Lorenzin: chi può paghi le medicine. Regioni: i tagli non sono equi

Redazione DottNet | 26/04/2014 19:52

'Chi può pagare le medicine deve farlo, mentre dobbiamo essere in grado di garantire a tutti farmaci che possono costare oltre 50 mila euro''. Così il ministro della Salute Beatrice Lorenzin anticipa i prossimi passi per la riorganizzazione del sistema sanitario, dalla revisione dei ticket alle terapie innovative.

 

Nella modifiche dei livelli essenziali di assistenza (Lea) un obiettivo ''è inserire molte patologie rare e tagliare le tante procedure obsolete''. Quanto alle differenze dei ticket fra le regioni ''finché non cambiamo il titolo V della Costituzione - dice Lorenzin - non si può fare nulla''. ''Con il Patto per la salute - assicura - ho chiesto di rivedere soprattutto le fasce di esenzione: c'è la questione dei disoccupati e anche quella del quoziente familiare per sostenere le coppie che hanno bambini''. Quello delle cure nuove e costose è ''un problema vero''. ''Voglio poter dare a 500mila persone che rischiano di morire di cirrosi epatica il farmaco dell'epatite C. Non voglio scegliere chi curare e chi no, come avviene in alcuni Paesi del nord Europa. Lo stesso vale per trapianti e farmaci oncologici innovativi, che già ci sono e per i quali stiamo trattando l'entrata sul nostro mercato. Dobbiamo fare prima del 2015: un anno in più salva la vita delle persone. Ecco perché chi può pagare le medicine deve farlo, mentre dobbiamo essere in grado di garantire a tutti farmaci che possono costare oltre 50 mila euro''. ''Il 30 aprile - annuncia - avrò l'incontro con i rappresentanti delle Regioni per intervenire sulla spesa strutturale, anche con l'ausilio della telemedicina''. Sulla riforma dell'intramoenia con l'ultimo rinvio che scade il 28 febbraio 2015, il ministro spiega che farà applicare la legge. In merito ai rapporti di governo, Lorenzin spiega che Nuovo Centrodestra non è ''la stampella della sinistra'': ''stiamo al governo con un patto''. ''La maggioranza c'è a prescindere, e c'era anche con il governo Letta. Se Forza Italia fa giochetti, alchimie parlamentari, affossa le riforme che dice di perseguire''.  

 

"La ripartizione dei tagli a Regioni, Comuni e Enti locali non è equilibrata, soprattutto se confrontata con la sfera della finanza pubblica allargata": lo ha riferito il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani al termine della Conferenza delle Regioni straordinaria, tenutasi per affrontare il taglio alla spesa per beni e servizi oggetto di un decreto presentato il 18 aprile scorso dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il leader delle Regioni ha poi annunciato che la Conferenza chiederà a breve un incontro al premier per affrontare i temi oggetto del provvedimento, che comunque a suo dire "potrà avere effetti positivi per la Sanità, liberando risorse - ha sottolineato Errani - che potranno essere reinvestite all'interno dello stesso comparto". Ha poi aggiunto di non apprezzare "la divisione che spesso si fa tra Regioni virtuose e non, soprattutto perché si è già ottenuto un percorso per l'applicazione dei costi standard, che verrà realizzata con le Regioni benchmark che consentirà, anche nella sanità, un adeguamento dei costi".

 

Nella sanità non è vero che le regioni del Nord sono più virtuose di quelle del Sud, ''è il contrario''. Lo afferma il governatore della Campania Stefano Caldoro, intervistato dalla Stampa. ''Prima di tutto - spiega -, fino a cinque anni fa è vero che i debiti li pagava lo Stato con il fondo di riequilibrio statale: ma dal 2009 non è più così, chi ha un debito se lo paga. Noi, in Campania, abbiamo azzerato il deficit con le nostre forze''. Inoltre ''il Nord si prende le risorse dei malati del Sud''. ''In Campania la spesa sanitaria pro capite è di circa 70 euro in meno della media nazionale - aggiunge -; più in generale al Sud è di circa 35 euro in meno''. Il calcolo della ripartizione tra le varie regioni dei 100 miliardi circa di Fondo sanitario nazionale ''non viene fatto sui singoli cittadini, ma attraverso un criterio anacronistico già superato in Europa che è quello della popolazione pesata per età. Si privilegiano cioè i cittadini più anziani''. ''Se la salute è un diritto costituzionale a livello nazionale, invece, tutti dovremmo partire dal principio che un campano è uguale a un veneto o un lombardo: parti da lì e poi puoi equilibrare con fattori come l'età, l'epidemiologia, l'aspettativa di vita''. Per Caldoro ''dal punto di vista strettamente economico è più virtuoso chi garantisce i livelli essenziali di assistenza con meno soldi a disposizione''. Quanto al numero dei dipendenti, ''secondo i dati del Ministero, ne abbiamo circa il 10% in meno del Nord. Anche su questo siamo più virtuosi''.

 

fonte: ansa, ilmattino

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