La crisi non fa curare, cresce il divario sociale

Redazione DottNet | 03/05/2014 17:59

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La crisi colpisce gli italiani, costretti a tagliare sulle spese. La sanità accusa così un meno 1,5 per cento in un settore, quello delle cure, ritenuto un cardine essenziale del nostro welfare.

 

Giù i consumi, tagli alle cure e ai farmaci. Gli italiani, oppressi da una crisi che dura ormai dal 2008, sono costretti a raschiare il fondo per arrivare a fine mese. E così ci si cura di meno, ma non solo: gli acquisti delle famiglie hanno subito un taglio che va dal 16% per i vestiti e calzature, al 12 per cento per mobili, elettrodomestici e manutenzioni, fino all'8% per i prodotti alimentari, rispetto dall'inizio della crisi nel 2008. Secondo Coldiretti, che ha effettuato un'analisi relativa sui cambiamenti dei comportamenti delle famiglie a causa della crisi, la diminuzione degli acquisti è stata del 7 per cento e a subire tagli, seppur minori, sono stati anche l'abitazione, acqua, elettricità (-1,4%), sanità (-1,5%), istruzione e cultura (-1,2 per cento) che hanno sofferto nonostante la maggiore rigidità della domanda. Nei primi anni della crisi gli italiani hanno rinunciato soprattutto ad acquistare beni non essenziali, dall'abbigliamento alle calzature, ma una volta toccato il fondo - evidenzia la Coldiretti - hanno iniziato a tagliare anche sul cibo con un crollo-record del 3,1 per cento della spesa alimentare nel 2013 rispetto all'anno precedente.

 

 

Il bonus di 80 euro: Come impiegheranno il bonus di 80 euro al mese i 10 milioni di italiani che ne beneficeranno? Dipende, dice il Censis, se il bonus Irpef sarà permanente oppure una tantum. Nel primo caso, stima un incremento della spesa per consumi in 8 mesi superiore a 3,1 miliardi di euro, il 15% in più rispetto al caso in cui il bonus non venga rinnovato. In questo caso, secondo il Censis, sarebbero circa un milione in più le persone che destinerebbero tutti o in parte gli 80 euro ai consumi. I comportamenti tuttavia - sottolinea ancora l'istituto di ricerca socio-economica - saranno molto diversi se l'introduzione del bonus sarà strutturale o se invece non avrà continuità nel tempo. Nel caso in cui gli 80 euro costituiranno un incremento una tantum del reddito, il Censis stima che 2,7 miliardi di euro (dei 6,7 miliardi totali previsti dal decreto del governo) andranno ad alimentare la domanda interna. In particolare 2,2 milioni di beneficiari del provvedimento impiegheranno tutti gli 80 euro mensili in consumi, per una spesa pari a 1,5 miliardi di euro negli otto mesi. Altri 2,7 milioni di beneficiari li spenderanno solo in parte per consumi, per un valore di 1,2 miliardi di euro (e destineranno 700 milioni di euro ad altro). Invece, 5 milioni di beneficiari useranno il bonus esclusivamente per impieghi diversi dai consumi (risparmieranno, pagheranno debiti, ecc.), per un ammontare di 3,3 miliardi di euro.

 

 

L'austerity provocata dalla crisi non ha imposto tagli uguali per tutti. Secondo il Censis, tra il 2006 e il 2012, i consumi familiari annui degli operai si sono ridotti, in termini reali del 10,5%, mentre quelli dei dirigenti hanno registrato solo un -2,4%. Ed è andata meglio agli impiegati (giù la spesa del 4,5%) rispetto agli imprenditori che hanno sforbiciato i consumi del 5,9%. Distanze già ampie che si allargano, dunque, compattezza sociale che si sfarina, e alla corsa verso il ceto medio tipica degli anni '80 e '90 - afferma l'istituto di ricerca - si è sostituita oggi una fuga in direzioni opposte, con tanti che vanno giù e solo pochi che riescono a salire. ''In questa situazione - sottolinea il Censis - è alto il rischio di un ritorno al conflitto sociale, piuttosto che alla cultura dello sviluppo come presupposto per un maggiore benessere''.

 

fonte: coldiretti, censis