Cipomo, con i biosimilari si risparmia ma occorrono più studi

Redazione DottNet | 19/05/2014 14:24

In oncologia, i farmaci biosimilari - versione alternativa di un farmaco biologico già autorizzato, che mantiene gli stessi effetti farmacologici - ''permetterebbero un risparmio del 20%, ma servono studi e dati più precisi''. Lo afferma il Collegio italiano dei primari oncologo medici ospedalieri (Cipomo).


''I biosimilari, in una prospettiva di razionamento delle risorse - spiega il Cipomo in una nota - rappresentano un'opportunità per arginare il problema della sostenibilità del costo dei farmaci antitumorali con un risparmio stimabile intorno al 20%. L'Agenzia italiana del farmaco ha deciso di non includere i biosimilari nelle liste di trasparenza che permettono di sostituire in maniera automatica farmaci tra loro equivalenti, lasciando la decisione finale al medico prescrittore''.  ''Credo che quanto indicato dall'AIFA sia corretto, ma quanto l'oncologo sarà effettivamente libero di scegliere? Se l'ospedale dove esercitiamo la nostra professione dovesse disporre del solo biosimilare non rimangono molte alternative - ha dichiarato Roberto Labianca Past President CIPOMO (nella foto) a margine della sessione del XVIII Congresso Nazionale CIPOMO dedicata alla complessità decisionale -. I criteri di scelta non sono del tutto chiari. E temo che in un tempo non molto lontano la nostra libertà decisionale potrebbe essere condizionata dalla spinta delle Aziende Sanitarie e delle Regioni che inviteranno a utilizzare farmaci dai costi minori. All'interno di questo intricato panorama, non rimane che affidarsi all'importanza del ruolo dell'informazione portata avanti dalle Società Scientifiche. l'ostacolo da parte del medico all'impiego del biosimilare rimane la non completa convinzione dell'equivalenza tra i due farmaci, per questo servono studi e dati più precisi".
 

 

fonte: cipomo

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