Codice etico, dopo otto anni si cambia. Intervista con Bianco

Redazione DottNet | 17/05/2014 18:39

Il nuovo Codice deontologico dei medici e degli odontoiatri che sarà messo al voto oggi a Torino arriva a soli otto anni circa dal precedente, che risale al 2006. Frutto di due anni di lavoro e di amplissime consultazioni, riflette l'evoluzione di una società in rapida mutazione, che rimodella la professione medica e l'organizzazione del lavoro sanitario in tempi record.

 

Quattro nuovi articoli affronteranno ambiti nei quali dal 2006, quando è stato approvato il Codice in vigore fino a oggi, molto è cambiato: dalla medicina potenziativa che punta a migliorare le performance naturali degli individui, a quella militare che per la prima volta affronta temi come bioterrorismo e tortura. Dalla telemedicina, con tutti i problemi legati alla privacy dei dati, fino all'organizzazione sanitaria con il grande tema dei costi. Fra le novità figura quella molto discussa per cui non si parlerà più di paziente bensì di 'persona assistita', proprio perché non è detto che si tratti per forza di un malato. Per arrivare a questa scelta, la Consulta deontologica nazionale che ha messo a punto la bozza ha consultato anche una esperta di linguistica. Un altro punto fermo del nuovo Codice riguarda la telemedicina, con l'affermazione che il ricorso alle tecnologie informatiche non può sostituire la visita medica di persona. Il documento, che ha visto al lavoro anche esperti esterni alla professione medica, come giuristi e filosofi, è stato passato al vaglio dai 35 Ordini professionali provinciali, che hanno proposto centinaia di emendamenti. Sono state fatte consultazioni con le organizzazioni sindacali e le associazioni. "Abbiamo voluto disegnare un percorso - sottolinea il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri, Amedeo Bianco - dove sarà legittimo non condividere, ma non sarà altrettanto legittimo dire 'io non c'ero'. Il nuovo codice - rimarca - non è una sorta di galateo dei medici, ma una proposta di soluzione sui grandi temi della salute e della medicina". Su questi temi, anche quando eticamente sensibili, Bianco invita la politica a "riconoscere i confini dei ruoli" e "non essere troppo invasiva", lasciando che "ogni componente della società faccia la propria parte". "La politica - questa l'esortazione che Bianco fa partire da Torino - dovrebbe riconoscere la responsabilità spettante a ciascuno dei soggetti in campo. Non dovrebbe essere troppo invasiva sui temi per esempio della bioetica, quelli concernenti l'inizio e la fine della vita. Dovrebbe limitarsi a definire la cornice di queste scelte delicatissime, lasciando agli individui la libertà di decidere su ciò che li riguarda". "Riconoscere i confini dei rispettivi ruoli - conclude Bianco - non significa segmentare la società bensì responsabilizzarla, ed è la base di ogni moderna convivenza civile".

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