I compensi per l'assistenza integrativa fanno fatturato

Farmacia | Redazione DottNet | 02/05/2014 15:30

I compensi incassati per l’assistenza integrativa concorrono a formare il fatturato Ssn sul quale si misura il diritto della farmacia a godere delle agevolazioni previste dalla legge 662/96. A stabilirlo la sentenza datata 8 aprile con cui il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di una farmacia (e di Federfarma, intervenuta “ad adiuvandum”) contro una decisione del Tar Lazio risalente allo scorso anno.

 I giudici regionali avevano affermato che la 662/1996 «fa riferimento al “fatturato annuo in regime di Servizio sanitario nazionale”, senza operare alcuna distinzione tra farmaci e prodotti di assistenza integrativa, erogati pur sempre con onere a carico del Ssn complessivamente considerato». Il Consiglio di Stato ha confermato tale lettura, considerato anche che «l’espressione “fatturato annuo in regime di servizio sanitario nazionale” si riferisce, secondo il suo significato letterale, a tutte le prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale, comprese quelle di assistenza integrativa». Nella loro sentenza, inoltre, i giudici amministrativi d’appello scrivono di condividere l‘interpretazione che sulla questione aveva fornito a suo tempo il ministero della Salute: «E’ ragionevole supporre che qualora il legislatore avesse voluto favorire i farmacisti che beneficiano dell’indennità di residenza prendendo in considerazione il solo fatturato farmaceutico, avrebbe utilizzato una specifica e appropriata formulazione, così come ha avuto cura di precisare che l’importo deve calcolarsi “al netto dell’Iva”».
L’intervento del Consiglio di Stato sembra chiudere definitivamente la lunga querelle sul fatturato Ssn per le piccole farmacie. Ma la circolare con cui ieri Federfarma ha commentato la sentenza lascia capire che sulla questione l’ultima pietra deve ancora essere posta. Per cominciare, non vanno dimenticate le decisioni con cui negli ultimi anni altri tribunali – anche amministrativi – si sono espressi in senso opposto: per esempio Tar Veneto, con sentenza 284/2004, oppure il Tar Campania, con sentenze 1487/2012 e 1828/2013. Ma più importante ancora, non va dimenticato che la questione sulla quale si è espresso il Consiglio di Stato riguarda soltanto l’inclusione dell’integrativa nel fatturato Ssn. I giudici, in altri termini, non si sono espressi sulla sorte di altre voci del fatturato lordo delle farmacie come dpc, ticket, sconti e trattenute varie. Per le quali continuano a valere i pronunciamenti favorevoli espressi in più occasioni dal Giudice civile. Si pensi, ricorda la circolare, alla sentenza del Tribunale di Genova del dicembre scorso, nella quale si afferma che dal fatturato Ssn vanno esclusi tutti gli sconti di legge. O ancora, alla sentenza del Tribunale civile di Santa Maria di Capua Vetere datata 11 novembre 2008, secondo la quale il fatturato SSN deve essere calcolato al netto di sconti, ticket e Iva. Oppure, all’intervento della Corte d’Appello di Trento, che nel 2012 ha confermato la sentenza del Tribunale di Trento e ribadito che il fatturato Ssn va computato al netto dei prodotti compresi nell’assistenza integrativa e al netto dei prodotti forniti in dpc.

 

fonte: federfarma

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