Le Asl cercano sponsor e la pubblicità entra in ospedale

Redazione DottNet | 30/04/2014 19:57

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La pubblicità si fa largo in ospedale contro i tagli e la crisi economica che svuotano le casse. E così le Asl rispondono come possono: via libera quindi – all’interno di ospedali e ambulatori – a cartelloni, bacheche, totem e tv al plasma che trasmettono spot a ciclo continuo.

 “Negli ultimi due anni il numero delle aziende ospedaliere e degli ambulatori che hanno aperto le loro porte a sponsor e inserzionisti per l’esposizione di messaggi pubblicitari in aree di grande afflusso è cresciuto in modo considerevole, circa del 30%”. A scattare la fotografia è Paola Meneghini della Meneghini e associati, un’azienda che ha in concessione gli spazi pubblicitari di 150 strutture tra Veneto, EmiliaRomagna, Lombardia. “Le aziende oggi – spiega Meneghini – sono più disponibili ad avere a che fare con noi. E’ un modo per raccogliere denaro senzadisturbare i pazienti”. Il fenomeno infatti cresce. Secondo le stime in mano alla Meneghini, mediamente le aziende percepiscono dai 30 ai50 mila euro l’anno, con punte maggiori in realtà molto grandi. Glispazi più utilizzati sono le bacheche 70×100 e 100×140, totemautoportanti oppure strutture da esterno qualora l’azienda prevedapubblicità nei giardini e nei parcheggi. Molto utilizzati anche imonitor digitali e di conseguenza gli spot video. Il costo è molto variabile in base alle annualità e al tipo di supporto scelto. Tanti e variegati i prodotti reclamizzati: si va dall’arredamento alla telefonia, dall’abbigliamento ai bed&breakfast, dalle fiorerie alle imprese che vendono impianti idraulici e fotovoltaici, fino ai ristoranti e ai centri termali.

 

Del resto la popolazione che transita negli ospedali, distretti sanitari, presidi ambulatoriali è rappresentata per la maggior parte (97%) da categorie di cittadini non-degenti, quali familiari e visitatori, pazienti ambulatoriali, operatori sanitari, volontari, fornitori e studenti. Un pubblico numericamente importante, ma anche particolarmente ricettivo. Vengono però fissati dei paletti. “Nelle aziende del nostro network ‘Progetto Partner in Sanità’ – spiega Meneghini – prodotti come farmaci e dispositivi medici non si possono reclamizzare. Abbiamo una serie di categorie autorizzate dall’azienda sanitaria entro le quali si ricercano gli inserzionisti”. Gli spazi destinati alla comunicazione pubblicitaria sono definiti in maniera rigorosa fuori dai reparti di degenza (sale d’attesa, atri, Cup, corridoi di transito, mense, aree esterne all’ospedale). E le comunicazioni istituzionali e commerciali di aziende e marchi, selezionati secondo precise categorie merceologiche, vengono sottoposte al vaglio preventivo di una commissione interna che ne valuta la correttezza.

 

Secondo Meneghini, questo tipo di iniziative ha anche una sua valenza sociale: “L’affidamento in concessione della vendita di spazi pubblicitari genera un flusso di entrate per le aziende sanitarie. Queste risorse possono essere destinate alla realizzazione di iniziative per il miglioramento dell’ambiente ospedaliero oppure ad azioni di comunicazione che consentano di migliorare il dialogo con i cittadini-utenti, attraverso campagne di prevenzione, educazione alla salute, informazioni utili per l’accesso ai servizi e così via. Inoltre, la possibilità di utilizzare gli spazi statici o dinamici per comunicazioni istituzionali permette di migliorare la comunicazione interna, rivolta agli operatori sanitari”.

 

fonte: adn, meneghini