attenta valutazione dei 'risvolti' di tipo legale, dopo l'intervento del Tar, come rileva il presidente della commissione, Michele Baccarani.

 


''Siamo fermi in attesa di istruzioni e documentazione da parte del ministero della Salute. E' necessaria estrema attenzione, poichè - ha spiegato Baccarani - il problema è scientifico ma bisogna valutare anche questioni legate al piano giuridico''. Dunque, ha sottolineato, ''attendo istruzioni e documentazione dal ministero per contattare ufficialmente gli altri membri della commissione, con i quali ci siamo sentiti ma solo relativamente alle agende dei lavori. Aspetto pertanto una comunicazione ufficiale del ministero per riunire il comitato''. Da appurare ad esempio, ha sottolineato l'esperto, ''è anche se la commissione potrà o meno lavorare per via telematica''. Dal canto suo, Lorenzin ha precisato come si continui ad avere ''due percorsi attivati: uno è quello che dipende da noi cioè quello della commissione che valuta il metodo, e che ricordo è la seconda commissione perché il metodo è già stato dichiarato totalmente inefficace e infondato dalla prima commissione. Dall'altro lato c'è il lavoro della procura di Torino che oggi ha rinviato a giudizio moltissime persone. Io mi auguro - ha commentato - che da questa vicenda escano fuori due verità, quella scientifica, che sarà cura della commissione verificare e attuare, e quella processuale, entrambe a favore delle famiglie che in questi anni hanno sofferto, atteso, avuto illusioni e speranze''.



Chiede invece uno stop immediato il Pd: "Tenuto conto delle novità sull'inchiesta del procuratore Raffaele Guariniello e della relazione degli Spedali di Brescia durante l'indagine conoscitiva al Senato sulle gravi condotte nella sperimentazione, sarebbe opportuno e saggio abrogare le norme del decreto Balduzzi sulla prosecuzione delle cure con il metodo Stamina'', ha sottolineato Donata Lenzi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera. Sarebbe questo anche ''un modo per rispettare e tenere in giusta considerazione - ha avvertito - il principio di precauzione"

 

fonte: ansa

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