Lavarsi le mani riduce del 50% le infezioni ospedaliere

Redazione DottNet | 05/05/2014 18:20

Con una corretta igiene delle mani si possono ridurre le infezioni ospedaliere fino al 50%. E' questo il dato che emerge dal convegno "Verso un ospedale senza infezioni - Un obiettivo strategico per il Policlinico", organizzato al Policlinico Gemelli di Roma in occasione della giornata mondiale per l'igiene delle mani.



Il convegno fa parte del progetto di comunicazione e di educazione all'igiene delle mani promosso dal Gemelli che ha per titolo "Ti sei lavato le mani?". Con questa campagna di sensibilizzazione, il Policlinico romano ricorda al proprio personale sanitario quanto sia importante il lavaggio delle mani prima e dopo ogni manovra che prevede il contatto con il paziente e rivolge un invito a tutti i frequentatori della struttura, degenti, familiari, visitatori o studenti, perché non trascurino la propria igiene delle mani, spiegando coma va fatta correttamente. Lungo i principali percorsi assistenziali del Policlinico vi sarà una cartellonistica ad hoc, e poi dispenser di soluzioni alcoliche per pulire le mani e opuscoli informativi. "L'igiene delle mani, se eseguita regolarmente e correttamente si stima riduca le infezioni ospedaliere mediamente dal 10% al 50% - ha detto il professor Gabriele Sganga, Direttore del Master "Sepsi in chirurgia" e docente presso Dipartimento di Scienze Chirurgiche nel corso del convegno, ricordando che "secondo dati del Ministero della Salute si calcola che in Italia circa 500.000-700.000 pazienti, su 9,5 milioni di ricoverati l'anno, contraggano un'infezione ospedaliera, con percentuali che oscillano fra il 5 e il 17% di tutti i ricoveri. La mortalità raggiunge il 3%. In Italia per la sola igiene delle mani in ospedale si consuma meno del 10% della quantità totale di gel alcolico, stimata sulla base del totale dei ricoveri ogni anno, che si dovrebbe utilizzare".

 

Lavarsi le mani è dunque un gesto semplice che può evitare milioni di infezioni e salvare vite. Soprattutto se a farlo con frequenza e nella maniera giusta è il personale sanitario, visto che l'ospedale è uno dei luoghi in cui si è più a rischio e spesso i germi contratti sono resistenti agli antibiotici comuni. A lanciare l'allarme è l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) che ha stimato che ogni 100 ricoveri si verificano 7 infezioni nei Paesi industrializzati, con un numero che sale a 10 ogni 100 in quelli in via di sviluppo. Molte di queste infezioni potrebbero essere evitate secondo l'Oms strofinando le mani con un gel igienizzante a base di alcol o lavandole con semplice acqua e sapone in cinque momenti chiave: prima di toccare il paziente, prima di svolgere procedure che richiederebbero un ambiente asettico come ad esempio l'inserimento di un catetere, dopo il contatto con fluidi del corpo, dopo aver toccato il paziente e dopo aver toccato ciò che lo circonda. L'Oms ha lanciato a questo proposito una campagna di sensibilizzazione, denominata "Save lives, clean your hands" (Salva vite, lavati le mani), alla quale hanno aderito 1.110 strutture ospedaliere in tutto il mondo, e anche in Italia in occasione della giornata mondiale dell'igiene delle mani in molti ospedali si è dato il via a delle iniziative. Nel nostro Paese secondo il ministero della Salute sono 500mila-700mila su 9,5 milioni di ricoverati l'anno i pazienti che contraggono un'infezione ospedaliera, con percentuali che oscillano fra il 5 e il 17% di tutti i ricoveri e un tasso di mortalità che raggiunge il 3%. Per questo strutture come il Policlinico Gemelli e il Policlinico Umberto I hanno dato il via a campagne di sensibilizzazione sull'importanza di un gesto semplice come quello di lavare le mani, rivolte sia agli operatori sanitari che a tutti coloro che frequentano l'ospedale, come degenti, familiari, visitatori o studenti.
 

 

fonte: pol. Gemelli

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