Sì alle visite mediche via pc. Milillo: siamo pronti alla telemedicina

Redazione DottNet | 29/04/2014 18:34

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La rivoluzione digitale entra negli studi dei medici italiani e cambia il rapporto camice bianco-paziente. A breve anche in Italia si potrà essere visitati dal proprio dottore con un solo click – grazie a smartphone, tablet, Skype, e altre applicazioni web – senza doversi spostare da casa quando mancano le forze o si è troppo vecchi.

 

Prestazioni sanitarie ‘teleguidate’ a distanza, monitoraggio dei malati cronici e, addirittura interventi d’emergenza in quelle zone più isolate e impervie del Paese: sono solo alcune delle promesse della telemedicina, regolata dalle linee d’indirizzo nazionali approvate dalla Conferenza Stato-Regioni. Il documento affronta a 360 gradi tutti gli aspetti della telemedicina: dall’organizzazione del servizio alla sua integrazione nel Servizio sanitario nazionale, fino agli aspetti etici e regolatori, incluso il tema della privacy. In linea generale, l’intesa siglata tra il Governo e le Regioni definisce, ad esempio, i criteri di autorizzazione e accreditamento da parte delle strutture sanitarie per l’erogazione di prestazioni in telemedicina. E ancora: l’organizzazione del servizio, le modalità e i criteri di efficienza. L’accordo prevede l’istituzione di una commissione tecnica formata da sei componenti, di cui tre designati dal ministero della Salute e tre dalle Regioni, con il compito di monitorare eventuali criticità. Ai componenti della commissione non sono dovuti né compensi, né rimborsi spese. Ma è tutta l’operazione a essere a ‘costo zero’. “All’attivazione delle presenti linee guida – recita l’articolo 4 dell’accordo – si provvederà nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie previste dalla legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

 

Le linee guida fanno chiarezza nella definizione di telemedicina e sgombrano il campo da equivoci: “La telemedicina – si legge – non sostituisce la prestazione sanitaria tradizionale nel rapporto personale medico-paziente, ma la integra per potenzialmente migliorare efficacia, efficienza e appropriatezza”. E ancora: “Non rientrano nella telemedicna portali di informazioni sanitarie, social network, newsgroup, posta elettronica o altro”. Le linee di indirizzo mettono in evidenza le opportunità offerte dalla telemedicina (maggiore equità di accesso alle prestazioni; riduzione dei ricoveri; miglioramento dell’assistenza sanitaria in carcere) e le diverse modalità delle visite 2.0. C’è ad esempio la televisita, che vede coinvolti, a distanza, il medico e il paziente, senza escludere la presenza di una terza persona. Un operatore sanitario che si trovi vicino al paziente può infatti assistere il medico. La televisita non va confusa con la teleassistenza, che è invece un sistema socio-assistenziale per la presa in carico della persona anziana o fragile a domicilio. 


 

C’è poi il teleconsulto. Questo servizio non prevede la presenza del paziente: si tratta infatti di un’attività di consulenza, a distanza, tra medici. A beneficiare dell’assistenza 2.0 sono soprattutto i malati cronici, ad esempio, diabetici o cardiopatici che, pur conducendo una vita normale, devono sottoporsi a costante monitoraggio di alcuni parametri vitali, come il tasso di glicemia per il paziente con diabete. Per far funzionare il servizio sono indispensabili strumenti come apparati biomedicali, sistemi hardware e software; dispositivi mobili (smartphone, tablet); applicazioni web. Le informazioni sanitarie trasmesse possono essere di vario tipo: video (endoscopia, ecografia); audio (suoni stetoscopio); cartaceo (storia clinica del paziente, dati anagrafici). Un capitolo del documento è riservato alla formazione non solo dei medici e degli operatori sanitari, ma anche dei pazienti. I ‘teleassistiti’ richiedono infatti una formazione, anche in considerazione del fatto che in massima parte si tratta di pazienti anziani, con scarsa dimestichezza delle tecnologie.
 

La formazione – si spiega nelle linee guida – non deve però essere limitata agli aspetti tecnologici”. E’ necessario intervenire anche sugli aspetti sociali e sul mutamento del rapporto medico-paziente “e sulla rassicurazione che, pur a distanza, viene comunque garantita assistenza e cura”. Le linee di indirizzo prendono inoltre in esame aspetti più delicati. La telemedicina presenta infatti rilevanti ricadute nella sfera etica. Si rende “necessario – si legge – assicurare che il legame fiduciario medico-paziente si possa sviluppare anche in tale nuovo contesto”. Per quanto riguarda la privacy, il documento prevede che “le operazioni sui dati personali e sanitari del cittadino necessarie per l’erogazione di servizi di telemedicina rientrano tra i trattamenti di dati sensibili effettuati mediante strumenti elettronici”. Diventa quindi fondamentale “mettere a punto delle modalità sempre più chiare e semplici di rispetto e garanzia dei diritti sui dati personali”. 
 

Medici di famiglia sempre più tecnologici. L’88% utilizza internet per lavoro tutti i giorni: il 67% più volte e il 21% almeno una volta al dì. E’ un primo risultato parziale di un’indagine condotta dal Centro studi della Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale). Dall’indagine, che pone l’accento sul rapporto tra i medici di famiglia e le nuove tecnologie, emerge un profilo sempre più hi-tech del camice bianco. Ad accedere a internet per ricerca di informazioni sanitarie, scambio di e-mail con i pazienti, forum, mailing list, blog, chat, etc. è infatti la stragrande maggioranza dei medici di famiglia: solo l’11% dice di usare il web saltuariamente e appena l’1% mai. “La telemedicina e’ una sfida da cogliere, che porterà grandi vantaggi al Servizio sanitario nazionale. Portera’ a una riduzione del numero dei ricoveri, e quindi dei costi per il Ssn, e a prestazioni sempre piu’ efficaci. Noi medici di famiglia siamo pronti”, commenta il segretario nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale), Giacomo Milillo. “La telemedicina – spiega Milillo – non e’ un meccanismo complesso, almeno nell’utilizzo degli strumenti. La complessita’, semmai – aggiunge – e’ nell’organizzazione generale del sistema”. Neanche i costi sembrerebbero un ostacolo. “I costi dei device sono abbastanza bassi”, sottolinea il numero uno della Fimmg. Soprattutto alla luce dei vantaggi enormi che le visite 2.0 possono portare all’intero sistema. Milillo auspica infine “la possibilita’ per i medici di famiglia di poter disporre di personale di supporto ai servizi di telemedicina”.

 

 Crescita a nove zeri per il mercato mondiale della telemedicina. Il valore globale del comparto èinfatti in aumento esponenziale: da 9,8 mld di dollari del 2010, sistima che salirà a 27,3 mld di dollari nel 2016. E’ quanto emerge da uno studio della BCC Research, citato all’interno delle linee di indirizzo nazionali, in materia di telemedicina, approvate dalla Conferenza Stato-Regioni. “Quello della telemedicina e sanità elettronica, e più ingenerale il mercato delle tecnologie applicate alla medicina (dispositivi medici) – si legge nel documento – è uno dei settori industriali a maggior tasso di innovazione. Si stima che il comparto dell’e-health abbia un valore potenziale di 60 mld di euro, di cuil’Europa rappresenta circa un terzo. L’e-health è considerata la più vasta industria sanitaria, dopo quella farmaceutica e quella dei dispositivi medici”.

 

fonte: adn, ministero salute