Giannini, cambierà il sistema di accesso all'università

Redazione DottNet | 06/05/2014 15:04

Il sistema d'accesso all'università cambierà, "dall'anno accademico 2015-2016 avremo una modalità diversa sicuramente". Lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, assicurando che comunque i test appena svolti non si toccano. Il ministro ha quindi ribadito che non c'è alcuna intenzione di rimettere in discussione l'accesso programmato a Medicina perché "sarebbe un passo indietro" rispetto al bilanciamento raggiunto tra il fabbisogno di medici nel Paese e il numero di laureati.

 

 "C'è da chiedersi invece, se due ore per decidere la vita di un ragazzo siano lo strumento idoneo. Ho citato più volte il modello francese. Stiamo lavorando su quello magari con alcune modifiche". Ma il sindacato medico Anaao Giovani esprime ''perplessità'' in merito alle dichiarazioni del ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, sulla volontà di abolire l'attuale sistema di accesso a numero programmato al corso di laurea in Medicina e Chirurgia per sostituirlo con una selezione 'sul campo', da svolgere durante il primo anno di studi, basata sul modello attualmente in vigore in Francia. L'Italia, afferma il sindacato, ''ha bisogno di una programmazione 'chirurgica' dei medici da formare per il futuro impiego nel SSN''.

L'Università Italiana, sottolinea Anaao Giovani in una nota, ''non riuscendo con gli attuali finanziamenti a garantire la formazione e i servizi per il primo anno di medicina ad una platea di oltre 60 mila aspiranti medici, correrebbe il rischio di abbassare sensibilmente la qualità formativa dell'iter di studi. Non vorremmo che la ragione per passare dal sistema attuale, certo migliorabile, al modello francese consistesse nella volontà di trovare un pretesto per aumentare il fondo di finanziamento ordinario universitario (Ffo) e dare respiro alle casse ormai vuote degli atenei italiani''. Anaao Giovani ritiene invece che il numero chiuso per l'accesso alla professione possa ''offrire concrete possibilità di lavoro ai giovani medici neolaureati, oggi costretti per anni al precariato senza poter avere accesso alla specializzazione. A condizione, però, di una puntuale programmazione del fabbisogno di medici e di specialisti, affinchè non si verifichi più la vergognosa attuale disoccupazione di migliaia di colleghi, figlia di calcoli senza rigor di logica, attuati con la pretesa di avere circa 10.000 nuovi medici ogni anno e di fornire solo a meno della metà la possibilità di accedere a un corso di formazione post-laurea''.

 

fonte: ansa

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