Il rosso nella spesa per i farmaci sarà una stangata per le aziende

Farmaci | Redazione DottNet | 04/05/2014 12:59

Il rosso fatto segnare dalla spesa pubblica per farmaci nel corso del 2013 si trasformerà in una stangata da 445 milioni per le industrie farmaceutiche. Il disavanzo complessivo è stato di 827 milioni provocato in larga parte dalle perdite per 765 milioni della farmaceutica ospedaliera, che per metà sono ripianate proprio dalle industrie e per metà dalle regioni

 

Il deficit dei conti per pillole e sciroppi a carico dello Stato venduti attraverso il canale delle farmacie o distribuiti direttamente dalle aziende sanitarie, è stato di circa 63 milioni tutti a carico dell'intera filiera farmaceutica, dalle imprese alla distribuzione. Il nord è andato meglio, sul filo del rasoio il Sud a cominciare dal gruppo di quattro regioni commissariate (Lazio, Calabria, Campania e Abruzzo). La fotografia del farmaco d'Italia emerge dal consuntivo appena messo a punto dall'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) della spesa farmaceutica nel 2013, presentato al Cda dell'Authority. Tornano ancora una volta a galla le difficoltà di tenuta dei budget – i tetti - di spesa in mezza Italia e in particolare i conti dell'ospedale, vista la tenuta dei bilanci in farmacia. E il futuro si preannuncia a tinte fosche con l'esaurirsi dell'ingresso di nuovi generici, che fin qui hanno fatto da ammortizzatore all'aumento della spesa. Mentre l'ingresso di nuovi prodotti a costi a volte pressoché impossibili (dall'epatite C alla fibrosi cistica, ma non solo) è destinato a creare nel giro di pochi anni un serio problema di sostenibilità della copertura farmaceutica, almeno nelle forme attuali. Per Luca Pani, dg dell'Aifa: “Con le innovazioni in arrivo, nel tempo il valore globale dei due tetti di spesa, per la territoriale e per l'ospedaliera, dovranno salire in totale almeno intorno al 16%, naturalmente tenendo fermi tutti i controlli necessari, economici e prescrittivi”. Con un occhio sempre più attento, aggiunge Pani, proprio nei confronti delle regioni con i conti (e i comportamenti) in rosso.

 

Intanto, i dati 2013 elaborati dall'Aifa raccontano più verità. A partire dal calo dell'1,4% fatto registrare dalla spesa in farmacia, che ha segnato in totale 8,86 miliardi, e invece dall'aumento del 6,3% messo a segno dalla distribuzione diretta da parte delle asl con 3 miliardi di uscite complessive. Il tutto, per una spesa «territoriale» che ha toccato quota 12 miliardi, con 63 milioni di rosso. Valori da leggere in controluce, tra mille alti e bassi e altrettante contraddizioni. Come i ben 15 milioni in più di ricette prescritte (+2,6%) in soli dodici mesi, con aumenti boom tra Marche (+3,9), Campania (+3,8) e Puglia (+3,7). O i ticket a carico degli italiani, che hanno fatto segnare una nuova escalation fino a quota 1,43 miliardi (+2,1%). Il tetto per la farmaceutica «territoriale», così, ha visto l'intero Sud superare l'asticella dell'11,35% fissato a livello nazionale, con Sardegna, Sicilia, Puglia, Calabria, Lazio e Campania in testa per le perdite.

 

Ed ecco poi il profondo rosso della farmaceutica ospedaliera, addirittura meno negativo del temuto. Con 765 milioni di deficit (su 4,48 miliardi di spesa fatta segnare nel 2013), il budget a fine anno è stato superato dello 0,72% a livello nazionale e praticamente tutte le regioni (con l'eccezione della Sicilia e delle piccole Valle d'Aosta e Trento) non sono riuscite a stare dentro il «tetto» di spesa. Come del resto appena sei regioni nel 2013 sono riuscite a tenere sotto controllo i conti per l'intera spesa farmaceutica (sul territorio e in ospedale): delle grandi regioni, soltanto Emilia, Lombardia e Veneto. Tutte le altre hanno «perso». Con sette maglie nere – Sardegna (111,7 milioni), Puglia (217 milioni), Lazio (193 milioni), Calabria (56), Sicilia (138,6 ) e Campania (148,3) – che da sole hanno accumulato l'intero valore delle perdite a livello nazionale.

 

fonte: aifa


 

 

fonte: ema

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